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Fiumi di plastica: l’80% della plastica finisce nei mari

Fiumi di plastica è il nome del Rapporto che riassume i risultati di 9 studi condotti sui fiumi e laghi d’Europa sottolinea la necessità di bonificare i bacini idrici interni se si vuole evitare che i rifiuti prodotti dal nostro inadeguato modello di vita finiscano in mare.

Nei giorni scorsi i media nazionali hanno dato ampio risalto alla enorme quantità di rifiuti di plastica che intasano i nostri corsi d’acqua, che la perdurante siccità ha contribuito a far emergere.

Se l’inquinamento delle plastiche negli oceani è diventato, insieme ai cambiamenti climatici, una delle emergenza globali, quello delle plastiche che scorrono lungo le reti idrografiche delle varie aeree geografiche è rimasto un po’ nascosto.

La questione è stata messa in evidenza dal Rapporto Plastic Rivers: reducing the plastic pollution on our doostep” (Fiumi di Plastica: ridurre l’inquinamento dovuto dalla plastica sotto casa) di due ONG (EarthWatch Institute e Plastic Oceans UK), che riporta i risultati di 9 studi condotti sui fiumi e laghi d’Europa.

Le analisi, concentratesi sulla presenza di articoli di consumo, escludendo prodotti per la pesca e quelli usati in agricoltura e nell’industria, hanno indicato come siano le bottiglie di plastica utilizzate per bere la principale tipologia di macroplastiche ad intasare i corsi d’acqua, mentre gli shopper, i sacchetti di plastica per la spesa, rappresentino solo l’1%, riflettendo le nuove normative introdotte per la loro riduzione, mettendo al bando, come avvenuto in Italia, quelle non riciclabili.

Gli autori del rapporto hanno sottolineato che finora l’attenzione sull’inquinamento della plastica si è concentrata soprattutto sull’impatto che provoca sulla biodiversità marina, ma in realtà fino all’80% della plastica presente nei mari proviene dai fiumi.
È davvero incoraggiante che l’inquinamento della plastica sia ora presente nelle menti di molte persone, ma con così tante informazioni che giungono può risultare difficile capire i modi migliori per arginare l’ondata di plastica che raggiunge i nostri oceani – ha affermato Debbie Winton, Research Manager di Earthwatch e principale autrice dello studio – Il nostro rapporto fornisce raccomandazioni semplici e basate su dati concreti per mostrare alla gente esattamente quali comportamenti possono assumere e il conseguimento impatto positivo che tali avranno sulle nostre reti idrografiche“.

Dopo le bottiglie di plastica che costituiscono il 14% del totale degli inquinanti presenti nei nostri fiumi,.al 2° posto (12%) ci sono gli involucri per patatine e snack dolci. Seguono, quindi, i mozziconi di sigarette (9%), i contenitori da asporto in plastica o polistirolo (6%), i cotton fiocc (5%), i bicchieri di plastica monouso (4%) e i dispositivi sanitari, come pannolini, assorbenti igienici, tamponi e salviettine umidificate (3%).

Il Rapporto Fiumi di plastica mostra che i prodotti che acquistiamo quotidianamente contribuiscono al problema dell’inquinamento da plastiche negli oceani – ha aggiunto Jo Ruxton , amministratore delegato di Plastic Oceans UK – Gli inquinanti di plastica finiscono nei nostri fiumi tramite i rifiuti generati dal nostro stile di vita sempre i movimento e gli oggetti che scarichiamo nei nostri bagni. Questo approccio alla lunga sta avendo conseguenze molto gravi e il rapporto mostra i modi davvero semplici per evitare questo problema e fermare l’inquinamento da plastiche”.

Nel Rapporto, infatti, ci sono pratiche opzioni alternative per aiutare i consumatori a fare la differenza, e paper per le famiglie che sono intenzionate a fare cambiamenti per evitare comportamenti dannosi per l’ambiente fluviale. Anche per i responsabili delle politiche e per le aziende il Rapporto fornisce suggerimenti su come rendere più facile per i consumatori fare scelte più sostenibili.

Numerosi esperti consultati nelle ricerche hanno sottolineato che, assieme all’entrata in vigore delle nuove normative UE sul bando alle plastiche non riciclabili, e in coordinamento con iniziative nazionali (vedi il recente Decreto “Salvamare”) occorre bonificare i bacini idrici interni.

In copertina: Il fiume Po in secca (Fonte: Greenpeace)

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