Cambiamenti climatici

Cambiamento climatico: la “trappola delle soluzioni private”

Un nuovo studio, realizzato da un team di 72 economisti e psicologi di tutto il mondo e coordinato dall’Università di Nottingham, a cui hanno collaborato ricercatori dell’Università di Bologna, ha individuato una potenziale “trappola delle soluzioni private” nei problemi che richiedono cooperazione internazionale, come il cambiamento climatico.

Nella lotta al cambiamento climatico, preferire soluzioni privatistiche di mitigazione rispetto ad iniziative pubbliche per la riduzione dei gas serra riduce l’efficacia degli sforzi globali, aumenta le disuguaglianze ed espone a rischi più elevati i paesi e i cittadini più poveri. Una vera e propria “trappola delle soluzioni privatistiche” in cui cadono soprattutto le nazioni più ricche: pensando di favorire gli interessi dei loro abitanti finiscono per esacerbare le conseguenze negative del riscaldamento globale.

A far luce sugli ingranaggi di ingranaggi di questo meccanismo decisionale è loStudioThe private solution trap in collective action problems across 34 nations”, pubblicato il 20 marzo 2026 sulla rivistaPNASe condotto da ungruppo di 72 economisti e psicologidi varie istituzioni accademiche di tutto il mondo, tra cui  l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze economiche, coordinati dall’Università di Nottingham, che ha coinvolto più di7.500 persone di 34 Paesimolto diversi tra loro ( dalla Colombia alla Danimarca, dal Sudafrica all’India), che sono state sottoposte auna simulazione sull’utilizzo delle risorse economiche per contrastare il cambiamento climatico.

Tra gli obiettivi principali dei negoziati sul cambiamento climatico c’è il tema di come distribuire l’impegno economico dei diversi paesi per limitare il riscaldamento globale– spiega Alessandro Tavoni, Pprofessore al Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio assieme al ricercatoreGiorgio Dini  –La nostra indagine mostra che chi ha più risorse tende però a investire di più su soluzioni privatistiche di mitigazione e di meno su azioni pubbliche di ampio respiro per la riduzione delle emissioni: questo comportamento non fa che aumentare le disuguaglianze e allontanare una possibile soluzione globale del problema”.

Lasanità pubblica, il sistema dellapubblica istruzioneo le reti ditrasporto pubblicosono esempi di come le società umane abbiano trovato insieme soluzioni a problemi che riguardano tutte e tutti. A livello individuale però possono esserci anchesoluzioni privatistiche, come l’acquisto di una polizza sanitaria privata, la scelta di una scuola privata o l’utilizzo di un’auto di proprietà.

Nel contesto del cambiamento climatico, la soluzione per risolvere il problema a livello globale è ben nota: ridurre le emissioni di gas serra. Però, i singoli Governi hanno anche la possibilità di puntare su soluzioni privatistiche di mitigazione degli impatti a carattere locale, ad esempio la gestione dei corsi fluviali per ridurre il rischio di inondazioni. Entrambe le scelte sono legittime e necessarie, maquanto è opportuno investire in una direzione o nell’altra?

I partecipanti alla simulazione sono stati riuniti in gruppi di4 persone, in cui di2 giocatori rappresentavano i Paesi ricchi, con più risorse da investire, e gli altri2 rappresentavano i Paesi poveri. Ogni partecipante doveva investire le risorse a disposizione scegliendo tra una soluzione privata e una pubblica onde evitare la catastrofe, ossia la perdita dei propri guadagni. Irisultati mostrano che i giocatori con più risorse tendevano a investire di più sulle soluzioni privatistiche locali che sulla soluzione pubblica globale al problema.

I partecipanti a cui sono state assegnate più risorse all’inizio del gioco hanno investito su soluzioni privatistiche il doppio delle volte rispetto a chi partiva con meno risorse, e hanno contribuito proporzionalmente di meno all’investimento condiviso sulla soluzione pubblica– sottolineaTavoni –Si tratta di una vera e propria ‘trappola della soluzione privatistica’ che rallenta il percorso per arrivare a una soluzione globale del problema e mette a rischio i paesi con meno risorse e i cittadini più deboli”.

Gli studiosi hanno notato alcune differenze nelle scelte, legate alla diversa nazionalità dei partecipanti:chi proviene da Paesi con una cultura che valorizza strutture gerarchiche e di merito tende a puntare di più su soluzioni privatistiche, mentre chi proviene da Paesi con una cultura che valorizza il senso di comunità ed equità tende a favorire soluzioni pubbliche condivise.

