È stato presentato il Blue Book 2026, curato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, il rapporto che rappresenta la monografia di riferimento per il servizio idrico integrato in Italia, analizzando lo stato delle infrastrutture, la governance e gli investimenti del settore, con un focus sulle sfide poste dalla crisi climatica e sulla sostenibilità a lungo termine.
Continua la crescita degli investimenti nel settore idrico, che nel periodo 2021-2029 si attestano su una media di 90 euro annui per abitante, con un picco nel biennio 2025-2026 legato anche all’attuazione del PNRR, che si riflettono sul miglioramento della qualità del servizio, anche se emergono divari tra le gestioni industriali e quelle ‘in economia’ in capo agli enti locali, diffuse in particolar modo al Sud.
È il quadro che emerge dal nuovo Blue Book 2026, la monografia completa dei dati del servizio idrico realizzata dallaFondazione Utilitatise promosso daUtilitalia, a cui hanno contribuitoEnea, il Dipartimento nazionale di Protezione Civile (DPC), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), le Autorità di bacino dei distretti idrografici, laFondazione Cima eThe European House – Ambrosetti (TEHA), che è stato presentato il 20 marzo 2026 nel corso di unConvegnoalla Camera dei Deputati.
L’edizione di quest’anno si focalizza sulle criticità che vanno necessariamente risolte alla luce dei cambiamenti climatici, che hanno portato a una situazione di “bancarotta idrica” globale, e dellenuove direttive europeeche imporranno standard più stringenti sulla qualità e sul trattamento delle acque.
Il report sottolinea cheper garantire sistemi idrici equi, resilienti e tecnologicamente avanzati, il nodo centrale diventa il fabbisogno di investimenti. Pur raggiungendo la cifra record di90 euro per abitante(in Europa la media è di 100 euro), atteso nel biennio 2025-2026 per effetto dei piani di investimento finanziati con risorse PNRR, giunti nel pieno della realizzazione, mentre le infrastrutture mostrano debolezze e segni di deterioramento, con un divario tra Nord e Sud che persiste.

“Il PNRR non è stato un sostituto– ha sottolineatoMario Rosario Mazzola, Presidente della Fondazione Utilitatis– ma un propulsore degli investimenti dei gestori, a testimonianza del riposizionamento strutturale di un settore che ha sviluppato una maturità industriale in breve tempo”
“Il comparto si lascia alle spalle la fase del PNRR con una maggiore maturità industriale e capacità organizzativa– ha affermato, a sua volta, il Presidente di UtilitaliaLuca Dal Fabbro–Ora, però, è necessaria una quota di contributo pubblico di almeno 2 miliardi di euro l’anno per i prossimi 10 anni, per portare avanti un piano straordinario di interventi volti ad assicurare la tutela della risorsa e del territorio, che non può ricadere unicamente sulle tariffe”.
Nei prossimi 10 anni circa la metà della popolazione italiana sarà coinvolta in rinnovi o nuove procedure di affidamento del servizio idrico, aprendo una fase strategica per il riassetto del settore. Utilitatis ha analizzato 113 concessioni che riguardano46 milioni di abitanti(80% della popolazione), con un impatto crescente nel medio termine: circa7 milioni di cittadini entro 5 anni e circa 20 milioni entro 10 anni. Dunque, ilprossimo decennio sarà decisivo per consolidare l’unicità gestionale, rafforzare la capacità industriale e ridurre i divari territoriali.
Dal report emerge che sono ancoramolto bassi(22 euro per abitante nel 2024) i dati relativigli investimenti delle gestioni “in economia”, ovvero dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico; unquadro che interessa ancora 1.310 comuni per circa 6,9 milioni di abitanti(il 12% della popolazione italiana) soprattuttoal Sud, ostacolando investimenti ed economie di scala. Di contro, lagovernance del servizio idrico ha compiuto progressi significativi con una crescente aggregazione verso gestioni industriali: oggi l’86% della popolazione (49,8 milioni di abitanti) vive in comuni con servizio integrato affidato a un unico operatore. Il processo di subentro del gestore unico in diversi ambiti territoriali, specie in Calabria, Molise e Valle d’Aosta, sta progressivamente riducendo il numero delle gestioni in capo agli enti locali. Si tratta dunque di processi positivi di attuazione della governance di settore, frutto anche delle azioni di riforma promosse dal PNRR.
Nel 2025,la spesa media nazionale per il servizio idrico integrato è stata pari a 411 euro annui per una famiglia di tre componenti, con unconsumo 150 m³),in aumento del 7%rispetto all’anno precedente anche per effetto dell’aumento degli investimenti. Nonostante l’incremento, latariffa unitariasi attesta mediamente sui2,6 euro/m³,rimanendoinferiore alla media europea(3,4 euro/m³)e confermando unequilibrio tra sostenibilità per le famiglie e fabbisogno di investimenti. La dinamica della spesa per il servizio idrico si lega direttamente ai risultati conseguiti in termini di qualità tecnica e agli sforzi di ammodernamento infrastrutturale.
Il campione del Blue Book conta oltre 324 mila km di rete, di cui il 30% con più di 30 anni, e registraperdite medie del 37,9%. Permangonocriticitàanche sul fronte dellacontinuità del servizio, degliallagamenti(fino a 27 episodi ogni 100 km nel Sud) e delriutilizzo delle acquereflue, fermo al 3,4% a fronte di un potenziale del 13,4%. Al contempo, laqualità dell’acqua potabile si mantiene su livelli elevati, con non conformità molto contenute, e spicca il dato relativo all’attenzione dei gestori nell’analisi e nel monitoraggio della risorsa:4,4 milioni di parametri analizzati nel 2024 per 295mila campioni(+197% rispetto al numero minimo di prelievi richiesto dalla normativa, a testimonianza di un livello di monitoraggio particolarmente intensivo).

Di fronte all’emergenza climatica, c’è bisogno di una significativa accelerazione delle politiche diadattamento,modernizzazione infrastrutturaleefinanza dedicata, se si pensa che il15% del PIL dell’Area Mediterranea(1.902 mld di dollari) eil 20% di quello italiano(384 mld di euro)non potrebbero essere generati senza la risorsa idrica.
Peruscire da una logica emergenziale,a fronte di un’alternanza sempre più marcata nel nostro Paese di fasi conpiogge intenseeperiodi più secchi, ricorrere a soluzioni tecnologiche, gestionali o finanziarie innovative, è ormai imprescindibile. Grazie all’integrazione di satelliti ottici e radar, per esempio,è possibile monitorare lo stato degli invasi in tempo quasi reale ed in qualsiasi condizione meteorologica. Il servizio sviluppato dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Fondazione CIMA fornisceserie temporali e indicatori di anomalia utili per identificare rapidamente situazioni di scarsità idrica, in un’ottica di prevenzione nella gestione della risorsa. Al contempo, è fondamentalesprecare meno risorsa possibile. I titoli di risparmio idrico, o “certificati blu”, rappresentano unaleva strategica per trasformare il risparmio e il riuso dell’acqua in un valore economico misurabile, orientando investimenti e comportamenti verso una gestione più efficiente della risorsa. Attraverso modelli ispirati aititoli di efficienza energeticae aiwater credit volontari, è possibile attivare meccanismi di mercato capaci dipremiare chi riduce i consumi e responsabilizzare i grandi utilizzatori.
