Un Rapporto presentato al World Ocean Summit (Tokyo, 11-13 marzo 2025) che ha quantificato le perdite economiche causate da un trattamento scadente delle acque reflue in Brasile, India, Kenya, Filippine e Regno Unito, rivela che sono considerevoli, in particolare per i quattro paesi a basso e medio reddito nel modello, ma tutti i 5 paesi, incluso il Regno Unito, affrontano sfide distinte relative alla gestione delle loro acque reflue.
Le acque reflue non trattate o trattate in modo inadeguato rilasciate nell’ambiente sono una delle principali fonti di inquinamento e malattie. Quando le acque reflue trattate in modo improprio finiscono nei fiumi, negli oceani e nelle riserve di acqua potabile, le conseguenze sono gravi, sia sanitarie che economiche, per le malattie trasmesse dall’acqua che impattano sui sistemi sanitari, per la riduzione delle rese agricole e dell’attività di pesca, e non solo nei Paesi a basso reddito.
IlRapporto“The Scourge of Untreated Wastwater. The economic, environmental and human costs of inaction”, presentato alWorld Ocean Summit(Tokyo, 11-13 marzo 2025), promosso daEconomist Impact, incollaborazione conThe Nippon Foundation, nell’ambito delDecennio delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile (2021-2030)volto a sostenere i Paesi nel raggiungimento dell’Obiettivo 14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibiledell’Agenda 2030, demandandone il coordinamento alla Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC) dell’UNESCO.
Nonostante i gravi effetti dell’inquinamento oceanico, la nostra comprensione del suo impatto rimane limitata. Inquinamento, cambiamento climatico e perdita di natura costituiscono una complessa “tripla crisi planetaria“, eppurenon è stata effettuata una valutazione globale coesa dell’inquinamento oceanico e dei suoi effetti cumulativi sugli ecosistemi, sulle economie e sulla salute umana.
Il Rapporto, redatto daBack to Blue, l’iniziativa diEconomist ImpacteThe Nippon Foundationper migliorare gli approcci e le soluzioni basati sulle prove per i problemi urgenti affrontati dall’oceano e per ripristinarne la salute, e daOcean Sewage Alliance,Ong volta a proteggere e promuovere un mondo sano, sostenibile, resiliente ed equo, ha calcolatoi costi impressionanti dell’inazione nella gestione delle acque reflue in5 paesi a basso, medio e alto reddito: Brasile , India , Kenya , Filippine eRegno Unito.
“Non è una novità che le acque reflue non trattate abbiano gravi conseguenze, ma spesso non vengono considerate un peso economico, né un peso per i sistemi sanitari, bensì un problema ambientale– ha dichiaratoRichard Damania,Economista capo del Sustainable Development Practice Group presso la Banca Mondiale (WB) –I sistemi fognari inadeguati stanno lasciando le popolazioni malate e affamate, costando miliardi all’economia. I sistemi di acqua pulita sono necessari per la salute umana, rafforzano i mezzi di sussistenza e alimentano le economie”.
Lo studio è il primo a stimare la perdita economica derivante dall’inazione nel trattamento delle acque reflue domestiche. Le perdite rappresentano le conseguenze disastrose dell’inquinamento delle acque reflue sul terreno. Quando le acque reflue raggiungono il mare e i fiumi, i cambiamenti che inducono nei fragili corpi idrici provocano perdite incalcolabili di pesci e altre forme di vita marina. I batteri e altri agenti patogeni di questi corpi idrici contaminano anche l’acqua potabile che a sua volta dà origine a malattie che colpiscono milioni di vite ogni anno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Impone inoltre costi economici ai paesi attraverso questi e altri impatti umani e ambientali. Le acque reflue non trattate sono un problema secolare che affligge sia i paesi in via di sviluppo che quelli sviluppati, ma i suoi impatti completi non sono ampiamente compresi. È anche un problema insidioso. La scarsa qualità dell’acqua può spesso passare inosservata, rendendo difficile tracciare le minacce ambientali e sanitarie.
Il rapporto cerca di contribuire a cambiare questa situazione, tracciando e quantificando i suoi principali impatti economici. L’analisi rileva chele perdite economiche legate alle acque reflue non trattate sono considerevoli, in particolare per i quattro paesi a basso e medio reddito nel modello, ma tutti i 5 paesi, incluso il Regno Unito, affrontano sfide distinte relative alla gestione delle loro acque reflue.

