21 Settembre 2021
Energia

Accordo di Parigi: 8 milioni di posti in più nel settore energetico al 2050

Secondo uno Studio, a cui ha concorso l’Istituto Europeo di Economia e Ambiente RFF-CMCC, qualora fossero rispettati gli obiettivi dell’Accordo di Parigi di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C, i posti di lavoro nel settore dell’energia potrebbero crescere a 26 milioni dagli attuali 18 milioni entro il 2050.

Uno Studio a cui ha partecipato il Centro di Ricerca European Institute on Economics and the Environment (EIEE), nato dalla partnership tra Resources for the Future (RFF), il think tank per l’energia e l’economia dell’ambiente di Washington e la Fondazione CMCC (Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici), in collaborazione con l’University of British Columbia (Canada), e la Chalmers University of Technology di Gothenburg (Svezia), pubblicato il 23 luglio 2021 sulla rivista One Health, mostra come politiche climatiche stringenti per rispettare il target di limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2°C, potrebbero far crescere i posti di lavoro dagli attuali 18 milioni a 26 milioni. Mentre la maggior parte dei posti di lavoro nel settore dei combustibili fossili andrebbe persa con il tramontare di questo comparto, in molti Paesi questa perdita potrebbe essere compensata dalle nuove opportunità di lavoro offerte dal settore delle energie rinnovabili.

Attualmente, si stima che circa 18 milioni di persone lavorino nell’industria dell’energia, un numero probabilmente destinato ad aumentare fino ad arrivare a 26 milioni di persone impiegate nel settore energetico, se raggiungeremo i nostri obiettivi climatici globali – ha affermato Johannes Emmerling, Ricercatore a capo dell’unità Low Carbon Pathways di EIEE e autore corrispondente dello Studio – Il settore manifatturiero e quello delle rinnovabili potrebbero potenzialmente assorbire fino a un terzo del totale di questi posti di lavoro, per i quali i diversi Paesi potrebbero arrivare a competere anche in termini di localizzazione“. 

I ricercatori hanno messo a punto un nuovo database globale di fattori occupazionali per 50 Paesi per tecnologia e categoria lavorativa, e avvalendosi di un modello di valutazione integrata (IAM) hanno preso in esame l’impatto degli obiettivi climatici globali per rimanere “ben al di sotto dei 2°C” sull’occupazione nel settore energetico, considerando le diverse tecnologie e fonti energetiche, le tipologie di lavoro e le diverse regioni. In particolare, la loro analisi si è focalizzata sull’impatto delle variazioni del sistema energetico sui “lavori diretti”, ovvero su quei lavori che sono legati ad attività chiave per le catene di approvvigionamento energetico e che sono più strettamente correlati con la crescita e il declino delle tecnologie energetiche.

La transizione energetica è studiata con modelli sempre più dettagliati, risoluzioni spaziali, scale temporali e dettagli tecnologici sempre maggiore – ha aggiunto Emmerling – Tuttavia, la dimensione umana, i temi dell’accesso all’energia, della povertà e anche le implicazioni per il mondo del lavoro sono spesso considerate ancora con un livello di dettaglio insufficiente. Con il nostro studio abbiamo contribuito a colmare questa lacuna mettendo insieme e utilizzando un grande set di dati, per molti Paesi e tecnologie, che potranno essere impiegati anche per altre applicazioni“.




Aumenti e perdite di posti di lavoro per tecnologia energetica. L’immagine mostra le variazioni del numero di posti di lavoro del settore energetico per tecnologia energetica, confrontando diversi scenari SSPs. (fonte: Pai et al./One Earth)

Nell’Unione europea, gli autori prevedono un generale incremento dei posti di lavoro rispetto a oggi (sia per lo scenario “2°C” che per lo scenario di riferimento), ma la sua entità dipende dal percorso SSP (Shared Socioeconomic Pathways) adottato.

Comprendere questi potenziali shift nel mercato del lavoro è importante – hanno sottolineato i ricercatori nello Studio – In primo luogo, per quelle economie dove la produzione e l’estrazione di combustibili fossili sono importanti, il supporto politico per una transizione low carbon è sempre più polarizzata nel dibattito ‘lavoro vs ambiente/clima’, per cui diventa fondamentale conoscere l’impatto che le azioni per il clima potrebbero avere su quelli che sono spesso posti di lavoro politicamente rilevanti. Molti politici supportano il settore dei combustibili fossili per i posti di lavoro ad esso associati. Per fare un esempio, nel 2016 Trump nella sua campagna per le elezioni presidenziali ha fatto riferimento ai minatori di carbone 294 volte e ha fatto una campagna su una piattaforma per rilanciare l’industria del carbone e i posti di lavoro di questo comparto. Inoltre, i politici verdi e i gruppi ambientalisti affermano che intraprendere misure e azioni decise per il clima, come l’abbandono progressivo dei combustibili fossili, sia essenziale e vada di pari passo con una ‘transizione giusta’ per i lavoratori del comparto dei combustibili fossili, che troveranno un nuovo impiego nel settore delle rinnovabili. Tuttavia, qualsiasi programma per una transizione giusta ha bisogno di sapere l’entità di questo spostamento di posti di lavoro da un settore all’altro, e il potenziale di posti di lavoro del comparto delle rinnovabili, in un’economia green”.

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