In un’epoca in cui miliardari e consumi ostentati sono sempre più in vista, una nuova ricerca condotta dall’Università di Otago (Nuova Zelanda), dopo aver cercato di comprendere la relazione tra consumo e benessere, ha scoperto che le persone sono più felici e soddisfatte quando adottano stili di vita sostenibili e resistono alle tentazioni del consumismo.
Abbracciare uno stile di vita più semplice può portare ad una maggiore felicità, in particolare attraverso le connessioni sociali e il coinvolgimento della comunità.
È la conclusione delloStudioosservazionale “Consume Less, Live Well: Examining the Dimensions and Moderators of the Relationship Between Voluntary Simplicity and Wellbeing” (Consumare meno, vivere bene: esaminare le dimensioni e i moderatori della relazione tra semplicità volontaria e benessere) pubblicato sul numero di settembre 2025 diJournal of Macromarketing, rivista peer reviewed della Sage Journals, condotto da ricercatori dell’Università neozelandese di Otago(Dunedin), in collaborazione conLa Trobe University Business Schooldi Melbourne.
I ricercatori dopo aver analizzato i dati di un campione rappresentativo di 1.643 neozelandesi, composto per il 51% da uomini e per il 49% da donne, con un’età media di 45 anni e un reddito familiare annuo medio di 50.000 dollari, hanno scoperto che l’impegno verso una vita semplice, o “semplicità volontaria” (VS), come è formalmente conosciuta,porta al benessere offrendo maggiori opportunità di interazione personale e di connessione sociale rispetto ai contesti di scambio convenzionali, come gli orti comunitari, la condivisione delle risorse e le piattaforme di prestito peer-to-peer.

“Ciò che abbiamo scoperto è che, confrontando il reddito personale con la soddisfazione per la vita, questa aumentava di pari passo con il reddito– ha affermato la Professoressa associata al Dipartimento di Marketing dell’Università di Otago,Leah Watkinse co-autrice dello studio –Ma il tasso di aumento non era uno a uno. Una volta che si è relativamente benestanti, questo tipo di ulteriore miglioramento nella felicità o nella soddisfazione è modesto”.
Tra il 2000 e il 2019, il consumo interno di materiali a livello mondiale è aumentato del 66%, triplicando rispetto agli anni ’70, raggiungendo i 95,1 miliardi di tonnellate. La crescente ricchezza dei consumatori e gli standard di vita più elevati hanno portato a segnalare allarmanti tendenze di degrado ambientale causato dal consumo umano. Tutto ciò, unito al riscaldamento globale e alle preoccupazioni finanziarie e sanitarie post-pandemia, ha spinto ricercatori e responsabili politici a chiedere una migliore comprensione dei legami tra semplici stili di vita dei consumatori e benessere.
Ma il co-autore, il ProfessorRob Aitken, sostiene che non si tratta semplicemente di buttare via tutti i propri beni terreni.
“Non è direttamente l’impegno verso la semplicità materiale che porta al benessere, ma la soddisfazione dei bisogni psicologici ed emotivi che deriva dalle relazioni, dai legami sociali, dal coinvolgimento nella comunità e dal senso di vivere una vita significativa e con uno scopo– ha sottolineato il Docente senior dell’Università di Otago –In un mondo in cui i matrimoni dei miliardari sono trattati come occasioni di stato e gli yacht privati sono i nuovi status symbol, la semplicità volontaria offre una contro-narrazione silenziosa e potente, che privilegia l’adeguatezza rispetto all’eccesso, la connessione rispetto al consumo e il significato rispetto al materialismo”.
