Biodiversità e conservazione Fauna Salute

Il crimine contro la fauna selvatica mette a rischio anche la salute umana

Il World Wildlife Crime Report 2020 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine evidenzia che il traffico di alcune specie selvatiche che vengono poi macellate e vendute illegalmente, può aumentare la trasmissione di malattie che si diffondono dagli animali all’uomo, come il nuovo coronavirus che ha provocato la pandemia di Covid-19.

Il crimine perpetratio nei confronti della fauna selvatica è una minaccia non solo per l’ambiente e la biodiversità, ma anche per la salute umana.

A dirlo è l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) che ha pubblicato il RapportoWorld Wildlife Crime”, che fa il punto sull’attuale situazione di criminalità della fauna selvatica, concentrandosi sul traffico illecito di determinate specie protette di fauna e flora selvatiche e che fornisce un’ampia valutazione della natura e della portata del problema a livello globale. Inoltre, il Rapporto valuta quantitativamente i mercati e le tendenze, con una serie di casi-studio di traffici commerciali illeciti. 

Le reti della criminalità organizzata transnazionale stanno raccogliendo i profitti dai crimini nei confronti della fauna selvatica, ma sono i poveri che ne pagano il prezzo – ha dichiarato il Direttore esecutivo dell’UNODC, Ghada WalyPer proteggere le persone e il Pianeta in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e per una ricostruzione dopo crisi di Covid-19, non possiamo permetterci di ignorare i crimini sulla fauna selvatica. In tal senso, il Rapporto può aiutare a mantenere questa minaccia in cima all’agenda internazionale e aumentare il supporto per i Governi nell’adottare la legislazione necessaria e sviluppare il coordinamento tra le Agenzie e le capacità necessarie per affrontare i reati contro la criminalità nei confronti della fauna selvatica”.

Secondo il Rapporto, quando gli animali selvatici vengono cacciati dal loro habitat naturale, macellati e venduti illegalmente, aumenta il potenziale di trasmissione di zoonosi ovvero di malattie causate da agenti patogeni che si diffondono dagli animali all’uomo, tra cui la SARS-CoV-2 che ha causato la pandemia di Covid-19. 

I prodotti offerti dalle specie trafficate per il consumo umano sfuggono, per definizione, a qualsiasi controllo igienico o sanitario: come tali, comportano rischi ancora maggiori di malattie infettive. Il Rapporto rileva che i pangolini, indicati come potenziali fonte del nuovo coronavirus, sono i mammiferi selvatici più trafficati al mondo, con sequestri dello loro squame che sono aumentati di dieci volte tra il 2014 e il 2018.

Per la stesura del Rapporto, è stato utilizzato il database dell’UNDOC (WISE), che contiene i dati di quasi 180.000 sequestri effettuati in 149 Paesi e territori e che indica come tra il 1999-2019 siano stati sequestrati circa 6.000 specie, tra cui non solo mammiferi, ma rettili, coralli, uccelli e pesci, mostrando pure che nessuna singola specie è responsabile di oltre il 5% dei sequestri, nessun singolo Paese è stato identificato come fonte di oltre il 9% del numero totale di spedizioni sequestrate e che sono stati sospettati trafficanti di circa 150 nazionalità.

Questi dati sottolineano la natura globale del problema. Il crimine della fauna selvatica colpisce tutti i Paesi attraverso i suoi impatti sulla biodiversità, la salute umana, la sicurezza e lo sviluppo socio-economico. Fermare il traffico di specie selvatiche è un passo fondamentale non solo per proteggere la biodiversità e lo stato di diritto, ma per aiutare a prevenire le future emergenze di salute pubblica.

I dati accurati sono alla base del processo decisionale – ha sottolineato Ivonne Higuero, Segretario generale della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) – Poche pubblicazioni sono così approfondite come il Rapporto sulla fauna selvatica mondiale del 2020. Basandosi sui migliori dati disponibili, inclusi quelli dei rapporti commerciali illegali annuali delle Parti della Convenzione CITES, il rapporto fornisce ai Governi un quadro chiaro della situazione e sottolinea la necessità di agire ora per conservare le nostre specie e gli ecosistemi più preziosi“.

Il Rapporto delinea le tendenze chiave dei crimini mondiali sulla fauna selvatica e analizza i mercati illegali di palissandro, avorio, corno di rinoceronte, squame di pangolino, rettili vivi, grandi felini e anguille europee. Ne deriva che la domanda di avorio africano e corno di rinoceronte è in declino e che le dimensioni dei relativi mercati illeciti sono inferiori a

quanto precedentemente suggerito. Il reddito illecito annuale generato dal traffico di avorio e corno di rinoceronte tra il 2016 e il 2018 è stato stimato rispettivamente in 400 e 230 milioni di dollari.

Viceversa è cresciuta in modo significativo negli ultimi due decenni la domanda di legno di latifoglie tropicali, con il palissandro africano illegale che è entrato in alcune catene di approvvigionamento legali, come il commercio internazionale di mobili in legno. Negli ultimi anni sono aumentati anche i sequestri di prodotti di tigre, così come l’interesse dei trafficanti per altre parti di grandi felini che possono essere utilizzate come sostituti di questi prodotti.

Il Rapporto spiega che, come molti altri mercati, anche il commercio di prodotti della fauna della flora selvatica si è esteso alla sfera digitale. Le vendite di alcuni prodotti, come rettili vivi e prodotti con ossa di tigre, sono passate alle piattaforme online e alle app di messaggistica crittografate, mentre i trafficanti hanno trovato nuovi modi di connettersi con potenziali acquirenti. Il commercio online è particolarmente difficile da affrontare a causa della mancanza di trasparenza, quadri normativi incoerenti e limitate capacità di contrasto.

Il Rapporto sostiene, inoltre, la necessità di rafforzare i sistemi di giustizia penale incentrati sul miglioramento dei quadri giuridici e sul rafforzamento del processo giudiziario, dal momento che le reti criminali hanno diversificato le risorse che sfruttano e trafficano e usano le stesse reti corrotte per spostare contemporaneamente diversi prodotti della fauna selvatica, come avorio di elefante africano e scaglie di pangolino.

Per combattere queste sfide, il rapporto evidenzia la necessità di migliorare la cooperazione internazionale, le indagini transnazionali, suggerendo che gli Stati facciano maggiori sforzi per definire il crimine della fauna selvatica come un grave crimine, ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale (UNTOC).

Si conferma la necessità del sostegno dell’UE allo stato di diritto e alla lotta contro la corruzione – ha affermato Jutta Urpilainen, Commissario UE alla Cooperazione Internazionale e allo Sviluppo, ringraziando l’UNODC per il lavoro svolto e gli sforzi compiuti nella predisposizione del Rapporto – L’UE continua a sostenere azioni per porre fine allo sfruttamento insostenibile della natura, tra cui la deforestazione e il commercio illegale di specie selvatiche. La sostenibilità è al centro del Green Deal europeo: una transizione inclusiva e sostenibile verso un Pianeta più verde e economie più forti con le persone al centro. Ciò include gli ecosistemi e la conservazione della fauna selvatica, parti essenziali di una fiorente economia con e per le comunità locali“.

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