Mari e oceani

Desertificazione oceani: cresce a causa del cambiamento climatico

Uno Studio, coordinato dal laboratorio Modelli e Servizi Climatici dell’ENEA, che ha esaminato serie temporali di 25 anni (1998-2022) di dati satellitari relativi al colore dell’oceano, alla temperatura superficiale del mare e alla profondità dello strato misto per indagare le tendenze a lungo termine della clorofilla e della biomassa di carbonio del fitoplancton nei cinque principali vortici subtropicali della Terra, suggerisce che i cambiamenti della clorofilla in questi sistemi siano principalmente dovuti all’adattamento fisiologico del fitoplancton al riscaldamento globale in corso.

In oltre due decenni, le aree povere di nutrienti e a bassa biodiversità negli oceani globali sono quasi raddoppiate, passando da 2,4 a 4,5 a causa della desertificazione. Questo fenomeno determina una grave carenza di nutrienti e potrebbe avere un impatto significativo sulla salute degli oceani e sul clima globale.

Lo dimostra lo Studio internazionale  “Phytoplankton Dynamics in Subtropical Gyres: New Insights Into Biomass and Physiology From 25 Years of Satellite Observations”, pubblicato sul numero 12 del 28 giugno 2025 diGeophysical Research Letters e condotto dalLaboratorio Modelli e Servizi Climatici dell’ENEAin collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine del CNRe ilChinese State Key Laboratory of Satellite Ocean Environment Dynamics (SOED),  che si concentra sull’analisi dei cambiamenti nel fitoplancton, l’insieme di microrganismi che costituiscono la base della catena alimentare marina (sono il cibo di zooplancton, pesci e altri organismi) e svolgono unruolo vitale nella mitigazione dei cambiamenti climatici rimuovendo l’anidride carbonica atmosferica(CO2) attraverso la fotosintesi.

Questo fenomeno è molto evidente nell’Oceano Pacifico settentrionale, dove si espande a un tasso di 70.000 km² all’anno– ha spiegatoChiara Volta, ricercatrice ENEA presso il Laboratorio Modelli e Servizi Climatici e principale autrice dello Studio –Ma la desertificazione sta colpendo sempre di più le regioni oceaniche, in particolare nelle aree tropicali e subtropicali, dove la perdita di nutrienti può avere impatti significativi sulla produttività e sulla diversità biologica. Questo accade a causa del riscaldamento globale, che fa sì che le acque superficiali calde e meno dense rimangano in superficie, impedendo la miscelazione con le acque profonde più fredde e ricche di nutrienti. Una ridotta miscelazione può portare a una minore quantità di ‘cibo’ che raggiunge la superficie per supportare la crescita del fitoplancton e, di conseguenza, influire sull’intera catena alimentare”.

Lo studio mostra anche che laquantità di clorofilla, un indicatore chiave della salute e dell’abbondanza del fitoplancton, sta diminuendo. Concentrazioni più elevate di clorofilla indicano una maggiore abbondanza di fitoplancton.
Tuttavia, secondo lo studio, questo declino potrebbe non indicare una riduzione della popolazione di fitoplancton– ha sottolineato la ricercatrice –ma potrebbe significare che questi organismi si stanno adattando a nuove condizioni di crescita, come l’aumento della temperatura o cambiamenti nella disponibilità di nutrienti, che sono influenzati dai cambiamenti climatici”.

Distribuzione media globale della concentrazione di clorofilla negli oceani, ricavata da osservazioni satellitari. Le aree in blu indicano basse concentrazioni di clorofilla, mentre quelle in verde corrispondono ad alte concentrazioni. Fonte:https://earthobservatory.nasa.gov/global-maps/

Per condurre questo studio, i ricercatori hanno esaminato serie temporali di dati satellitari relativi a clorofilla e fitoplancton tra il 1998 e il 2022 nei cinque principali vortici oceanici (spire subtropicali) terrestri situati nell’Atlantico settentrionale e meridionale, nel Pacifico settentrionale e meridionale e nell’Oceano Indiano. Si tratta di sistemi di correnti caratterizzati da movimenti anticiclonici dell’acqua che si sviluppano tra l’Equatore e le aree subtropicali di alta pressione, e la cui formazione è il risultato di una complessa interazione tra venti, rotazione terrestre e distribuzione delle masse continentali.

Negli ultimi due decenni, numerosi studi satellitari hanno documentato che il riscaldamento degli oceani ha portato a un’espansione di questi sistemi oceanici e a una conseguente diminuzione della clorofilla, sollevando serie preoccupazioni circa i potenziali impatti sul clima globale e sulla salute dei nostri oceani– ha concluso Chiara Volta –Tuttavia, i nostri risultati mostrano che, nonostante la diminuzione della clorofilla osservata nei vortici subtropicali poveri di nutrienti, la biomassa del fitoplancton è rimasta relativamente stabile nel tempo. Considerando che, per loro natura, i dati satellitari sono limitati all’osservazione della superficie oceanica, i prossimi passi saranno studiare i cambiamenti nella comunità fitoplanctonica lungo la colonna d’acqua e quantificarne l’impatto sulla produttività oceanica a scala regionale e globale”.

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