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WWDR 2026: “Acqua per tutti: pari diritti e opportunità”

In occasione dell’evento celebrativo della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo) che quest’anno è stato anticipato al 19 marzo, è stato presentato il World Water Development Report (WWDR 2026), il Rapporto sullo sviluppo idrico mondiale delle Nazioni Unite, dal titolo “Acqua per tutti: pari diritti e opportunità” per evidenziare come la crisi idrica globale sia aggravata dalle disuguaglianze di genere.

Come da consuetudine, in occasione dell’evento celebrativo dellaGiornata Mondiale dell’Acqua(22 marzo 2025), che quest’annosi è svoltoil 19 marzo presso la Camera di Commercio e Organizzazione europea dello status delle Nazioni Unite (ECOSOC), a New York è stato presentato ilWorld Water Development Report(WWDR 2026), pubblicato dall’UNESCO per conto di UN-Water, l’organismo interAgenziale di 35 Organizzazioni delle Nazioni Unite, che quest’anno ha per tema “Acqua per tutti: pari diritti e opportunità” per evidenziare comela crisi idrica globale sia aggravata dalle disuguaglianze di genere e dalla persistente mancanza di dati disaggregati per sesso. Senza dati, è più difficile per i responsabili politici comprendere appieno come le problematiche idriche influenzino i diversi gruppi, rallentando i progressi verso la parità di genere nel settore idrico.

Il rafforzamento dei sistemi di dati richiede anche lo sviluppo delle capacità e la promozione della collaborazione tra le istituzioni. I programmi di formazione e gli studi sul campo guidati dall’UNESCO hanno dimostrato come i dati idrici disaggregati per sesso possano generare nuove conoscenze, supportare politiche più inclusive e orientare il processo decisionale a livello locale, nazionale e transfrontaliero.

Il Rapporto mondiale sullo sviluppo idrico delle Nazioni Unite 2026 sottolinea cheil miglioramento dei dati sull’acqua non è solo una questione tecnica, ma una priorità di governance.Investendo in una migliore raccolta dati, in capacità analitiche e in indicatori sensibili alle questioni di genere, i Paesi possonocomprendere meglio le sfide idriche e progettare politiche che garantiscano un accesso equo alle risorse e ai servizi idrici.

Nel mondo ci sono 2,1 miliardi di persone che non hanno ancora accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro, condonne e ragazze che sopportano il peso maggiore. Donne e ragazze sono spesso responsabili della raccolta e della gestione dell’acqua per le proprie famiglie, il che le espone asforzi fisici,perdita di istruzionee di mezzi di sussistenza,rischi per la salutee una maggiorevulnerabilità alla violenza di genere, soprattutto laddove i servizi sono insicuri o inaffidabili.

Garantire la partecipazione delle donne alla gestione e alla governance delle risorse idriche è un fattore chiave per il progresso e lo sviluppo sostenibile– ha dichiaratoKhaled El-Enany, Direttore generale dell’UNESCO –Dobbiamo intensificare gli sforzi per salvaguardare l’accesso all’acqua per donne e ragazze. Non si tratta solo di un diritto fondamentale: quando le donne hanno pari accesso all’acqua, ne beneficiano tutti”.

Principali risultati del Rapporto
– A livello globale, donne e ragazze trascorrono complessivamente 250 milioni di ore al giorno a raccogliere acqua
, tempo che potrebbe altrimenti essere impiegato nell’istruzione, nel tempo libero o in attività generatrici di reddito. Le ragazze sotto i 15 anni (7%) hanno maggiori probabilità rispetto ai ragazzi sotto i 15 anni (4%) di dover andare a prendere l’acqua.
La scarsità di servizi igienico-sanitari colpisce in modo sproporzionato donne e ragazze , soprattutto nelle baraccopoli urbane e nelle aree rurali. La mancanza di servizi igienici e di acqua per l’igiene mestruale genera vergogna e assenteismo: si stima che tra il 2016 e il 2022 circa 10 milioni di ragazze adolescenti (15-19 anni) in 41 paesi abbiano perso giorni di scuola, lavoro o attività sociali.
-Anche se il lororuolo è centrale nell’approvvigionamento idrico domestico, nell’agricoltura, nella gestione degli ecosistemi e nella resilienza delle comunità, le donne rimangono sistematicamentesottorappresentate nella governance, nel finanziamento, nei servizi e nei processi decisionali relativi all’acqua.

