Secondo un’analisi della Community Biometano di TEHA Group, con investimenti di 16,5 miliardi di euro al 2030 si potrebbe colmare il divario di 3 miliardi di metri cubi rispetto al PNIEC, rafforzando, al contempo, la collaborazione tra produttori e industria energivora, che ha limitato finora il ruolo del settore alla sola dimensione ambientale. Il biometano, infatti, si distingue come infrastruttura industriale capace di connettere politica energetica, competitività manifatturiera e sicurezza nazionale.
Se sviluppato lungo la traiettoria del PNIEC, il biometano può coprire il 20-25% dei consumi di gas delle industrie hard-to-abate, rafforzando la resilienza del sistema produttivo e riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati energetici. Per colmare il gap al 2030 servono 16,5 miliardi di nuovi investimenti, insieme a regole stabili, aste più prevedibili e un quadro capace di attivare sinergie con sviluppo del Sud, digitalizzazione e automazione.
È questo il messaggio che viene lanciato dall’incontro “Il biometano in Italia. Prospettive industriali e traiettorie di sviluppo post-PNRR”, promosso il 21 aprile2026 daCommunity BiometanodiTEHA Group, la piattaforma dove la filiera del biometano prende forma, cresce e collabora., che ha visto riuniti protagonisti del settore perdare impulso agli investimenti volti a rendere il biometano una risorsa chiave per la competitività e la sicurezza energetica del Paese, dando vita a un ecosistema collaborativo capace di generare valore duraturo per i cittadini, le imprese e l’ambiente.
La Community opera pertrasformare singole iniziative locali in un sistema industriale organizzato, integrando l’eccellenza agricola con competenze gestionali avanzate e supportando la decarbonizzazione delle industrie Hard-to-Abate. Complessivamente i partner della Community stanno mettendo in campo un piano di sviluppo destinato a raggiungere 1,5 miliardi di euro nei prossimi anni.
“Il biometano è la risposta italiana alla sicurezza energetica: può diventare lo scudo che protegge le nostre industrie Hard-to-Abate dagli shock dei prezzi internazionali– ha dichiaratoAlessandro Viviani, Associate Partner di TEHA Group, che ha aperto i lavori –Oggi però siamo di fronte a un bivio: per raggiungere i target fissati al 2030 dobbiamo raddoppiare l’intensità degli investimenti. È il momento di adottare un approccio di sistema. L’Italia ha una grande opportunità davanti a sé, ma è necessario creare le condizioni di mutuo vantaggio: non solo riportare la barra dritta su un ecosistema in grado di attrarre investimenti, ma fare in modo che questi investimenti si realizzino in modo efficiente, portino competitività al settore agroindustriale e sostengano al tempo stesso sicurezza e sostenibilità energetica per i settori hard-to-abate”.
Al centro del confronto, proseguito con una tavola rotonda con i partecipanti alla giornata, ladistanza ancora significativa tra gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e latraiettoria oggi raggiungibile.
Iltarget al 2030 è pari a 5,7 miliardi di Smc di produzione annua di biometano, ma con il perimetro attuale degli interventil’Italia si fermerebbe a circa 2,6 miliardi, lasciando un gap superiore a 3 miliardi di Smc da colmare nei prossimi anni.
Secondo l’analisi presentata da TEHA Group,per chiudere questo divario sarà necessaria una nuova fase di sviluppo, fondata sia sulla riconversione degli impianti esistenti sia sulla realizzazione di nuovi impianti, con 16,5 miliardi di nuovi investimenti che porterebbero gli investimenti cumulati del settore a 24,4 miliardi di euro al 2030.
Per questo, secondo TEHA Group, il prossimo quadro regolatorio dovrà essere in grado diattirare investimenti privati e capitali internazionali, rafforzando la bancabilità dei progetti e riducendo le incertezze che oggi ne rallentano lo sviluppo.
Ledirettrici indicate sono 3:
–continuità regolatoria e visibilità di lungo termine;
–adeguamento delle tariffe in funzione delle diverse tipologie e dimensioni di impianto;
– miglioramento del profilo rischio-rendimento attraverso misure di derisking, cumulabilità e sinergie industriali, con l’obiettivo di limitare anche il peso sulle bollette.
Tra i nodi più rilevanti figura propriola stabilità del quadro normativo: la presentazione TEHA evidenzia che il nuovo decreto dovrà preservare l’impianto del DM 2022, assicurare maggiore visibilità di lungo termine e ridurre la discontinuità che negli ultimi anni ha inciso sui costi di sviluppo, contribuendo anche a determinare in Italiacosti Energy Performance Contract (EPC) superiori del 20-30% rispetto alla Spagna.
Tra le condizioni abilitanti figurano ancheun meccanismo di aste più frequenti e prevedibili,tempi certidi avvio dei lavorie l’allineamento del regime fiscale del biometano a quello delle RES elettriche,con IVA al 10%. In parallelo, il raggiungimento degli obiettivi richiede non solo la riconversione degli impianti esistenti ma anche unanuova stagione di investimenti greenfield,con particolare attenzione alle opportunità localizzate nel Mezzogiorno e alle possibili sinergie con altre priorità pubbliche, dalla digitalizzazione all’automazione.
Un ulteriore tema affrontato durante la giornata di lavori riguarda il possibile impiego di una quota deiproventi ETS per sostenere la crescita della filiera. Secondo TEHA Group, si tratterebbe di una scelta coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione industriale e con la necessità di attivare rapidamente nuovi investimenti: nel 2024 l’Italia ha generato circa 2,56 miliardi di euro di proventi ETS ma le risorse reimpiegate direttamente per la decarbonizzazione delle industrie hard-to-abate, o per misure di compensazione indiretta, sono state inferiori a 500 milioni di euro. Un contesto, questo, in cui una riallocazione mirata potrebbe avere un impatto diretto anche sul livello degli incentivi: 1 miliardo di euro di proventi ETS potrebbe infatti ridurre di circa 30 euro/MWh la tariffa del nuovo DM.
Infine, l’ultimo tema chiave emerso dai lavor,i è lanecessità di costruire un vero patto di sistema per fare del biometano un meccanismo di difesa strutturale contro le fluttuazioni e le speculazioni internazionali sul prezzo del gas. Questo significa lavorare di concerto su due fronti:
– da un lato ilconsolidamento del sistema dei Contratti per Differenza;
– dall’altro losviluppo di standard BPA(Biogas Purchase Agreement) in grado di creare le condizioni per superare le attuali dipendenze dai mercati spot.
In copertina: foto di ADMC da Pixabay