Nonostante queste differenze culturali, però, a lungo andare tutti tendono a cadere nella trappola delle soluzioni privatistiche– precisa Tavoni –C’è ad ogni modo un elemento positivo: i gruppi che hanno investito rapidamente e in modo compatto sulla soluzione pubblica hanno spesso raggiunto l’obiettivo comune finale, disincentivando le soluzioni privatistiche”.

Secondo gli autori, questa strada potrebbe rivelarsi vincente nella lotta al cambiamento climatico, attraversosoluzioni come i “club climatici”, formati da gruppi di Paesi volenterosi, oppure meccanismi di compensazione degli investimenti per promuovere azioni rapide e condivise.

Inoltre, lo studio ha rilevato che le differenze nei valori culturali contribuiscono a spiegare i contributi a soluzioni private e pubbliche nei diversi paesi. Ad esempio, i partecipanti in paesi come l’Italiae laGermania, dove si incoraggia a vivere in armonia con l’ambiente naturale,erano più propensi a investire in soluzioni pubbliche e meno propensi a investire in soluzioni private.

Contributi alla soluzione pubblica e disuguaglianza di ricchezza. Contributi proporzionali alla soluzione pubblica da parte di giocatori ricchi e poveri e le conseguenze per la disuguaglianza di ricchezza all’interno dei gruppi.
Il grafico (A) mostra le proporzioni medie grezze di ricchezza contribuite alla soluzione pubblica da giocatori ricchi e poveri in ciascun paese. I punti nell’area ombreggiata blu (rossa) sopra (sotto) la linea grigia tratteggiata a 45° rappresentano i paesi in cui i contributi proporzionali dei giocatori poveri (ricchi) sono stati superiori a quelli dei giocatori ricchi (poveri).
Il grafico (B) mostra i contributi medi in proporzione alla ricchezza all’inizio di ogni round da parte di giocatori ricchi e poveri. I contributi effettuati dopo che la soluzione pubblica era stata fornita sono esclusi e le barre di errore rappresentano l’intervallo di confidenza al 95%. La linea grigia tratteggiata rappresenta la proporzione cumulativa di gruppi che avevano fornito la soluzione pubblica dopo ogni round.
Il grafico (C) mostra il livello di disuguaglianza di ricchezza all’interno dei gruppi alla fine del gioco, rappresentato dal coefficiente Gini. I punti sullo sfondo rappresentano i gruppi. La linea tratteggiata grigia mostra il livello di disuguaglianza di ricchezza all’interno dei gruppi all’inizio del gioco (G = 0,10); la linea tratteggiata nera mostra lo stesso alla fine del gioco (G = 0,71). Le barre di errore rappresentano l’intervallo di confidenza al 95% (Fonte: PNAS, 2026).

In sintesi, lo studio ha rilevato quanto segue:
Solo 15 dei 1.151 gruppi hanno optato interamente per la soluzione pubblica, mentre appena 11 hanno scelto interamente soluzioni private. La maggior parte dei gruppi si è divisa tra le due opzioni.

– In tutti i 34 paesi partecipanti, i “ricchi” hanno investito costantemente di più in soluzioni private rispetto ai “poveri”:il 62% dei giocatori ricchi ha adottato la soluzione privata contro il 32% dei giocatori poveri.

– Igiocatori meno abbientihanno contribuito con una quota maggiore dei loro fondi alla soluzione pubblica rispetto alle loro controparti più ricche:il 40% contro il 31%.

– A seguito di questi modelli di comportamento, ladisuguaglianza nella distribuzione della ricchezza era aumentata in ogni Paese alla fine del gioco.

– Si è stimato chela probabilità che i giocatori poveri perdessero tutto fosse più d i5 volte superiore rispetto a quella dei giocatori ricchi.

– Nei Paesi in cui l’armonia è più importante della gerarchia, i giocatori eranopiù propensi a investire nella soluzione pubblica.

I nostri risultati mettono in luce le potenziali conseguenze della trappola delle soluzioni private– afferma  Eugene Malthouse, Ricercatore presso il Centro per la ricerca decisionale e l’economia sperimentale dell’Università di Nottingham, principale autore dello Studio – per cui l’esistenza e l’adozione diffusa di soluzioni private minano la fornitura di soluzioni pubbliche, aumentando al contempo la disuguaglianza di ricchezza e lasciando gli individui e le nazioni meno abbienti privi di protezione contro i rischi collettivi”.

Immagine di copertina: Università di Bologna

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.