1 Febbraio 2023
Energia Fonti rinnovabili

CER: contro la crisi energetica e per un’economia a misura d’uomo

Il Rapporto di Fondazione Symbola, Gruppo Tea e IPSOS che analizza il livello di conoscenza e diffusione delle Comunità energetiche (CER) nel Paese, nelle imprese, nel mondo ecclesiale e nella società civile, evidenzia che sussistono buoni livelli di conoscenza delle CER sui 3 target, in particolare nel mondo delle Diocesi.

Le comunità energetiche contro la crisi. Empatia, tecnologie e territori per un’economia a misura d’uomo” è il titolo del Report di Fondazione Symbola, Gruppo Tea e IPSOS, presentato a Mantova il 2 dicembre 2022, che analizza il livello di conoscenza e diffusione delle Comunità energetiche (CER) nel Paese, nelle imprese, nel mondo ecclesiale e nella società civile.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono uno strumento formidabile per affrontare la crisi climatica, abbassare le bollette, rendere l’Italia più libera da ricatti energetici puntando sulle rinnovabili – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola – Per muoversi sulla linea indicata dall’Europa con il Next Generation EU: coesione, transizione verde, digitale. Lo pensano i cittadini, imprese, diocesi, anche se molto resta da fare per far conoscere e rendere praticabili le CER. In particolare va colmato il ritardo accumulato nell’approvazione dei decreti attuativi. Mi pare che il nuovo ministro Gilberto Pichetto Fratin abbia dato assicurazioni su questo. L’Italia può essere protagonista della transizione verde con un’alleanza tra società, imprese, istituzioni. Tra comunità, empatia e tecnologia che può rendere più forte la nostra economia e un ruolo importante possono svolgerlo anche piccoli comuni e parrocchie”.

Per la ricerca, sono state condotte 200 interviste a imprese di piccole e medie dimensioni, come ha specificato nella presentazione del report da Nando Pagnoncelli, Presidente di IPSOS, raccogliendo le opinioni degli imprenditori o di figure apicali / con potere decisionale e che hanno piena visibilità sulle strategie aziendali in materia di approvvigionamento energetico. Per le Diocesi, con la collaborazione dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, è stato inviato il link per la compilazione di un questionario a tutti i referenti Diocesani. Su un totale di 227 realtà coinvolte, è stato raggiunto un campione finale di 80 interviste. E per offrire una visione d’insieme e un dato di confronto sul punto di vista della popolazione italiana, sono state inserite alcune domande nel barometro settimanale di Ipsos Public Affairs che coinvolge settimanalmente un campione di 800 italiani maggiorenni, rappresentativo della popolazione per area geografica, genere, età, titolo di studio, condizione occupazionale. 

Ne emerge buoni livelli di conoscenza delle CER sui 3 target, in particolare nel mondo delle Diocesi: 3 imprese su 4 ne hanno sentito parlare (75%) e nella popolazione circa una persona su 6 (15%). Tuttavia, è solo il 13% dei cittadini a conoscere bene il concetto di CER, il 32% delle imprese, ma ben il 47% dei referenti diocesani.

Le principali opportunità nel partecipare a una CER, secondo la popolazione, sono il risparmio e la garanzia di indipendenza e sicurezza energetica sul territorio, citate quasi a pari merito. Anche se numericamente più marginali, non mancano le aspettative positive in termini di impatti sulla società e sull’ambiente (l’adozione di un modello più sostenibile, la lotta alla povertà energetica, il rafforzamento dei legami di comunità).

Tra le imprese le principali opportunità individuate sono i vantaggi sulla bolletta energetica (62%), il ritorno in termini di immagine (25%) e la possibilità di rendere più solido il legame con la comunità locale e il territorio (20%). Si rileva tuttavia ancora scarsa informazione sulle modalità e sui tempi di realizzazione e sulla entità degli investimenti economici che lo strumento richiede, seguiti dalla difficoltà nel cambio di mentalità, dall’incertezza del quadro di norme e adempimenti burocratici. Aspetto che evidenzia anche la necessità di fare maggiore informazione sul tema.

Una survey condotta dal Laboratorio REF Ricerche, rivolta alle imprese del solo settore energetico in merito alle potenzialità e limiti delle CER e pubblicata di recente in un position paper, ha rilevato che l’incertezza del quadro normativo e la complessità delle procedure, costituirebbero, dopo le difficoltà di mettere d’accordo soggetti diversi, i maggiori ostacoli alla diffusione delle CER.

Dal sondaggio di Ipsos, tra i cittadini è il 65% a ritenere che le CER possano essere uno strumento in grado di aiutarli nell’affrontare la crisi energetica, quota che sale al 70% tra le imprese (su questo target, 1 su 4 ritiene che le CER diano un aiuto per superare la crisi energetica e aumentare contestualmente la propria competitività).

In conclusione, la propensione a partecipare ad una CER raggiunge quasi il 60% tra i cittadini, il 56% tra le imprese, e su entrambi i target una quota consistente, il 19%, si dichiara molto propenso. Ma tra i referenti diocesani l’85% ritiene che le CER possano incidere positivamente in termini di aumento dell’energia rinnovabile prodotta in Italia, anche se il 43% è convinto che solo alcune parrocchie riusciranno ad adottare lo strumento delle CER nei prossimi anni. Infine, sono soprattutto le imprese a vedere le CER come uno strumento attuabile in tempi brevi (41% pensa che si affermeranno nei prossimi 5 anni).

Quanto è emerso oggi conferma l’urgenza di definire le regole attuative necessarie a dare avvio definitivo alle Comunità – ha commentato Massimiliano Ghizzi, Presidente del Gruppo Tea (Territorio Energia Ambiente), l’azienda multiutility del Comune di Mantova – Nel bel mezzo di una crisi energetica, sussiste un vuoto normativo ingiustificabile, che speriamo si colmi entro il mese, che rallenta i tanti progetti in essere nel nostro Paese. Il processo verso la transizione energetica è avviato, urgente e trasversale, e le CER rappresentano senz’altro una soluzione concreta. In questo processo sono molti gli attori coinvolti, ma fondamentale, mi pare, il ruolo delle multiutility come Tea, già impegnata in questo settore, chiamate a supportare gli Enti locali nell’abbracciare al meglio queste opportunità di sviluppo ambientale, economico e sociale, e a svolgere un ruolo attivo nel promuovere un cambiamento culturale nelle rispettive comunità. Un cambiamento rispetto all’approccio al consumo che con le CER diventa condiviso, orientato al risparmio e al bene comune attraverso energia pulita e rinnovabile”.

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