AcquaRisorse e consumi

Atlante dell’Acqua: la crisi climatica rende ogni goccia preziosa

In vista della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo), Legambiente ha pubblicato l’Atlante dell’Acqua, un lavoro interdisciplinare che raccoglie studi, dati scientifici e analisi su usi, consumi e impatti sull’acqua nel mondo e in Italia.

Dalla crisi climatica all’AI alle PFAS, dall’agricoltura alla fusione dei ghiacciai, ai conflitti nel mondo, la risorsa più preziosa è sotto pressione.

È ilclaimcheLegambiente, in vista dellaGiornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo 2026), usa per la presentazione dell’Atlante dell’Acqua, versione italiana delWasseratlas 2025, pubblicato congiuntamente daHeinrich-Böll-StiftungeBUND(Bund  für Umwelt und Naturschuts Deutschland) ad aprile 2025. Ai contributi originali sono affiancati quelli di esperti italiani, che forniscono un quadro nazionale di alcuni tra i temi più rilevanti, come l’ambiente glaciale e alpino, l’agroecologia, le PFAS, la depurazione, usi e consumi della risorsa idropotabile, l’accesso equo e universale il fiume Po, il principale fiume italiano.

“L’Atlante dell’acqua, documento pedagogico ricco di grafici chiari e dati comprensibili– ha dichiaratoBenjamin Fishman, coordinatore dei programmi italiani per laFondazione Heinrich Bölle che ha supervisionato l’adattamento italiano del volumemira a riportare al centro del dibattito politico l’importanza di proteggere le risorse idriche e in generale la conservazione dell’acqua, troppo spesso data per scontata e in molti casi mal gestita”.

Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 4.000 chilometri cubi di acqua da falde, fiumi e laghi.Di questiIl 70% -72%è destinato all’agricoltura. Sono3,2 miliardi le persone che vivono in aree agricole con scarsità idrica, mentre 12,5 milioni di europei sono esposti aPFAS, vivendo in aree con acqua potabile contaminata. Intanto nelmondo la domanda globale di acqua è in aumento e di questo passo lo stress idrico è destinato ad aggravarsi nei prossimi decenni.

La crisi idrica non è un’emergenza futura ma una realtà presente, che richiede politiche rigorose, investimenti strutturali, innovazione tecnologica sostenibile e un cambiamento nei modelli di produzione e consumo”.

L’acqua nel mondo
Ilriscaldamento globale intensifica gli estremi idrologici. L’aria più calda trattiene circa il 7% di umidità in più per ogni grado di aumento della temperatura, aumentando la probabilità di precipitazioni estreme. Solo il 5% degli eventi meteorologici causa il 61% delle perdite economiche globali.Alluvioni improvvise e siccità prolungate si susseguono in sequenze sempre più ravvicinate. In Europa meno del 40% delle acque superficiali raggiunge un buono stato ecologico.

Medio Oriente, il Nord Africa, l’India, nord della Cina e sud-ovest degli Stati Uniti sono tra le regioni più colpite dalla scarsità idrica e le più assetate. In particolare,nord Africa e il Medio Orienteche rappresentanoil 5% della popolazione mondiale, dispongono solo dello 0,7% delle risorse idriche, di cui l’80% è utilizzato per l’agricoltura. L’acqua inoltre è spesso vittima, arma, causa scatenante ofattore di innesco dei conflitti. La cooperazione tra stati e comunità può prevenire i conflitti e ridurre la competizione per questa risorsa.

Gli impatti deidata centere dell’AI
La domanda idrica della digitalizzazione comprende l’acqua necessaria per produrre dispositivi elettronici, quella impiegata per generare l’energia che li alimenta e quella utilizzata per il raffreddamento dei data center. Undata center medio negli Stati Uniti utilizza oltre un milione di litri al giorno; per il solo raffreddamento può arrivare a richiedere fino a 169 litri al secondo. Entro il 2030, il consumo idrico dei data center europei potrebbe eguagliare quello di una grande città.

