Biodiversità e conservazione

Aree marine protette: designarle non basta per la salvaguardia

Secondo una recente relazione speciale della Corte dei conti europea (ECA) la semplice designazione di un’area non garantisce una tutela effettiva. Molti siti soffrono di carenze di personale, fondi insufficienti, mancanza di misure di conservazione adeguate e assenza di piani di adattamento climatico. È improbabile che gli obiettivi fissati al 2030 vengano raggiunti.

Sebbene la rete di aree marine protette dell’UE si sia ampliata, molti siti non dispongono di misure di protezione e la gestione adattativa è spesso carente, sì che è altamente improbabile che gli obiettivi di conservazione dell’ambiente marino prefissati per il 2030 siano raggiunti.

L’avvertimento arriva dalla Corte dei conti europea (ECA) che ha pubblicato il 26 ottobre 2026 laRelazione speciale“Aree marine protette. Non basta solo designarle per ottenere una vera protezione”, che evidenzia come le attuali misure di tutela dell’UE siano insufficienti a garantire una salvaguardia reale degli ecosistemi marini.

Nell’UE i mari coprono una superficie di circa 5 milioni di km², maggiore di quella delle terre emerse, e circa il 40 % della popolazione vive entro 50 km dalla costa. L’UE conta 4 regioni marine: l’Atlantico nord-orientale,ilMar Mediterraneo, ilMar Balticoe ilMar Nero. Tali acque comprendono3.648 siti Natura 2000per una superficie di circa 526 000 km², nonché6.610 aree marine protette designate a livello nazionale per una superficie di 244 000 km². Oltre la metà di queste ultime si sovrappone ai siti Natura 2000

Mappa delle zone Natura 2000 e delle aree marine protette designate a livello nazionale all’interno delle zone economiche esclusive degli Stati membri dell’UE.

Lo stato dei mari dell’UE sta peggiorando a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento, dello sfruttamento delle risorse biologiche marine e della perdita di habitat. In tutta l’UE, circail 15 % degli habitat dei fondali marini studiati mostrava un buono stato di conservazione,l’81 % presentava uno stato scadente o cattivoe peril 4 % lo stato non era noto.Varie pressioni incidono sul 79 % del fondale marino costiero e sul 43 % della piattaforma continentale relativamente poco profonda in prossimità della costa.

Nonostante gli ambiziosi impegni dell’UE in materia di biodiversità e la graduale espansione della rete di aree protette,per molti siti mancano misure di conservazione adeguate e una pianificazione dell’adattamento ai cambiamenti climatici, nonché si segnalano problemi di personale e finanziamenti. Il coinvolgimento dei portatori di interessi è diventato più inclusivo, ma rimane disomogeneo, limitando così ulteriormente l’efficacia e la sostenibilità a lungo termine degli sforzi di conservazione dell’ambiente marino.

“Nell’UE la designazione delle aree marine protette ha compiuto alcuni passi avanti, ma l’audit della Corte mostra che la vera sfida è far sì che la designazione implichi una protezione effettiva– ha dichiaratoIliana Ivanova, Membro dell’ECA responsabile dell’audit –Perché l’ambizione politica porti a risultati tangibili per gli ecosistemi marini occorreranno un’azione più rapida, misure di protezione applicabili e una rete più coesa in tutti i mari dell’UE. Perché le zone marine protette funzionino efficacemente, è necessario che la Commissione europea e gli Stati membri uniscano le forze e collaborino con i portatori di interessi locali”.

Gli auditor della Corte avvertono che probabilmentel’UE non riuscirà a raggiungere l’obiettivo prefissato per il 2030 di tutelare il 30 % delle acque marine, adottando una protezione rigorosa per il 10 % del totale. Attualmente,circa il 14 % delle acque marine dell’UE è designato come protetto e meno dell’1 % come rigorosamente protetto. La Corte ha inoltre rilevato che la rete esistente non funziona come un sistema ecologico coerente eche i principali habitat offshore e di acque profonde non sono ancora adeguatamente protetti.

Il fatto è chela designazione come zona marina protetta non comporta automaticamente una protezione efficace. L’UE non dispone di un sistema armonizzato di categorie di protezione e di attività corrispondenti compatibili con gli obiettivi di conservazione. Ad esempio, la Corte ha rilevato che, sebbene la pesca e altre attività dannose per i fondali marini rappresentino una grave minaccia per la biodiversità marina,solo a una piccola parte delle zone protette si applicano restrizioni alla pesca. Pur riconoscendo quanto sia complesso adottare misure di conservazione che incidono sulle flotte pescherecce di più Stati membri, la Corte chiede una maggiore cooperazione a livello nazionale e dell’UE affinché ladesignazione di “area marina protetta” comporti misure armonizzate, concrete e applicabili. Tale cooperazione faciliterebbe anche una risposta alle sfide in termini di finanziamenti, dal momento cheuna conservazione efficace richiede risorse prevedibili e cospicue mentre i finanziamenti rimangono frammentati tra i bilanci nazionali e i vari strumenti dell’UE.

Ciclo della gestione adattativa e valutazione dei responsabili delle aree marine protette

Raccomandazioni
– Incoraggiare lo sviluppo di una rete transeuropea coerente di aree marine protette
. La Commissione UE dovrebbe avvalersi dell’ampia panoramica di cui dispone per promuovere le buone pratiche, in modo che la designazione delle aree marine protette dell’UE tenga debitamente conto dei pertinenti criteri ecologici per lo sviluppo di una rete transeuropea coerente.
–Collaborare con gli Stati membri per far sì che la designazione delle aree marine protette si traduca in misure di protezione applicabili. La Commissione UE dovrebbe individuare le carenze, le strozzature e le inefficienze nel processo di adozione delle misure di conservazione all’interno delle aree marine protette che interessano le flotte pescherecce di diversi Stati membri, al fine di razionalizzare il processo e incoraggiare il ricorso a soluzioni innovative per conseguire una conservazione più efficace delle aree marine protette.
–Collaborare con gli Stati membri per sostenere una transizione efficace verso obiettivi ambientali, mezzi di sussistenza sostenibili e settori industriali competitivi promuovendo un forte coinvolgimento dei portatori di interessi.La Commissione dovrebbe aiutare gli Stati membri:
a) a individuare e attuare azioni che attenuino l’impatto socioeconomico delle misure di conservazione, comprese quelle riguardanti restrizioni alla pesca, sui mezzi di sussistenza delle comunità costiere; promuovere approcci che migliorino i benefici associati alle aree marine protette;
b) nei loro sforzi volti a garantire che i portatori di interessi locali siano coinvolti in modo significativo nelle decisioni relative alle aree marine protette.
–Rafforzare la gestione adattativa e il monitoraggio delle aree marine protette. La Commissione UE dovrebbe fornire sostegno alla gestione adattativa delle aree marine protette sulla base di dati coerenti, in particolare proponendo una solida metodologia per valutare l’efficacia della gestione.

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