Impatto ambientale sulla pesca(perdite economiche derivanti dalla riduzione delle popolazioni ittiche causata dai contaminanti delle acque reflue domestiche).
l settore della pesca nei paesi presi in esame da questa ricerca subiscono perdite che vannoda 500.000 dollarinel Regno Unito ai2 miliardi di dollari in India, a causa della perdita delle popolazioni ittiche.

Impatto sulle rese delle colture agricole(valore economico dei raccolti persi a causa della contaminazione del suolo dovuta all’irrigazione con acque reflue non trattate).
La perdita economica annuale complessiva per il settore agricolo varia da460.000 dollari nel Regno Unito ai15,7 miliardi di dollari in Brasile.La quantità di produzione agricola persa varia da 5.000 kg a 17,6 miliardi di kg (fino all’8 % della produzione totale di un raccolto).

Impatto sulla salute dovuto al consumo di acqua contaminata(costi sanitari e perdita di produttività sul posto di lavoro derivanti da acque reflue non trattate).
I costi economici totali variano dai14 milioni di dollari in Brasile a246,7 milioni di dollari in India. Nei casi più estremi ( Kenya ),solo l’11% delle acque reflueviene trattato adeguatamente, mentre sonoassenti nel Regno Unito per effetto dei suoi elevati livelli di trattamento delle acque reflue. I contaminanti nocivi provenienti da acque reflue non trattate possono entrare nell’acqua potabile attraverso corpi idrici contaminati. Tutti i paesi, ad eccezione del Regno Unito, devono oggi affrontare costi aggiuntivi a lungo termine sotto forma di future perdite salariali dovute all’assenteismo scolastico.
Secondo gli autori del report, le perdite in ciascun percorso sono quasi certamente superiori alle stimedal momento che, a causa della limitata disponibilità di dati, queste non colgono tutti i possibili contaminanti presenti nelle acque reflue non trattate né i loro impatti.
Inoltre, viene sottolineato che l’inquinamento delle acque reflue impatta sulle disuguaglianze sociali. I suoioneri ricadono in modo sproporzionato sugli strati più poveri della società, che spesso vivono in aree prive di accesso alla rete fognaria e alle acque reflue trattate in modo sicuro. InAfricae altrove, ledonne spesso sopportano il peso dell’esposizione all’acqua contaminata, sia nell’espletamento delle faccende domestiche che durante il parto.
“Spesso sono le comunità locali a soffrire di più per l’inquinamento fognario – ha osservatoAmelia WengerdellaWildlife Conservation Society–I salari persi e le costose fatture mediche mettono a dura prova le famiglie. Tuttavia, queste perdite finanziarie causate da infrastrutture scadenti e politiche fallimentari sono del tutto evitabili“.
Ci sono anche impatti indiretti comescoraggiare i turisti dal frequentare spiagge e fiumi inquinati. Per i paesi che non agiscono nel trattamento delle proprie acque reflue, gli impatti a cascata aumenteranno ulteriormente nel tempo poichéalcuni impatti di oggi, si tradurranno in una perdita di valore economico in futuro.
Il rapporto sottolinea l’urgente necessità di investimenti in infrastrutture per le acque reflue per prevenire ulteriori perdite economiche e umane. I governi e i decisori politici sono sollecitati ad agire rapidamente, con soluzioni che vanno da investimenti infrastrutturali su larga scala a sistemi di acque reflue decentralizzati e strategie innovative di riutilizzo dei rifiuti, come l’utilizzo delle acque reflue come fertilizzante organico o energia rinnovabile.
Con il 40% del mondo che non ha accesso ad acqua potabile, lo studio funge da campanello d’allarme per i decisori politici e gli stakeholder di tutto il mondo. La chiamata all’azione è chiara:investire in un adeguato trattamento delle acque reflue e delle fognature non è solo una necessità ambientale, ma un imperativo economico vitale per un futuro sostenibile.