L’espansione dell’intelligenza artificiale (AI) amplifica il fenomeno. Se20 ricerche online consumano circa 10 millilitri d’acqua, un sistema di AI può arrivare a utilizzare fino a mezzo litro per 20-50 interrogazioni. Per addestrare modelli avanzati sono stati evaporati centinaia di migliaia di litri di acqua dolce.  Secondo uno studio dell’Università della California (Riverside)entro il 2027 l’AI globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca. Anche le criptovalute presentano un’impronta idrica rilevante: una singola transazione può richiedere volumi d’acqua paragonabili a quelli necessari per riempire una piscina.

Acqua eterre rare
Metalli 
come rame, litio e terre rare sono centrali per energie rinnovabili, mobilità elettrica e dispositivi digitali. Ma la loro estrazione è idro-intensiva: circa 97 litri d’acqua per 1 kg di rame e tra 400 e 2.000 litri per 1 kg di litio. La domanda di terre rare potrebbe più che raddoppiare entro il 2040, mentre quella di litio potrebbe aumentare fino a tredici volte. Oltre il 50% della produzione globale di rame e litio si trova in aree soggette a stress idrico e rischi climatici. A livello globale si registrano quasi 900 conflitti ambientali legati alle attività minerarie, l’85% connessi a uso o contaminazione delle acque. La pressione sulle risorse minerarie si traduce quindi in pressione diretta sulle riserve di acqua dolce e sulle comunità locali.

Acqua,tecnologiaemoda
Prodotti come carta, vestiti ed elettronica hanno impronte idriche significative. La produzione di un singolo smartphone può richiedere fino a 12.000 litri d’acqua per l’estrazione dei metalli rari, l’assemblaggio dei componenti e il raffreddamento dei processi industriali. L’industria tessile e dell’abbigliamento usa ogni anno 93 miliardi di m³ d’acqua per produrre e distribuire i suoi beni, lasciando un’impronta ecologica enorme.

FocusItalia
L’Italia è tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile: nel 2022 sono stati prelevati 9,1 miliardi di m³, pari a 155 m³ annui per abitante. L’85% proviene da acque sotterranee. Nelle reti di distribuzione si perde il 42,4% dell’acqua immessa, pari a 3,4 miliardi di m³ l’anno, con punte oltre il 60% in alcune regioni del Mezzogiorno. 

Sono 6 procedure europee di infrazione attive, una relativa alle acque potabili, in particolare per i livelli di arsenico e fluoruro nel viterbese, una relativa alla Direttiva Nitrati e, infine, quattro su fognature e depurazione, per la prima delle quali paghiamo sanzioni che sarebbe più utile investire nell’adeguamento degli impianti.Solo il 56% delle acque reflue è trattato in conformità con la normativa, contro una media UE del 76%.

Gli scarichi non trattati incidono sulla qualità del 25% dei fiumi, del 22% dei laghi e di oltre il 50% delle acque costiere. Agennaio 2026si è aggiunta l’apertura di una ulteriore procedura per la Direttiva Quadro Acque 2000/60. Preoccupa l’intensificarsi deglieventi meteo estremi(grandinate, siccità, alluvioni, esondazioni…): 195 quelli registrati negli ultimi 11 anni, secondo l’Osservatorio Città Clima, e che hanno causato danni all’agricoltura, pari al 7,9% del totale degli eventi censiti nello stesso periodo in Italia.

PFAS
Le PFAS contaminano acqua, suolo e catena alimentare e sono stati rilevati nel sangue, nella placenta e nel latte materno. In Italia il caso più grave è quello del Veneto, con circa 350.000 persone esposte per decenni. I costi di bonifica in Europa sono stimati in centinaia di miliardi di euro. Nonostante le restrizioni su alcune molecole, nuove sostanze sostitutive stanno emergendo, mantenendo alta la pressione sugli ecosistemi acquatici.È necessaria una regolamentazione più severa.