Nonostante le numerose dichiarazioni e politiche a favore della parità di genere, i progressi verso la parità di accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, nonché la partecipazione delle donne alla gestione delle risorse idriche, rimangono insufficienti a causa della scarsa integrazione nei piani operativi.

Le disuguaglianze di genere nella proprietà terriera e immobiliare hanno un impatto diretto sull’accesso delle donne all’acqua. I diritti idrici sono spesso legati ai diritti fondiari, influenzando direttamente la disponibilità di acqua per usi produttivi come l’agricoltura. Le leggi e i regolamenti in materia di proprietà fondiaria che discriminano le donne le pongono in una posizione di svantaggio sociale ed economico. In alcuni paesi, gli uomini possiedono più del doppio della terra rispetto alle donne.

– Le donne continuano a essere sottorappresentate nella gestione e nella governance del settore idrico: i dati disponibili, provenienti da 64 aziende di servizi idrici in 28 paesi a basso e medio reddito, indicano che meno di un quinto dei lavoratori del settore idrico è di sesso femminile e che le donne vengono retribuite meno dei colleghi uomini (Banca Mondiale, 2019). Nel 2021/2022, le donne ricoprivano meno della metà delle posizioniWASH(acqua, servizi igienico-sanitari e igiene) negli impieghi pubblici in 79 dei 109 paesi che hanno risposto al sondaggio e meno del 10% in quasi un quarto dei paesi partecipanti (OMS, 2022). 

– La disuguaglianza di genere in tempi di crisi
I cambiamenti climatici, la scarsità d’acqua e i disastri idrometeorologici stanno esacerbando le disuguaglianze di genere esistenti, in particolare nei contesti caratterizzati da stress idrico e soggetti a calamità naturali. Il genere rimane un fattore determinante della vulnerabilità, influenzando l’esposizione al rischio, nonché l’accesso ai sistemi di allerta precoce, al sostegno alla ripresa e alla sicurezza dei mezzi di sussistenza a lungo termine. Le evidenze dimostrano chei cambiamenti climatici colpiscono in modo sproporzionato le donne: un aumento di 1°C della temperatura riduce i redditi nelle famiglie con a capo una donna del 34% in più rispetto alle famiglie con a capo un uomo, mentre le ore di lavoro settimanali delle donne aumentano in media di 55 minuti rispetto a quelle degli uomini.

Sebbene l’Europaabbia conseguito un accesso pressoché universale all’acqua e ai servizi igieni-co-sanitari, ledisuguaglianze di genere persistono in diversi ambiti del settore idrico. Le donne continuano ad essere sottorappresentate nei ruoli tecnici, manageriali e politici del settore idrico, nonostante i notevoli progressi compiuti in relazione all’uguaglianza di genere in tutte le istituzioni europee.Impedimenti strutturali come la carenza di personale addetto alla formazione, le aspettative professionali determinate dal genere e lo squilibrio tra vita lavorativa e vita familiare possono determinare l’abbandono del lavoro da parte delle donne e limitare le loro possibilità di carriera.

Appello a colmare il divario di genere nell’accesso all’acqua e nella leadership
Il Rapporto fornisce raccomandazioniconcrete per promuovere progressi significativi, tra cui:
Eliminare le barriere legali, istituzionali e finanziarie che ostacolano la parità di diritti delle donne all’acqua, alla terra e ai servizi.

Ampliare i finanziamenti e la programmazione di bilancio sensibili alle questioni di genere, con solidi meccanismi di rendicontazione.

Investire in dati idrici disaggregati per sesso per evidenziare le disuguaglianze e orientare le politiche.

Valorizzazione del lavoro non retribuito nel settore idrico nelle decisioni di pianificazione, determinazione dei prezzi e investimento.

Rafforzare la leadership femminile e le capacità tecniche, in particolare nei settori scientifici e tecnici della gestione delle risorse idriche.

Bisogna superare le soluzioni “a basso costo” che si basano sul lavoro non retribuito e che aggravano le disuguaglianze.

“Ètempo di riconoscere appieno il ruolo centrale delle donne e delle ragazze nelle soluzioni idriche, in quanto utilizzatrici, leader e professioniste– ha sottolineatoAlvaro Lario, Presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e Presidente di UN-Water –Abbiamo bisogno che donne e uomini gestiscano l’acqua fianco a fianco come bene comune a beneficio dell’intera società”.

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