Un Rapporto dell’UNICEF, pubblicato in occasione della Giornata Internazionale dell’Istruzione (24 gennaio 2025) evidenzia come nel 2024 gli eventi climatici estremi correlati ai cambiamenti climatici abbiano interrotto le attività scolastiche per quasi mezzo miliardo di studenti, e non solo nei Paesi a medio e basso reddito.
Nel 2024 almeno 242 milioni di studenti in 85 paesi hanno visto la loro istruzione interrotta da eventi climatici estremi, tra cui ondate di calore, cicloni tropicali, tempeste, inondazioni e siccità, aggravando una crisi di apprendimento già esistente.
A rivelarlo è ilRapporto“Learnig interrupted: Global Snapshot of Climated-Related School Disruptions in 2024” che l’UNICEFha pubblicato il 24 gennaio 2025, in occasione dellaGiornata internazionale dell’istruzione, che esamina i pericoli climatici che hanno determinato la chiusura delle scuole o ad una prolungata interruzione degli orari scolastici e il conseguente impatto sugli alunni dalla scuola materna alla scuola secondaria superiore.
Secondo quanto emerge dal Rapporto,le ondate di calore sono state il principale pericolo climatico che ha costretto le scuole a chiudere lo scorso anno, con oltre 118 milioni di studenti colpiti solo ad aprile, con Bangladesh e Filippine che hanno registrato chiusure diffuse ad aprile, mentre in Cambogia la giornata scolastica è stata accorciata di due ore. A maggio, letemperature sono salite a 47 °Cin alcune regioni dell’Asia meridionale, esponendo i bambini al rischio di colpi di calore.
“I bambini sono più vulnerabili agli impatti delle crisi legate al meteo, tra cui ondate di calore più forti e frequenti, tempeste, siccità e inondazioni– haCatherine Russell, Direttrice esecutiva dell’UNICEF –I corpi dei bambini sono particolarmente vulnerabili. Si riscaldano più velocemente, sudano meno efficacemente e si raffreddano più lentamente degli adulti. I bambini non riescono a concentrarsi in aule che non offrono tregua dal caldo soffocante e non possono andare a scuola se il sentiero è allagato o se le scuole vengono spazzate via. L’anno scorso, il maltempo ha tenuto uno studente su sette fuori dalle lezioni, minacciando la loro salute e sicurezza e influenzando la loro istruzione a lungo termine“.

Alcuni paesi hanno sperimentato molteplici pericoli climatici. Ad esempio, in Afghanistan, oltre alle ondate di calore, il paese ha subìto gravi inondazioni improvvise che hanno danneggiato o distrutto oltre 110 scuole a maggio, interrompendo l’istruzione per migliaia di studenti.
Nel frattempo,le interruzioni più frequenti causate dal clima si sono verificate a settembre, l’inizio dell’anno scolastico in molte parti del mondo. Almeno 16 paesi hanno sospeso le lezioni in questo momento accademico critico a causa di eventi meteorologici estremi, tra cui il tifoneYagi, che ha colpito 16 milioni di bambini nell’Asia orientale e nel Pacifico.
Secondo l’analisi dell’UNICEF, l‘Asia meridionale è stata la regione più colpita, con 128 milioni di studenti che hanno dovuto affrontare interruzioni scolastiche legate al clima lo scorso anno, mentrenell’Asia orientale e nel Pacifico sono stati coinvolti 50 milioni di studenti. El Niñoha continuato ad avere un impatto devastante sull’Africa, con frequenti forti piogge e inondazioni nell’Africa orientale e grave siccità in alcune parti dell’Africa meridionale.
L’aumento delle temperature, le tempeste, le inondazioni e altri pericoli climatici possono anche danneggiare le infrastrutture e i materiali scolastici, ostacolare i percorsi verso la scuola, crearecondizioni di apprendimento non sicure e influire sulla concentrazione, memoria e salute mentale e fisica degli studenti.
In contesti fragili, lechiusure prolungate delle scuole rendono meno probabile il ritorno degli studenti in classe e li espongono a un rischio maggiore di matrimonio infantile e lavoro minorile. Le prove dimostrano che le ragazze sono spesso colpite in modo sproporzionato, affrontando rischi maggiori di abbandono scolastico e violenza di genere durante e dopo i disastri.
A livello globale, i sistemi educativi stavano già deludendo milioni di bambini. Lamancanza di insegnanti qualificati, leaule sovraffollatee le differenze nella qualità e nell’accesso all’istruzione hanno da tempo creatouna crisi di apprendimento che i rischi climatici stanno esacerbando.
L’analisi mostra che quasiil 74% degli studenti colpiti l’anno scorso si trovava in paesi a basso e medio-basso reddito,ma nessuna regione è stata risparmiata. Piogge torrenziali e inondazioni hanno colpito l’Italiaa settembre, interrompendo la scuola peroltre 900.000 studentie laSpagnaa ottobre, interrompendo le lezioniper 13.000 bambini.

Il rapporto sottolinea che le scuole e i sistemi educativi sono in gran parte mal equipaggiati per proteggere gli studenti da questi impatti, poichégli investimenti finanziari nell’istruzione incentrati sul clima rimangono sorprendentemente bassi e i dati globali sulle interruzioni scolastiche dovute ai rischi climatici sono limitati.
L’UNICEF ha lanciato l’allarme nel suoRapporto“Prospects for Children in 2025: Building Resilient Systems for Children’s Futures”, che esamina le principali tendenze che interesseranno bambini e giovani nei successivi 12 mesi e oltre, affermando chele crisi climatiche saranno sempre più diffuse con un numero di bambini esposti al 2050 a ondate di calore estreme otto volte maggiore e tre volte maggiore a inondazioni fluviali estreme rispetto agli anni 2000.
L’UNICEF chiede ai leader mondiali e al settore privato di agire con urgenza per proteggere i bambini dai crescenti impatti climatici.
–Garantire che i piani climatici nazionali, compresi i contributi determinati a livello nazionale e i piani nazionali di adattamento, rafforzino i servizi sociali essenziali per i bambini, come l’istruzione, affinché siano più intelligenti dal punto di vista climatico e resilienti ai disastri e contengano adeguati impegni di riduzione delle emissioni per prevenire gli impatti peggiori del cambiamento climatico.
–Investire in strutture didattiche resilienti ai disastri e rispettose del clima per un apprendimento più sicuro.
–Accelerare i finanziamenti per migliorare la resilienza climatica nel settore dell’istruzione, anche investendo in soluzioni comprovate e promettenti.
–Integrare esplicitamente l’educazione ai cambiamenti climatici e gli impegni nei confronti dei bambini in tutti i settori.
“L’istruzione è uno dei servizi più frequentemente interrotti a causa dei rischi climatici– ha sottolineato Russel –Eppure è spesso trascurata nelle discussioni politiche, nonostante il suo ruolo nella preparazione dei bambini all’adattamento climatico. Il futuro dei bambini deve essere in primalinea in tutti i piani e le azioni legate al clima“.
