Edilizia e urbanistica Efficienza energetica

Efficienza energetica: mercato al bivio tra incentivi ed obblighi

Secondo il Rapporto Efficienza Energetica 2024 dell’Energy & Strategy Group del Polimi, per adeguare il parco immobiliare italiano alla nuova Direttiva “Case green” saranno necessari 180 miliardi di euro, quanti spesi nell’ultimo triennio tra Superbonus, Ecobonus e Bonus casa, per cui, a differenza di quanto fatto nel recente passato, la politica deve intervenire con un piano di riqualificazione ampio e ben finanziato.

Gli investimenti in efficienza energetica effettuati nell’anno 2023 in Italia sono stati pari a circa 85-95 miliardi di euro, trainati dal settore residenziale, con l’effetto del Superbonus, anche se una fetta importante del mercato è stata appannaggio del settore terziario. La parabola di crescita degli investimenti nel settore residenziale, che nel 2020 valeva meno di 20 miliardi di euro (1/3 di quanto fatto registrare nel 2023), ha rappresentato una indubbia opportunità per il comparto dell’efficienza energetica ed ha spinto in particolare quegli interventi (cappotto termico e serramenti, che contano quasi il 50% del totale) che prima del superbonus erano invece relegati ad un ruolo più marginale. Cosa succederà,però, ora che il superbonus è definitivamente uscito di scena anche le altre forme di supporto (ecobonus e bonus casa) sono stati oggetto di ridimensionamento, mentre la Direttiva Case green presuppone investimenti per il patrimonio immobiliare italiano pari a più di quanto siano costati nell’ultimo triennio superbonus, ecobonus e bonus casa?

Sono alcune delle considerazioni che emergono dall’Energy Efficiency Report 2024 dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano (POLIMI), presentato nel corso di un evento dedicato il 19 giugno 2024, che si è posto il fine di esaminare i progressi a livello nazionale nel conseguimento degli obiettivi relativi all’efficienza energetica, analizzando aspetti tecnologici, di mercato e normativi.

Come sottolinea il report, il quadro è piuttosto complesso e caratterizzato da elevata incertezza. Da un lato, infatti, l’Europa ha alzato l’asticella degli obiettivi, con l’Energy Efficiency Directive (EED) inclusa nel Pacchetto “Fit for 55” e, soprattutto con l’Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), comunemente nota con il nome di Direttiva Case Green, recentemente approvata definitivamente, che definisce i requisiti e i target per edifici residenziali e non, nuovi e ristrutturati, da conseguire entro il 2030.

Dall’altro lato, l’indice di propensione agli investimenti in efficienza energetica,misurato dalle consuete survey condotte da E&S Group, è decisamente in calo e sono molte le preoccupazioni degli operatori riguardo il futuro del mercato.

Secondo la Direttiva Case green, il consumo complessivo di energia primaria andrà ridotto, per gli edifici a uso abitativo, del 16% rispetto al 2020, quindi di 6,32 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, passando da 39,49 Mtep a 33,17) e il 55% di questo risparmio (3,46 Mtep) dovrebbe riguardare gli immobili di classe G, che sarebbero da efficientare almeno per il 43%, in metratura o in numero di edifici. Tale intervento costerebbe, secondo il rapporto, tra i 93 e i 103 miliardi di euro, a cui dovrebbero aggiungersi 80 miliardi di euro per coprire il restante 45% dell’obiettivo, intervenendo sugli edifici delle altre classi energetiche, per un conto complessivo che si attesterebbe attorno ai 180 miliardi di euro.

A differenza di quanto fatto nel recente passato bisognerà intervenire in maniera molto più estensiva sul territorio in termini di numero di edifici sempre che il comparto dell’edilizia possa gestire un numero enorme di cantieri in così pochi anni e anche che i prodotti e i materiali siano disponibili, e a un prezzo in linea con quanto previsto dalle stime – ha commentato Vittorio Chiesa, Direttore di E&S Group – Parte di queste risorse potrebbe (o dovrebbe) arrivare da un nuovo grande piano di finanziamenti europei, ma non basta, occorre una pianificazione attenta e la messa a punto di strumenti di supporto alla riqualificazione energetica degli edifici che oggi non è parte della nostra agenda politica, nonostante il PNIEC abbia rivisto al rialzo i target di riduzione dei consumi annuali di energia finale al 2030 insieme agli obblighi di risparmio annuo. Senza interventi sul patrimonio edilizio gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese non saranno mai raggiunti e quindi l’Italia dovrà comunque dotarsi delle risorse necessarie per effettuare quegli investimenti, anche se eventualmente spalmati su un periodo più lungo”.

Se si guarda al futuro dell’efficienza energetica – attraverso l’indice Odyssee-Mure che viene calcolato tramite la media di 3 sotto-indicatori (livello attuale, trend, policies) che variano tra un minimo di 0 e un massimo di 1 e che vengono equamente pesati per ottenere lo score complessivo – l’Italia si colloca al 22° posto tra i 27 Paesi appartenenti alla UE.

Nel 2023 gli investimenti in efficienza energetica in Italia sono stati trainati dal settore residenziale, ma “ora il quadro è piuttosto complesso e incerto – ha spiegato Federico Frattini, Vicedirettore di E&S e responsabile del Rapporto – e sono molte le preoccupazioni degli operatori riguardo al futuro del mercato”.

Da una survey effettuata dal Dipartimento sullo stato dell’efficienza energetica nelle imprese italiane, è emerso che circa il 45% non ha effettuato investimenti nel corso del 2023, mentre il 55% che lo ha fatto ha acquistato soprattutto (43%) tecnologie hardware, con un esiguo 9% che ha investito anche in software. La principale barriera all’adozione è risultato il tempo di ritorno dell’investimento, considerato troppo lungo dalle aziende, denunciando che oltre all’incertezza normativa c’è la necessità di incentivi stabili.

Mentre, con un altro sondaggio che coinvolto sia ESCo indipendenti che ESCo appartenenti a grandi Utility, il fotovoltaico si conferma una delle tecnologie di punta dell’offerta delle ESCo nel comparto del civile, proposta da oltre il 75% dei rispondenti, in particolare nel settore PA (97%) e Residenziale (86%), con tipologia di contratto per lo più chiavi in mano”, indipendentemente dal settore di riferimento, e che la modalità EPC con rischio finanziario del cliente è poco diffusa. La maturazione della logica di servizio energetico ed il collegamento dei risultati di risparmio agli interventi effettuati sia ancora di là da venire nel nostro Paese.

Le previsioni sia sul settore industriale che civile, di certo non costituiscono un segnale positivo per il prossimo futuro.

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