Inquinamenti e bonifiche

Emissioni dei consumi: nuova frontiera per politiche climatiche UE

Un rapporto dello Stockholm Environment Institute (SEI) sull’impronta delle emissioni dei consumi dimostra che beni e servizi importati dall’UE per il consumo interno superano le emissioni associate alle sue esportazioni, segnalando un crescente impatto negativo del consumo di cibo, alloggi, mobilità, beni domestici ed elettrodomestici importati da altri Paesi, e che affrontando questi colli di bottiglia l’UE avrebbe l’opportunità di aumentare l’ambizione della sua azione sul clima e di costituire un esempio da seguire.

L’UE avrebbe enormi possibilità di ridurre l’impatto climatico globale prendendo di mira le emissioni basate sui consumi.

È quanto afferma l’autorevole Stockholm Environment Institute (SEI) il RapportoConsumption-based emissions: a new frontier for EU climate policy” (Emissioni basate sui consumi: una nuova frontiera per le politiche climatiche dell’UE,  pubblicato il 18 giugno 2024 che indaga sul potenziale dell’UE nel guidare gli sforzi globali per mitigare le emissioni dei consumi nell’ambito di un Progetto , finanziato dall’European Climate Foundation (ECF),  che mira a portare le emissioni basate sui consumi nell’agenda della prossima Commissione UE e della nuova sessione del Parlamento europeo.

Secondo lo Studio, tra il 1990 e il 2020 le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 63%, mentre nell’UE le emissioni sono diminuite del 29%. Tuttavia, questa riduzione non riflette l’impronta ambientale dell’UE, che si estende oltre i suoi confini a causa dell’importazione di beni e servizi ad alta intensità di emissioni per soddisfare la domanda interna.

Percentuali medie del consumo totale per categoria nella spesa delle famiglie dell’UE nel 2022 (Fonte: Eurostat, 2023b).

L’IPCC attribuisce circa due terzi delle emissioni di gas serra ai consumi. Nel 2021, le emissioni di CO2 dell’UE basate sui consumi sono state stimate a 3,5 miliardi di tonnellate, corrispondenti a circa il 9% delle emissioni globali di CO2, mentre i cittadini dell’UE rappresentano solo il 5,7% della popolazione globale. Ciò sottolinea la necessità di politiche e misure mirate per affrontare le emissioni basate sui consumi delle famiglie (CBE), dato il loro contributo significativo alle emissioni complessive nell’UE e il loro ruolo nelle emissioni e nelle pressioni ambientali a livello globale.

Dal 2015, l’UE è un importatore netto di emissioni di CO2: le emissioni associate a beni e servizi importati per il consumo interno superano le emissioni associate alle sue esportazioni, segnalando un crescente impatto negativo del consumo di cibo, alloggi, mobilità, beni domestici ed elettrodomestici.

Lo evidenzia una variazione significativa nell’impronta media dei consumi tra gli Stati membri, che va da 11,0 tonnellate di CO₂ equivalente pro capite in Danimarca e Lussemburgo a 4,6 tonnellate in Slovacchia. Questa disparità sottolinea le difficoltà che i singoli Stati membri devono affrontare nell’affrontare da soli le emissioni ed evidenzia i potenziali benefici di un’azione coordinata a livello dell’UE.

Impronta del carbonio per tutti gli Stati membri dell’UE nel 2021 e per categoria di consumo. Fonte: Commissione europea. (2023). Piattaforma dell’impronta dei consumi EPLCA.

Secondo i ricercatori del SEI, l’assenza di un sistema di monitoraggio standardizzato per misurare i consumi, la mancanza di trasparenza nelle catene di approvvigionamento globali e l’incapacità degli Stati membri di coordinare gli sforzi per affrontare le CBE attraverso obiettivi efficaci, politiche e misure comuni, costituiscono ostacoli significativi alla mitigazione di queste emissioni.

Affrontando questi ostacoli – ha affermato Katarina Axelsson, Ricercatrice senior dello Stockholm Environment Institute e principale autrice del rapporto – l’UE ha il potenziale per dare un forte impulso all’azione climatica diminuendo le emissioni legate ai consumi e dando un esempio da seguire ad altre nazioni“,

Per accelerare i risultati dell’UE in materia di mitigazione climatica, gli autori del rapporto sostengono che le strategie e gli strumenti dovrebbero:
riconoscere il ruolo significativo dei consumi domestici nel determinare le questioni ambientali;
-estendere le misure politiche mirate al consumo delle famiglie e ai suoi impatti per spostare e ridurre i consumi insieme alle misure di efficienza, includendo una tariffazione uniforme del carbonio e la definizione di standard per limitare l’impronta di carbonio di prodotti e servizi;
utilizzare parametri coerenti, standardizzati e affidabili oltre i confini nazionali per identificare e misurare aree di consumo significative e attuabili;
stabilire obiettivi definitivi per i CBE a livello dell’UE per aumentare il sostegno politico alle misure mirate alle emissioni basate sui consumi e al rafforzamento della legislazione sia a livello dell’UE che degli Stati membri.

“C’è bisogno di politiche e misure per promuovere una forte sostenibilità e concentrarsi sul cambiamento dei modelli di consumo, sottolineando non solo i miglioramenti in termini di efficienza produttiva ma anche per ridurre i consumi complessivi che generano emissioni sia nell’UE che all’estero – ha osservato Timothy Suljada, a Capo della divisione Risorse, diritti e sviluppo del SEI e co-autore dello studio – Sia l’UE che gli Stati membri hanno un ruolo da svolgere nell’affrontare i punti caldi del consumo.

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