Osservati speciali:Poeghiacciai
Nella Penisolapreoccupa lo stato di salute del Po, il grande fiume d’Italia con un bacino idrografico di circa 71.000 km², pari al 24% del territorio italiano, dove vivono oltre 16 milioni di persone. Importante tesoro di biodiversità, è minacciato da inquinamento chimico, microplastiche e crisi idriche. Le sue acque sono una risorsa idrica di importanza inestimabile per il Nord Italia, irrigando la Pianura Padana, una delle aree agricole più produttive d’Europa. Ogni anno, vengono prelevati oltre 20 miliardi di m3 d’acqua nel distretto del Po, di cui quasi il 75% è destinato agli usi irrigui. La dispersione dei rifiuti plastici è una delle emergenze ambientali più gravi: il Po è uno dei principali vettori di plastica nel Mar Adriatico. LaRiserva MAB UNESCO Po Grande, in questo bacino fluviale, rappresenta un importantemodello di tutela e sviluppo sostenibile.

I ghiacciai delle Alpi e dei Pirenei sono tra i più vulnerabili alla crisi climatica. Tra il 2000 e il 2023 hannoperso circa il 39% della loro massa e, se il trend continuerà, entro il 2050 gran parte dei ghiacciai sotto i 3.500 metri in Europa centrale scomparirà. Sulle Alpi italiane, inoltre, i giorni con neve al suolo sono diminuiti in media di 20-30 giorni rispetto ai primi anni 2000, con deficit dell’equivalente idrico della neve fino al 70%. Ne derivano effetti rilevanti sulla disponibilità di acqua, sulla portata dei fiumi, sulla produzione idroelettrica e sull’equilibrio degli ecosistemi montani. Ildegrado del permafrost aumenta l’instabilità dei versanti. È urgente rafforzare strategie di adattamento e cooperazione tra istituzioni, comunità locali e mondo scientifico per una gestione integrata delle risorse idriche e degli ecosistemi alpini.

“L’Atlante dell’Acqua 2026 evidenzia che la crisi idrica non è un’emergenza futura ma una realtà presente, che richiede politiche rigorose, investimenti strutturali, innovazione tecnologica sostenibile e un cambiamento nei modelli di produzione e consumo –ha sottolineatoStefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente –È necessaria un’azione globale urgente e coordinata per migliorare la gestione delle risorse idriche e l’adattamento ai cambiamenti climatici, così da proteggere le comunità e gli ecosistemi più fragili del pianeta. L’acqua non è solo vittima della crisi climatica, è anche una delle chiavi della soluzione. Il nostro Paese può diventare un laboratorio europeo di resilienza idrica, se sceglie di accelerare la transizione ecologica ed energetica uscendo dall’era delle fossili, di migliorare efficienza e qualità idrica riducendo consumi e perdite e coinvolgendo i comparti produttivi, e se punta davvero su soluzioni basate sulla natura per migliorare la ritenzione idrica dei suoli e mitigare gli effetti di siccità e alluvioni”.

In vista della Giornata mondiale dell’acqua, Legambiente chiede che in Italia:
vengano adeguate e rafforzate le infrastrutture idriche lavorando su depurazione, riuso, riduzione dei consumi e diversificazione delle fonti
si riducano le immissioni di inquinantianche attraverso un’ambiziosa armonizzazione delle normative europee basata sul principio di precauzione e sulle conoscenze aggiornate del quadro REACH;
– si acceleri la transizione ecologica dei settori idrovori come l’agricoltura;
– si applichino e rafforzino le leggi esistenti a partire dalla Direttiva Quadro Acque,
 pilastro della Strategia UE per la resilienza idrica, ma oggi a rischio deregulation; 
si garantisca un accesso equo e universale all’acqua;
– si affronti la crescente impronta idrica delle infrastrutture digitali.  
Sono azione queste su cui non sono più ammessi ritardi, ce lo impone la crisi climatica in atto e l’urgenza diun mondo che di questo passo rischia di rimanere a secco e con ingenti perdite economiche.

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