Efficienza energetica

Decarbonizzazione consumi termici: la caldaia a condensazione

Nel corso di un evento dedicato, promosso da Proxigas, Assogas, Federchimica-Assogasliquidi, Assotermica e Utilialia, il 16 ottobre 2024 i risultati dello studio svolto da BIP Consulting su “Decarbonizzazione dei consumi termici residenziali”, secondo cui in uno scenario di “neutralità tecnologica” le caldaie a condensazione sarebbero la soluzione più economica per la decarbonizzazione del patrimonio residenziale italiano. I risultati non convincono l’ARSE (Associazione Riscaldamento Senza Emissioni).

La decarbonizzazione del settore residenziale rappresenta una leva fondamentale per la realizzazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Con l’approvazione della Direttiva EPBD, il nostro Paese è ora chiamato a definire il percorso per realizzare i target previsti, partendo dalla realtà nazionale, non solo in relazione al mix energetico utilizzato e alla dotazione infrastrutturale, ma anche con riferimento al parco residenziale esistente, al contesto socio-economico, nonché alle aree geografiche e alle caratteristiche climatiche delle stesse.

Al fine di analizzare le soluzioni disponibili per la decarbonizzazione dei consumi residenziali e di valutare la sostenibilità economica e l’efficacia di ciascuna di queste con riferimento ai diversi contesti e secondo un approccio basato sulla neutralità tecnologica, il 16 ottobre 2024 nel di un evento dedicato le associazioni Proxigas, Assogas, Federchimica-Assogasliquidi, Assotermica e Utilialia hanno presentato al i risultati dello StudioDecarbonizzazione dei consumi termici residenziali”, l’analisi svolta da BIP Consulting, Società italiana multinazionale di consulenza che opera per le imprese e la pubblica amministrazione, che, diversamente da altri studi, si sviluppa su più dimensioni coniugando gli aspetti tecnici con quelli di natura socioe-conomica.

Ne emerge che tenute presenti le caratteristiche della gran parte delle case italiane, la tecnologia più efficace per decarbonizzare i consumi residenziali nel nostro Paese sono le caldaie a condensazione con l’impiego di quote crescenti di biometano/bio GpL e green gas.

Il Rapporto parte dagli obiettivi fissati dalla nuova Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (UE 2024/1275), ribattezzata “Direttiva case green”, che prevede la riduzione del consumo di energia degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. 

Il parco residenziale italiano è caratterizzato da immobili costruiti per il 76% prima dell’entrata in vigore della Legge n.10/1991 e sono posizionati per quasi il 50% nelle ultime classi energetiche, F e G, come ha rilevato il recente ultimo Rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, curato dal Dipartimento Unità l’Efficienza Energetica (DUEE) dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile (ENEA) e dal Comitato Termotecnico Italiano (CTI), e per il 50% si trovano in aree geografiche con caratteristiche climatiche fredde.

Il Rapporto BIP Consulting sottolinea che sono poi numerosi gli immobili che ricadono nella categoria degli edifici storici e che il 60% degli appartamenti con riscaldamento autonomo non presenta un giardino privato o terrazzo e la mancanza di spazi esterni limita le alternative tecnologiche per il riscaldamento.  

La spesa complessiva per raggiungere gli standard energetici richiesti dalla “Direttiva Case green” potrebbe attestarsi tra 160 e 480 miliardi di euro, costi che ricadranno sui cittadini, chiamati ad uno sforzo economico considerevole. A tal proposito bisogna considerare che la ricchezza delle famiglie in Italia è estremamente polarizzata, il 70% delle stesse presenta un reddito medio netto inferiore a 40 mila euro/anno, insufficiente per l’acquisto di una pompa di calore elettrica, il cui costo si aggira attorno ai 10 mila euro.

Gli ostacoli all’efficientamento, però, non sono solo economici. L’età media della popolazione italiana è particolarmente alta (più del 30% della popolazione è over 60): sono gli over 65 a detenere in Italia la quota maggiore degli immobili di proprietà senza mutuo.  L’installazione delle pompe di calore elettriche nel contesto italiano presenta quindi diversi ostacoli: i costi iniziali elevati, le condizioni del parco abitativo, la propensione culturale all’efficientamento energetico, a cui va aggiunta anche un’importante complessità nell’esecuzione dei lavori necessari (basti solo pensare alla necessità di adeguare i sistemi di diffusione del calore interni all’abitazione).

In questo contesto, lo Studio stima che dei 16,6 milioni di abitazioni in classe F e G solo in 5,9 milioni di queste la pompa di calore elettrica potrebbe essere una soluzione perseguibile sul piano tecnico, ma considerando anche i fattori legati al reddito delle famiglie, il numero si riduce a circa 1,76 milioni di abitazioni.

È quindi evidente che gli obiettivi EPBD di contrazione del consumo di energia primaria possono essere raggiunti solo adottando un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico. Bisogna offrire ai cittadini alternative, in ogni caso sostenibili, nell’ottica della complementarità e della pluralità di tecnologie e vettori per coinvolgere l’intero patrimonio abitativo; l’elettrificazione rappresenta una valida soluzione in determinati contesti ma non appare essere l’unica.  

Lo studio sviluppa un’analisi ampia delle soluzioni possibili per la decarbonizzazione dei consumi residenziali, includendo opzioni basate sulla sostituzione delle caldaie tradizionali con caldaie a condensazione e su sistemi ibridi. Per valutare la convenienza economica delle differenti tecnologie di efficientamento sono stati valutati i costi di installazione e di gestione. I risultati evidenziano che la caldaia alimentata a gas (metano o GPL) è la soluzione più economica per i consumatori, le pompe di calore (tecnologia elettrica) risultano poco competitive, non solo a causa degli elevati costi iniziali di investimento ma anche a fronte dell’attuale costo dell’energia elettrica. Pertanto, la sostituzione delle caldaie tradizionali con le nuove a condensazione, alimentate con percentuali crescenti di gas rinnovabili, rappresenta una soluzione efficace per raggiungere i target di efficienza a costi competitivi e con impatti ambientali via via più contenuti.  

Sulle conclusioni dello Studio di BIP Consulting, è apparso su Qualenergia il 18 ottobre 2024 un articolo in cui, riportando le considerazioni espresse in merito da Riccardo Bruni, Presidente dell’ARSE (Associazione Riscaldamento Senza Emissioni), vengono messe in risalto le omissioni di alcuni fattori, sottostimando la diffusione e le opportunità delle pompe di calore.

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