6 Ottobre 2022
Cambiamenti climatici Economia e finanza

Crescita del PIL : sottovalutato l’impatto del riscaldamento globale

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università della California–Davis e dell’EIEE esplora come le proiezioni economiche stiano sottovalutando il peggioramento degli impatti climatici sulla crescita del PIL.

L’ampiezza e la portata degli impatti climatici sulla crescita economica, potrebbero essere “molto più grandi e molto più incerti” di quanto si pensasse in precedenza.

Secondo lo Studio “Persistent effect of temperature on GDP identified from lower frequency temperature variability”, condotto da ricercatori dell’Università della California–Davis e dell’Istituto Europeo di Economia e Ambiente (EIEE) con sede in Italia, e pubblicato il 10 agosto 2022 da IOP Publishing sulla rivista Environmental Research Letters, che ha utilizzato un approccio empirico per rivisitare l’effetto dell’aumento delle temperature globali e del cambiamento climatico sul PIL, le economie sono sensibili agli shock termici persistenti per un periodo di almeno 10 anni con un impatto sulla crescita economica, oltre che sulla produttività, in circa il 22% dei Paesi analizzati.

La ricerca, finanziata dalla National Science Foundation e dal Programma Horizon dell’UE Azioni Marie Sklodowska-Curie, avverte che molti Paesi probabilmente stanno già affrontando le conseguenze croniche dell’aumento della temperatura.

I nostri risultati suggeriscono che molti paesi stanno probabilmente sperimentando effetti persistenti sulla temperatura – ha affermato Bernardo Bastien-Olvera, dottorando di ricerca alla UC-Davis e principale autore dello studio – Ciò contrasta con i modelli che calcolano parametri come il costo sociale del carbonio, che presuppongono per lo più impatti temporanei della temperatura sul PIL. La nostra ricerca si aggiunge alle prove che suggeriscono che gli impatti sono molto più incerti e potenzialmente più grandi di quanto si pensasse in precedenza“.

Ricerche precedenti hanno esaminato la questione stimando l’effetto ritardato della temperatura sul PIL negli anni successivi, ma i risultati non sono stati conclusivi. Con questo studio i ricercatori hanno utilizzato un nuovo metodo per isolare gli effetti persistenti della temperatura sull’economia, analizzando le modalità di oscillazione inferiori del sistema climatico. Ad esempio, è stato evidenziato l’impatto economico di El Niño Southern Oscillation (ENSO), la fluttuazione della temperatura da 3 a 7 anni nell’Oceano Pacifico che influisce sulla temperatura e sulle precipitazioni in molte parti del mondo.

Osservando gli effetti sul PIL di questi tipi di oscillazioni a bassa frequenza – ha proseguito Bastien-Olvera – siamo in grado di distinguere se i Paesi stanno vivendo effetti temporanei o persistenti e cumulativi“.

Il team ha utilizzato una procedura matematica chiamata filtraggio per rimuovere le variazioni di temperatura annuali con frequenza più elevata, riconoscendo comunque che caratterizzare gli impatti della temperatura sull’economia è un compito enorme a cui è improbabile che un singolo gruppo di ricerca possa dare risposte esaustive.

Riquadro (A). Stime a livello nazionale dell’effetto della temperatura sulla crescita economica. Ai soli fini della visualizzazione, ogni riga collega i coefficienti stimati da regressioni a diversi livelli di filtraggio dei dati di temperatura. Le linee sono codificate a colori in base all’andamento dalla stima non filtrata a quella più filtrata: arancione quando il valore assoluto dei coefficienti aumenta con il filtraggio (“Non convergente a zero”); arancione scuro quando la differenza tra non filtrato e più filtrato è significativa al 10% (“Intensificante”); blu quando il valore assoluto dei coefficienti diminuisce con il filtraggio (“Convergente a zero”) e blu scuro quando il trend è statisticamente significativo al 10% (“*Convergente a zero”; non rilevato in questo risultato); grigio quando la stima più filtrata è maggiore di quella non filtrata ma con segno opposto. Il grafico mostra solo i paesi con stime al di sotto del 99° percentile per la leggibilità.
Riquadro (B). Il lato sinistro del grafico mostra il numero di paesi per i quali vi sono prove di effetti di crescita (in rosa) e prove di effetti di livello (in viola). Nella parte destra sono classificate le stime a 15 anni filtrate per tipologia di trend utilizzando lo stesso codice colore del riquadro (A).

La disponibilità dei dati e l’attuale portata degli impatti climatici limitano ciò che può essere fatto globalmente a livello di Paese – ha osservato Frances Moore, Assistente Professore di Scienze e Politiche ambientali alla UC-Davis e co-autrice dello studio – Tuttavia, la nostra ricerca costituisce una nuova prova in questo puzzle, fornendo un nuovo strumento per rispondere a questa domanda ancora irrisolta“.

L’altro co-autore dello Studio è Francesco Granella, Dottorando in Politiche Pubbliche e Amministrazione presso l’Università Bocconi di Milano e ricercatore presso RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment (EIEE).

All’inizio di agosto un altro Studio, condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge e del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), aveva sottolineato come i Governi non abbiano ancora compreso adeguatamente gli impatti potenzialmente catastrofici degli effetti a cascata del riscaldamento globale, come carestie e malnutrizione, condizioni meteorologiche estreme; guerre e sfollamenti; malattie trasmesse da vettori, che hanno indicato come i 4 cavalieri dell’Apocalisse.

In copertina: Un tratto del fiume Colorado vicino alla Diga di Hoover sul lago Mead in Nevada. Il Governo federale ha annunciato l’11 agosto 2022 che alcuni stati degli USA e del Messico dovranno ridurre il consumo di acqua per evitare conseguenze “catastrofiche” al fiume, essenziale per l’economia del West americano, dopo oltre due decenni di precipitazioni inferiori al normale (Foto John Locher/AP/dpa).

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