Efficienza energetica

Certificazione energetica edifici: nel 2023 classi F e G sotto il 50%

Il Rapporto 2024 sulla Certificazione energetica degli edifici di ENEA e CTI che descrive lo stato attuale degli immobili certificati al 2023 attraverso un’analisi del campione di Attestati di Prestazione Energetica (APE) inviati nell’anno di riferimento dalle Regione e dalle Province autonome, evidenzia che per la prima volta la percentuale di immobili nelle classi energetiche peggiori è scesa sotto al 50%, grazie anche all’adozione di incentivi fiscali come i bonus edilizi.

Su 1,1 milioni di certificazioni energetichetrasmesse al Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE) per la prima volta nel 2023 la percentuale di immobili nelle classi peggiori F e G è scesa sotto il 50%.

Lo evidenzia ilRapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, curato dal Dipartimento Unità l’Efficienza Energetica (DUEE) dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile (ENEA) e dal Comitato Termotecnico Italiano (CTI) sulla base delle informazioni e dei dati disponibili al 31 luglio 2024, e presentato nel corso di uneventodedicato il 10 ottobre 2024

IlRapporto, giunto alla V edizione, offre una panoramica approfondita dello stato attuale del sistema di certificazione energetica, accompagnata da un’analisi di tematiche chiave che delineano una roadmap per il miglioramento della qualità degli Attestati di Prestazione Energetica (APE). I dati si basano sulle informazioni raccolte dalle Regioni e Province Autonome e sugli APE emessi nel 2023, come registrati nel Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE).

In questa nuova edizione, il certificatore energetico degli edifici diventa attore principale e fornisce la sua visione su un processo, quello che porta alla redazione dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE), di fondamentale importanza per la messa a terra delle strategie nazionali a supporto della transizione energetica e della decarbonizzazione. Grazie ad un questionario a cui hanno risposto più di 10.000 professionisti, si evince il Rapporto 2024 è strumento oltremodo utile per il mercato e i decision maker nazionali poiché di anno in anno coinvolge nuovi protagonisti, affronta e illustra aspetti sempre diversi e aggiorna un quadro in continua evoluzione. Inoltre, i dati inclusi sono cruciali per la definizione di strategie nazionali efficaci nel settore edilizio, in linea con gli obiettivi delineati dalla nuova Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (UE 2024/1275), ribattezzata “Direttiva case green”, che prevede lariduzione del consumo di energia degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Il 55% di questa riduzione dovrà essere ottenuta tramite la ristrutturazione del 43% degli immobili con le prestazioni peggiori.

L’analisi degli APE emessi nel 2023 mostra unmiglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili italiani certificati. Infatti, nonostante una cospicua parte di essi ricada nelle classi energetiche meno efficienti,la percentuale delle classi F e G scende per la prima volta sotto il 50%.Nel 2023 si nota una generale decrescita dei valori dell’Indice Globale di Prestazione Energetica (EPgl) rispetto al 2022.

“Il rapporto di quest’anno mette in evidenza i significativi risultati ottenuti, grazie anche all’adozione di incentivi fiscali come i bonus edilizi, che hanno stimolato interventi di efficientamento energetico su larga scala– ha affermatoGilberto Dialuce,Presidente dell’ENEA –Tuttavia, vi sono ancora margini di miglioramento: accelerare la riqualificazione degli edifici meno efficienti e garantire un’accessibilità più ampia agli strumenti di incentivazione sono sfide che richiedono uno sforzo congiunto e continuativo. In tale contesto, il monitoraggio costante e il perfezionamento della normativa rimangono prioritari”.

Gli immobili italiani sono stati costruiti per il 76% prima dell’entrata in vigore dellaLegge n.10/1991 che introduce il concetto di efficienza energetica in edilizia. Gli APE che riportano un anno di costruzione tra il 2016 e il 2023 costituiscono il 6% del campione di APE analizzato, mentre gli immobili certificati costruiti nel 2023 rappresentano da soli il 3,5%.

Il Rapporto 2024 mette in evidenza anche i nuovi strumenti e metodi di analisi sviluppati permigliorare la qualità degli APE, in particolare sullemetodologie di controllo utilizzate dai certificatori, sia durante la fase di predisposizione dell’APE che in quella successiva.

Al suo interno anche un focus sulCatasto Energetico Unico regionale degli edifici(CEU), lo strumento integrato che consente l’interoperabilità dei dati provenienti dalle piattaforme regionali di gestione degli Attestati di Prestazione Energetica degli edifici (APE-R) e dai Catasti degli Impianti Termici regionali (CIT-R), che acquisiscono i dati gestiti dalle Autorità Competenti, garantita da un sistema chiamatoCatasto degli Edifici Virtuali(CEV) attraverso la condivisione, la verifica e la georeferenziazione dei dati catastali degli immobili. Il CEU consente la visualizzazione e la gestione degli APE e degli impianti termici di ogni unità immobiliare, dotata di identificativi catastali, attraverso una mappa interattiva che fornisce un punto unico e comune di accesso ai dati.

“La nuova edizione del Rapporto mette in risalto come il meccanismo della certificazione energetica funzioni e produca risultati rilevanti– ha dichiarato il Presidente del CTI, Cesare Boffa –Ed è proprio questa la sua funzione. Costituire un importante strumento di lavoro che con il periodico monitoraggio della situazione consente al legislatore e agli operatori, ma anche a noi ENEA e CTI che l’abbiamo elaborato, di valutare l’evoluzione e i risultati delle strategie nazionali a supporto della transizione energetica e della decarbonizzazione e di individuare sempre nuovi spunti di miglioramento. Tutto questo è confermato dai risultati positivi mostrati nel Rapporto 2024”.

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