21 Settembre 2021
Cibo e alimentazione Salute

Allevamenti intensivi: producono il 14,5% delle emissioni di gas serra

Secondo il Rapporto “Pianeta allevato” del WWF, lanciato alla vigilia del pre-Vertice ONU sui sistemi alimentari, il settore, in particolare la filiera della carne, è il maggior utilizzatore delle risorse naturali ed è il maggior responsabile della crisi ecologica, con gli allevamenti intensivi che da soli sono responsabili del 14,5% delle emissioni totali di gas serra, utilizzano circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi.

In vista del pre-Vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi alimentari, ospitato a Roma (26-28 luglio 2021) dal Governo italiano, il WWF ha pubblicato il Rapporto Dalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne”.

Secondo l’Associazione ambientalista, di tutti i sistemi umani che utilizzano a proprio beneficio le risorse naturali, quello che è più responsabile della crisi ecologica che stiamo affrontando è il sistema alimentare. Il “Global Environment Outlook” (GEO-6) dell’UNEP, considerato il principale documento di valutazione dell’ambiente globale, ha rilevato che almeno l’80% della perdita di biodiversità dipende dall’agricoltura , dimostrando come le scelte alimentari possano avere un effetto determinante sulla presenza e abbondanza delle altre specie e sullo stato degli ecosistemi in cui vivono.

Cosa mangiamo, dove e come lo produciamo, come lo trasportiamo e consumiamo sta determinando il collasso dei sistemi naturali. Sulla Terra ci sono (oggi) ben 7,8 miliardi di persone: stupirà forse sapere che tutta questa umanità rappresenta appena lo 0,01% della vita (biomassa) sul Pianeta. Benché insignificante in termini di rappresentanza, la specie umana è senza dubbio un’abile sfruttatrice di risorse: la sua presenza ha modificato radicalmente gli equilibri tra le specie viventi a proprio vantaggio, in primis per motivi alimentari.

Alcuni esempi:
– soltanto il 30% della biomassa degli uccelli del Pianeta è costituito da specie selvatiche, il restante 70% è pollame da allevamento;
– ogni anno nel mondo vengono macellati a scopo alimentare 50 miliardi di polli, in grandissima parte (oltre il 70%) sono animali allevati in maniera intensiva, numero, peraltro, destinato a salire, visto che il consumo di carne di pollo sta crescendo, soprattutto nei Paesi emergenti);
–  il 60% del peso dei mammiferi sul Pianeta è costituito da animali da allevamento (bovini e suini), il 36% da umani e il 4% appena da mammiferi selvatici  (1 kg di mammiferi selvatici contro i 15 kg di mammiferi allevati dall’uomo).

L’azione dell’uomo negli ultimi decenni è aumentata esponenzialmente (tanto che si parla della “grande accelerazione”) portando allo sfruttamento e alla distruzione di una vastissima parte di ecosistemi pristini (mai stati toccati prima), come le foreste primarie, ricchissime di fauna, flora e di nuove popolazioni batteriche e virali che vengono oggi in contatto con la nostra specie.

Una grandissima parte delle malattie infettive che affliggono l’uomo – tra cui il COVID-19 – sono trasmesse dagli animali, attraverso il passaggio di un virus (o un batterio) da una specie selvatica o domestica alla nostra. Queste malattie sono dette malattie zoonotiche o più brevemente zoonosi. Gli scienziati hanno rilevato che circa il 75% delle malattie infettive umane emergenti sono malattie zoonotiche e la maggior parte di queste è collegata al sistema alimentare.

La quantità di carne prodotta è oggi quasi cinque volte maggiore di quella dei primi anni ’60: in media nel mondo oggi si consumano 34,5 chilogrammi di carne a testa all’anno, ma con grandi differenze tra i Paesi. In Italia il consumo medio è di quasi 80 kg a testa quando negli anni ’60 erano appena 21 kg.

Il sistema agroalimentare porta nelle nostre case i frutti del lavoro di centinaia di milioni di persone in mare e a terra e i benefici di ecosistemi vicini e lontani – ha affermato Isabella Pratesi, Direttore Conservazione di WWF Italia – Il cibo è il sapore della vita per miliardi di persone. Eppure proprio questo sistema, entrato negli ingranaggi voraci di sistemi economici ed industriali globali, si è trasformato in un letale nemico di foreste, oceani, biodiversità e, non ultimo, della nostra stessa salute. La nostra stessa sopravvivenza su questo Pianeta ci pone oggi l’obbligo – prima che sia troppo tardi – di ripensare il nostro sistema alimentare globale a partire dagli allevamenti intensivi. Oggi se vogliamo dare un futuro al Pianeta non basta più pensare ad abbattere le emissioni di CO2 dobbiamo ridurre le ‘emissioni’ del sistema food che sono deforestazione, perdita di biodiversità, inquinamento e distruzione di ecosistemi”.

Un altro notevole impatto degli allevamenti è quello sui cambiamenti climatici. Nel comparto agricolo, tra i maggiori responsabili della produzione di gas serra ci sono gli allevamenti intensivi che generano il 14,5% delle emissioni totali. Le emissioni di azoto causate dagli allevamenti sono un terzo di quelle prodotte dall’uomo. A livello europeo, la produzione agricola è responsabile del 12% delle emissioni di gas serra: la maggior parte di queste emissioni – oltre il 60% – deriva dagli allevamenti, in particolare dal bestiame bovino. Inoltre, in Italia gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di inquinamento da polveri sottili, preceduti solo dal riscaldamento degli edifici. 

Secondo il RapportoFood in the Anthropocene”, pubblicato nel 2019 su The Lancet Medical Journal e per la cui redazione sono occorsi più di 2 anni, per un futuro in cui la produzione di cibo sia sostenibile e sufficiente a nutrire un Pianeta sempre più popolato, sarà necessario non solo un cambiamento dei tipi di carne consumati, ma anche la sua drastica riduzione: la carne dovrebbe insomma tornare ad essere un cibo “di lusso”.

Il Rapporto si inserisce all’interno della Campagna del WWF Food4Future che mira a promuovere sistemi alimentari più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, dalla produzione al consumo, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta.

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