27 Settembre 2021
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Declino degli insetti: a rischio ecosistemi terrestri e catena alimentare

Un nuovo Studio che si concentra sul declino degli insetti a livello globale, indica che il tasso di diminuzione è del 2,5% all’anno indotto da perdita di habitat, pratiche agricole insostenibili e cambiamenti climatici, con effetti potenzialmente catastrofici sugli ecosistemi terrestri e sulla catena alimentare.

È stato pubblicato online su Biological Conservation, prima della sua pubblicazione cartacea sul numero di aprile 2019, lo StudioWorldwide decline of the entomofauna: A review of its drivers”, condotto da due ricercatori di Università australiane che hanno analizzato 73 diversi studi sul declino degli insetti nel mondo, pubblicati negli ultimi 13 anni, e condotti per la maggior parte  in Europa, Nord America ed alcuni altri Paesi sviluppati.

Secondo tale Studio, un terzo delle specie è fortemente minacciato di estinzione, ed anche la biomassa totale degli insetti è in calo al tasso del 2,5% annuo a livello globale.

Il documento ha anche identificato i driver del declino degli insetti, individuando i maggiori fattori nella perdita di habitat per l’espandersi delle città, l’agricoltura intensiva che fa largo uso di pesticidi e sostanze chimiche, l’aumento di agenti patogeni e i cambiamenti climatici.

In particolare, le nuove classi di insetticidi introdotte negli ultimi 20 anni, compresi i neonicotinoidi e il fipronil, sono risultate particolarmente dannose in quanto sono usate in modo massiccio e persistono nell’ambiente: “Sterilizzano il suolo, uccidendo tutte le larve“, con effetti perversi anche nelle aree protette delle vicinanze.

Se le perdite di specie di insetti non saranno fermate – ha affermato Francisco Sánchez-Bayo, Ricercatore presso la School of Life & Environmental SciencesInstitute of Agriculture dell’Università di Sydney, e principale autore dello Studio, condotto con Kris A.G. Wyckhuys della School of Biological Sciences, Università del Queensland – ci saranno conseguenze catastrofiche sia per gli ecosistemi del Pianeta che per la sopravvivenza dell’umanità”.

La percentuale di declino degli insetti (41%) è due volte superiore a quella dei vertebrati e il tasso di estinzione delle specie locali (10%) è otto volte più alto. Un tale evento non può essere ignorato e dovrebbe spingere ad agire per evitare un crollo catastrofico. Lo Studio, infatti, sottolinea l’importanza vitale della presenza degli insetti per gli ecosistemi terrestri interconnessi e la catena alimentare, costituendo circa il 70% di tutte le specie animali.

I maggiori impatti della perdita di insetti si ripercuotono su uccelli, rettili, anfibi e pesci che se ne nutrono – ha aggiunto Sánchez-Bayo – Se questa fonte alimentare viene loro sottratta, tutti questi animali sono destinati a morire di fame“.

Tra gli insetti più colpiti farfalle e falene, ma anche api e bombi. Sono circa 350.000 le specie di coleotteri, ma molti di loro, come lo scarabeo stercorario, sono in forte declino, osservano i ricercatori, mentre sussistono molte lacune sul declino di altre specie di insetti, come mosche, formiche, afidi, cimici e grilli, per i quali non c’è motivo di pensare che stiano meglio delle specie studiate.

La conclusione è chiara: a meno che non cambiamo i nostri sistemi di produzione alimentare gli insetti nel loro insieme saranno destinati ad incamminarsi sulla via dell’estinzione in pochi decenni – hanno affermato i ricercatori – Pertanto, sono urgentemente necessari nuovi approcci alle pratiche agricole, comprese alternative più sostenibili ai pesticidi e altre pratiche più ecologiche”.

Finora l’attenzione sul declino della biodiversità animale si era concentrata sui vertebrati. Anche in occasione della VI Assemblea plenaria (Medellin, 17-24 marzo 2018) dell’IPBES (Piattaforma Intergovernativa sulla Biodiversità e sui Servizi Ecosistemici), considerata una sorta di IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) per la Biodiversità, sono stati presentati 4 Rapporti scientifici sulle condizioni della biodiversità in 4 aree geografiche(Asia, Americhe, Europa e Asia centrale, Asia e Pacifico) che, secondo gli scienziati che vi hanno concorso (550 provenienti da oltre 100 Paesi), confermano che la Terra si sta avviando alla sua sesta  estinzione di massa, con la scomparsa di specie che si è moltiplicata per 100 a partire dal 1900, cioè con un ritmo senza precedenti da quando i dinosauri si sono estinti  66 milioni di anni fa.

A parlare per la prima volta di estinzione di massa era stato lo studio “Accelerated modern human-induced species losses: Entering the sixth mass extinction, pubblicato su Science Advances nel giugno 2015, che aveva testimoniato come il tasso di estinzione aggredisca circa il 41% di tutte le specie di anfibi e il 26% di tutti i mammiferi, secondo l’International union for conservation of nature (IUNC), che gestisce l’elenco delle specie minacciate e estinte.

I grafici mostrano la percentuale del numero di specie valutate tra i mammiferi (5513, 100% di quelli descritti), uccelli (10.425; 100%), rettili (4414; 44%), anfibi (6414; 88%), pesci (12.457; 38%) e di tutti i vertebrati cumulativi (39.223; 59%). La curva nera tratteggiata rappresenta il numero di estinzioni previste sulla basse di un tasso di 2 estinzioni di mammiferi per 10.000 specie per 100 anni (2 E / MSY). Nella parte (A) è la Stima altamente conservativa, nella (B) la Stima conservativa (fonte: Science Advances)

Uno degli autori di quello Studio, l’entomologo di fama mondiale per le sue ricerche Prof. Paul R. Ehrlich, Presidente del Center for Conservation Biology presso il Dipartimento di biologia della Stanford University, ha elogiato il lavoro svolto dai due ricercatori australiani.
È straordinario che abbiano analizzato tutti questi studi e il modo con cui l’hanno fatto – ha dichiarato Ehrlich, rimasto sorpreso per il declino particolarmente elevato degli insetti acquatici – Ma non dicono che è la sovrappopolazione umana e il consumo eccessivo che sta guidando il declino degli insetti, compresi i cambiamenti climatici“.

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