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Sviluppo sostenibile: a metà percorso il mondo è fuori strada

L’annuale Rapporto sullo stato di avanzamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), predisposto dal team di esperti indipendenti del Sustainable Development Solutions Network (SDSN) dell’ONU e presentato in occasione del Vertice per un nuovo patto finanziario globale (Parigi, 22-23 giugno 2023), conferma che i progressi si sono arrestati e che c’è il rischio che il divario tra Paesi ricchi e quelli poveri al 2030 si acuisca.

Per il terzo anno consecutivo, i progressi globali verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) sono stati statici e vi è il rischio che il divario nei risultati degli SDG tra i Paesi ad alto reddito e i Paesi a basso reddito sia più grande nel 2030 rispetto a quando gli Obiettivi sono stati universalmente concordati durante lo storico vertice del 2015.

Lo afferma ilRapportosullo Sviluppo Sostenibile 2023, predisposto dal team di esperti indipendenti del Sustainable Development Solutions Network (SDSN) dell’ONU, comprensivo sia delloSDG Indexche del Dashboard, che analizza lo stato di avanzamento a livello globale degli SDG, e presentato in occasione delSommet pour un nouveau pacte financier mondiale(Parigi, 22-23 giugno 2023) che aveva l’obiettivo di coinvolgere la finanza globale a mettersi al servizio dell’azione climatica, soprattutto a favore dei Paesi più poveri.

Nonostante le cattive notizie, il Rapporto sostiene che, in un contesto in cui il mondo è ancora lontano dal raggiungere gli SDG, ora è il momento per i Paesi di raddoppiare i progressi verso gli obiettivi,approvando una profonda riforma dell’architettura finanziaria globale e implementando lo Stimolo agli SDG per colmare il significativo deficit di finanziamento che affligge i Paesi in via di sviluppo ed emergenti.

“A metà strada verso il 2030, il mondo è seriamente fuori strada per raggiungere gli SDG, e i paesi poveri e altamente vulnerabili sono quelli che soffrono di più– ha affermato il Prof.Jeffrey D. Sachs, Presidente del SDSN e autore principale del Rapporto –A metà strada verso il 2030, il mondo è seriamente fuori strada per raggiungere, e i paesi poveri e altamente vulnerabili sono quelli che soffrono di più. La comunità internazionale dovrebbe intervenire per aumentare i flussi finanziari internazionali in base alle esigenze degli SDG. Sarebbe inconcepibile che il mondo perdesse questa opportunità, e soprattutto che i paesi più ricchi si sottraessero alle proprie responsabilità. Gli SDG restano fondamentali per il futuro che vogliamo“.

Il Rapporto SDR 2023 mostra che, in base all’attuale ritmo di progresso dal 2015,nessuno degli Obiettivi sarà raggiunto entro il 2030 e, in media, meno del 20% degli obiettiviè sulla buona strada per essere raggiunto. Mentre tra il 2015 e il 2019 il mondo stava compiendo alcuni modesti progressi, dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19 e le simultanee crisi e battute d’arresto a livello globale, i progressi si sono arrestati e sono di un punto intero al di sotto del livello previsto sulla base delle tendenze pre-pandemia. Inoltre, il Rapporto evidenzia cheesiste il rischio che il divario nei risultati degli SDGtra i Paesi ad alto reddito e i Paesi a basso reddito sia maggiore nel 2030(29 punti)rispetto al 2015(28 punti), sottolineando il pericolo di perdere globalmente un decennio di progressi verso la convergenza.

Tra gli indicatori che hanno registrato le più significativeinversioni di tendenzavi sono ilbenessere soggettivo, l’accesso alle vaccinazioni,lapovertàe iltasso di disoccupazione. Gli obiettivi relativi allafame, allediete sostenibilie ai risultati disalute(SDG 2 e 3) sonoparticolarmente fuori strada, cosìcome la biodiversità terrestre e marina(SDG 14 e 15), l’inquinamento urbanoe l’inquinamento da plastica(SDG 11 e 12) e leistituzioni fortie lesocietà pacifiche(SDG 16). In media, dall’adozione dell’Agenda nel 2015, il mondo ha compiutoalcuni progressinel rafforzare l’accesso alle infrastrutture chiave, in particolare nell’ambito dello SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienici), dello SDG 7 (Energia accessibile e pulita)e dello SDG 9 (Industria, innovazione e infrastrutture).

LaFinlandiaoccupa il primo posto nell’Indice degli SDG 2023 di quest’anno, seguita daSvezia,Danimarca, Germani e Austria.I Paesi europei, occupando i primi 10 posti continuano a essere in testa e sono sulla buona strada per raggiungere il maggior numero di Obiettivi rispetto a qualsiasi altra regione: Danimarca, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia e Repubblica Slovacca sono i primi cinque Paesi che hanno raggiunto o sono sulla buona strada per raggiungere il maggior numero di obiettivi SDG quest’anno. Per contro,Libano,Yemen,Papua Nuova Guinea,VenezuelaeMyanmarhanno il maggior numero di SDG che si muovono nella direzione sbagliata.

L’Italiasi colloca al24° posto, migliorando di una posizione rispetto al 2022, tuttavia la situazione del nostro Paese non evidenzia variazioni significative in termini di raggiungimento degli SDGs. Perdurano i maggiori ritardi per lariduzione delle emissioni da combustibili fossiliedalla produzione di cementoe, soprattutto, per irifiuti elettronici.

Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono in sostanza un programma di investimenti e il Rapporto sottolinea chel’attuale architettura finanziaria globale non riesce a indirizzare i risparmi globali verso gli investimentiSDG al ritmo e nella misura necessari. Nel 2022, gli investimenti pro capite nei Paesi a basso reddito sono stati in media di soli 175 dollari a persona, rispetto agli 11.535 dollari a persona nei Paesi ad alto reddito (Moody’s e Banca Mondiale, 2023). La maggior parte dei Paesi a basso reddito e dei Paesi a reddito medio-basso non ha il rating creditizio per ottenere prestiti a condizioni accettabili, il che li rende altamente vulnerabili alle crisi di liquidità e di bilancia dei pagamenti e rende quasi impossibile per questi Paesi attuare strategie di investimento sostenibili a lungo termine. A queste sfide si aggiungono i mercati dei capitali privati che continuano a indirizzare ingenti flussi di risparmio privato verso tecnologie e pratiche non sostenibili e un sistema internazionale ostacolato da quadri obsoleti per garantire il finanziamento degli OSS su larga scala. In questo contesto, l’SDR presenta un piano in sei punti per riformare l’architettura finanziaria globale, che comprende l’adozione di uno Stimolo agli OSS, elaborato dal Consiglio direttivo di SDSN, un gruppo preminente di esperti e leader mondiali dello sviluppo sostenibile provenienti dal mondo accademico, dalle imprese, dalla società civile e dal settore pubblico.

Tutti i Paesi, sia quelli più poveri che quelli più ricchi, dovrebbero approfittare del momento a metà percorso verso il raggiungimento degli SDG per rivedere e le proprie strategie nazionali e i quadri di investimento a lungo termine.

A metà strada per il traguardo prefissato per il conseguimento degli SDG, il rapporto 2023 evidenzia che gli sforzi el’impegno dei governi nei confronti degli obiettivi sono troppo bassie nessun Paese è vicino a ottenere un punteggio perfetto. Esistono variazioni significative tra i Paesi, con alcune economie emergenti e in via di sviluppo – tra cuiBenin,Ghana,Indonesia,NigeriaeSenegal– che mostrano un impegno notevole per gli SDG. Tra i Paesi delG20, ipunteggi medi variano da oltre il 75% in Indonesia a meno del 40% nella Federazione Russa e negli Stati Uniti. In particolare, i Paesi a basso reddito e a reddito medio-basso hanno ottenuto un punteggio medio più alto rispetto ai Paesi ad alto reddito per quanto riguarda la leadership politica e istituzionale per gli SDG. Dall’adozione nel 2015,solo 5 Paesi non hanno mai presentato il loro piano d’azione per gli SDG alle Nazioni Uniteper una revisione nazionale volontaria: si tratta diHaiti,Myanmar,Sud Sudan,YemeneStati Uniti.

Il Rapporto di quest’anno mostra anche che, nonostante la maggior parte dei governi abbia segnalato un’integrazione “soft” degli Obiettivi nelle proprie pratiche e procedure di gestione pubblica, nella maggior parte dei Paesi manca un’integrazione “hard” degli SDG, compresi quelli per sostenere i quadri di bilancio e di investimento a lungo termine. In un’indagine condotta su 74 Paesi e sull’Unione Europea, solo un terzo dei governi menziona gli obiettivi di sviluppo sostenibile o utilizza termini correlati nell’ultimo documento di bilancio ufficiale, e ancora meno governi inseriscono gli SDG in una sezione dedicata, in linee di bilancio o in allocazioni.

Una componente importante degli sforzi e degli impegni dei Paesi verso gli SDG è lapromozione del multilateralismo e della cooperazione globaleai sensi della Carta delle Nazioni Unite, il documento fondante delle Nazioni Unite. Il Rapporto di quest’anno includeil primo indice pilota del multilateralismoche cattura le dimensioni generali del sostegno al multilateralismo e le differenze tra i Paesi, incluse quelle suglisforzi dei Paesi per promuovere e preservare la pace, lapercentuale di trattati ONU ratificati, la solidarietà e i finanziamenti internazionali, l’appartenenza a organizzazioni ONU selezionate e l’uso di misure coercitive unilaterali, tra gli altri indicatori.Argentina,Barbados,Cile,Germania,GiamaicaeSeychelleshanno ottenuto il punteggio più alto per i loro sforzi nel promuovere il multilateralismo, manessun Paese ha ottenuto un punteggio perfetto.

Altri risultati chiave del Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile 2023 includono:
– IPaesi ricchi continuano a generare ricadute internazionali negative. Se si considerano i modelli di consumo, uno dei settori più importanti per lericadute internazionali negative delle emissioni di gas serra(GHG) è quellodel tessile e dell’abbigliamento. L’Indice di ricaduta internazionale 2023 incluso in questo Rapporto evidenzia che il 59% delle emissioni di gas serra viene emesso lungo la catena di approvvigionamento di Paesi diversi da quello in cui vengono consumati i prodotti tessili e di abbigliamento finali.
–Sono necessari strumenti basati sulla scienza a tutti i livelli per guidare l’azione degli OSS e rafforzare la responsabilità. La nuova iniziativa di punta dello SDSN, contestualmente lanciata insieme al Rapporto, ilCentro di Trasformazione degli SDGmira proprio afornire un insieme di strumenti basati sulla scienzae a fungere da piattaforma per l’apprendimento e lo scambio peer-to-peer tra scienziati, professionisti e investitori sulla prossima generazione di strumenti politici, analisi e percorsi a lungo termine per gli SDG. Sulla base di una partnership innovativa tra lo SDSN e l’Istituto di ricerca sui sistemi ambientali (Esri), l’Indice degli SDG di quest’anno incorpora2 nuovi indicatori che si basano su strumenti geospaziali per misurare l’accesso ai servizi urbani chiave e l’accesso alle strade.

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