21 Settembre 2021
Biodiversità e conservazione

Eventi estremi: gli ecosistemi offrono effettivamente protezione da disastri

Un gruppo internazionale di ricercatori di 11 Paesi, tra cui Jaroslav Mysiak della Fondazione CMCC, ha analizzato oltre 500 articoli scientifici internazionali dedicati allo studio di mangrovie, barriere coralline, dune di sabbia, foreste e altri ecosistemi, concludendo che gli ecosistemi possono contenere gli impatti degli eventi estremi e fornire benefici come migliorare la disponibilità di acqua pulita, favorire la biodiversità e un maggior benessere per la popolazione.

I decisori politici di tutto il mondo sono sempre più interessati all’utilizzo di soluzioni ecosistemiche come mangrovie, barriere coralline, dune di sabbia e foreste su pendii ripidi per aiutare a contenere gli impatti di eventi pericolosi e proteggere le popolazioni coinvolte. Ma quali prove esistono per dimostrare l’efficacia delle soluzioni ispirate alla natura (nature-based solutions) rispetto alle misure di protezione create dall’uomo per ridurre gli impatti del numero crescente di eventi pericolosi che l’umanità deve affrontare a causa del cambiamento climatico?

Un team internazionale e multidisciplinare composto da 28 ricercatori, tra cui ha esaminato quasi 20 anni di studi peer-reviewed per riassumere, per la prima volta, lo stato della conoscenza sull’efficacia degli interventi di riduzione del rischio di disastri (DRR) attraverso i servizi ecosistemici. Il team ha dedicato sei anni alla revisione di 529 articoli in lingua inglese per classificare il grado di conoscenza sul tema.   I risultati della ricerca sono stati pubblicati il 28 giugno 2021 su Nature Sustainability con il titolo  Scientific evidence for ecosystem-based disaster risk reduction”.

Si tratta della valutazione più ampia e aggiornata del ruolo che le soluzioni ispirate alla natura possono svolgere per ridurre gli impatti degli eventi estremi – ha affermato Jaroslav Mysiak, Direttore della Divisione di ricerca “Risk assessment and adaptation strategies” presso la Fondazione CMCC-Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici – Questo lavoro completa il Rapporto recentemente pubblicato dell’Agenzia Europea dell’Ambiente nel contesto dei cambiamenti climatici e della resilienza“.

I ricercatori hanno accertato lo stato della conoscenza sull’importante ruolo svolto dagliecosistemi nella riduzione del rischio di disastri: dalla gestione degli incendi forestali alla mitigazione delle inondazioni nelle aree urbane attraverso soluzioni di design sostenibile, dall’uso della vegetazione sui pendii per ridurre in modo efficiente pericoli come gli smottamenti e le valanghe montani, fino alla gestione delle acque piovane.   Attraverso l’analisi della ricerca esistente sul tema, gli autori hanno rilevato come processi a lenta insorgenza caratteristici delle zone aride quali la siccità persistente, il degrado del suolo e la desertificazione, nel tempo, possono sfociare in disastri, e hanno trovato prove di come gli approcci ecosistemici possano anche in questi casi ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici.

Due decenni di ricerca analizzati in sei anni ci hanno lasciato con una serie di domande: abbiamo le prove che la maggior parte degli ecosistemi riduce gli impatti degli eventi estremi in modo economicamente vantaggioso – ha dichiarato in un blog di presentazione dello Studio,  Karen Sudmeier, principale autrice dell’articolo e Senior Adviser per Disaster Risk Reduction dell’UNEP – Ora abbiamo bisogno di raggiungere i decisori parlando la loro lingua, specificando quanto e come. Dobbiamo anche concentrare la nostra attenzione sugli standard di performance, su progetti di design sostenibile, sull’ingegneria ambientale e sulle specifiche che permetteranno di attrarre l’interesse e gli investimenti verso le soluzioni offerte dalla natura per affrontare il crescente numero di eventi estremi in tutto il mondo. La nostra ricerca in questo campo è appena iniziata“.

In copertina: Sistemi sani di mangrovie forniscono numerosi servizi ecosistemici. Fonte: PROFOR, 2017

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