25 Settembre 2021
Malattie e cure Salute

Stanchezza da pandemia: quando finirà il Covid-19?

La stanchezza da pandemia sta aumentando in tutti i Paesi, e la previsione sull’uscita dal tunnel potrebbe allentarne gli effetti. Un nuovo report di McKinsey aggiorna per USA e Gran Bretagna le previsioni sul conseguimento dell’immunità di gregge nei due Paesi, anche se i tempi potrebbero slittare a causa dei ritardi nelle vaccinazioni, delle varianti del virus, nonché della minor propensione a sottoporsi a vaccinazione da parte di gruppi di popolazione a minor rischio.

Eleonora Giovannini

Nel 1920, il mondo uscito dalla I Guerra Mondiale e stremato dalla pandemia “Spagnola” cercò disperatamente di superare i danni sofferti e le tragedie patite, iniziando a costruire una “normalità”. Oggi siamo in una situazione simile, con il vantaggio di avere le conoscenze scientifiche e tecnologiche che ci consentono, qualora lo vogliamo, di ripristinare una normalità “nuova” che non deve essere come quella di prima, se non vogliamo incorrere in nuove pandemie.

Una transizione verso la “normalità”, si verificherà quando quasi tutti gli aspetti della vita sociale ed economica potranno riprendere senza timore ovvero quando il tasso di mortalità ritornerà alla media storica dei Paesi o non ci saranno conseguenze a lungo termine sulla salute correlate al COVID-19. Questa situazione si verificherà quando si raggiungerà l’immunità di gregge, anche se potrebbero essere necessarie rivaccinazioni regolari, simili ai vaccini antinfluenzali annuali.

L’incertezza su quando questa fase verrà raggiunta, dopo quasi un anno di blocchi e restrizioni governative, sta diffondendo la cosiddetta “stanchezza da pandemia” (pandemic fatigue) che sebbene venga misurata in modi diversi e i livelli mutino a seconda del Paese, l’OMS stima che in alcuni casi si sia superato il 60%.

La stanchezza pandemica viene definita dall’OMS stessa nelle Linee guida approntate per contrastarne la diffusione, “una risposta prevedibile e naturale ad una condizione di crisi prolungata della salute pubblica, anche perché la gravità e l’entità della pandemia di Covid-19 hanno richiesto l’attuazione di misure invasive con impatti senza precedenti sulla vita quotidiana di tutti, compresi coloro che non sono stati direttamente coinvolti dal virus”.

In una ricerca condotta da McKinsey & Company, la Società leader a livello globale di consulenza manageriale e di strategie aziendali, e pubblicata a fine novembre, segnalava che i dipendenti di organizzazioni e imprese in Europa e negli Stati Uniti mostravano livelli crescenti di “stanchezza da pandemia” 3 volte superiori rispetto alla prima ondata.

Se all’inizio le organizzazioni e i loro dipendenti hanno fatto ricorso alle proprie risorse sia economiche che mentali per affrontare l’emergenza e concentrarsi sulla sicurezza, sottolineava McKinsey, dopo molti mesi dopo, senza una fine chiara in vista, “l’adrenalina di quei primi sprint ad alta energia è svanita”, lasciando spazio a stanchezza da pandemia con affaticamento fisico e mentale, anche per l’assenza di certezze in merito all’evoluzione del Covid-19.

Ora, il 20 gennaio 2021 McKinney ha pubblicato un nuovo report, dal titolo ”Quando finirà la pandemia di Covid-19? (When will the Covid-19 pandemic end?) che aggiorna le precedenti previsioni di fine della pandemia, relativamente agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna.

Secondo gli autori, la transizione verso la “normalità” negli USA dovrebbe iniziare nel secondo trimestre del 2021, mentre l’immunità di gregge inizierà nel terzo trimestre dell’anno. Tuttavia l’emergere di nuovi varianti e un avvio lento delle vaccinazioni potrebbero rallentare i tempi previsti. 

Anche per la Gran Bretagna le tempistiche per l’immunità di gregge e la transizione verso la normalità saranno simili a quelle degli Stati Uniti. In primo luogo, l’accesso ai vaccini è sufficiente per immunizzare un’ampia percentuale della popolazione sia degli Stati Uniti che del Regno Unito durante il 2021. In secondo luogo, la disponibilità del pubblico a essere vaccinata è generalmente simile tra i due Paesi. Inoltre, la percentuale di statunitensi e inglesi che hanno già un’immunità naturale per la precedente contrazione dell’infezione è simile, anche se ci sono variazioni significative tra le varie regioni all’interno dei due Paesi.  La maggior diffusione della variante inglese più infettiva, già in atto nella Gran Bretagna, potrebbe diffondersi nei prossimi mesi negli Stati Uniti rallentando l’immunità di gregge.

La velocità dello sviluppo del vaccino per Covid-19 è stato un successo senza riserve, osservano gli autori, ma l’implementazione è iniziata lentamente. Mentre Paesi come Israele hanno mostrato quello che è possibile, gli Stati Uniti sono rimasti indietro rispetto agli obiettivi prefissati. Siamo ancora agli inizi e c’è tempo per accelerare, ma c’è poco margine se si vuole raggiungere l’immunità di gregge nel terzo trimestre del 2021.

Fonte: McKinsey

Aumentare la chiarezza sulla disponibilità di dosi di vaccino durante la prima metà del 2021 negli Stati Uniti migliorerebbe le probabilità di una transizione precoce verso la normalità. Inoltre, non tutte le regioni stanno aderendo strettamente ai protocolli di dosaggio dei produttori, ad esempio, ritardando le seconde dosi o somministrando una prima dose da un produttore seguita da una seconda da un altro, e l’impatto di ciò non è chiaro.

Questi approcci potrebbero ridurre la mortalità a breve termine aumentando il numero di vaccinati, ma potrebbero anche ritardare l’immunità di gregge se, ad esempio, la seconda dose venisse ritardata. È anche possibile che una volta che la maggior parte delle persone nei gruppi ad alto rischio abbia ricevuto le vaccinazioni, il ritmo della vaccinazione rallenti qualora i gruppi a basso rischio non ne colgano l’opportunità.

Vaccinare più persone è una sfida non lineare. Le indagini sui consumatori suggeriscono che una parte della popolazione è piuttosto cauta nei confronti della vaccinazione, per cui aumentare la copertura dal 70% all’80% è più difficile che aumentarla dal 60% al 70%.

C’è un diffuso consenso che a livello globale la SARS-CoV-2 rimarrà probabilmente endemica a medio termine, rendendo il Covid-19 analogo al morbillo, una malattia che causa focolai intermittenti e limitati in Paesi con programmi di vaccinazione ben sviluppati, ma malattie significative in atto nelle aree del mondo in cui l’accesso ai vaccini è più limitato. È anche possibile che Covid-19 sia stagionale, con picchi annuali prevedibili nelle parti del mondo in cui diviene endemico.

A breve termine, le misure di salute pubblica possono aiutare a controllare la pandemia, ma anche quando verrà raggiunta l’immunità di gregge, la gestione del rischio di Covid-19 richiederà monitoraggio, potenziale rivaccinazione e trattamento di casi isolati
Ogni Paese ha la sua storia di Covid-19 – conclude il Report – ma tali storie prima o poi giungeranno ad una fine”.

McKinsey ha annunciato che a breve verrà aggiornata questa valutazione relativamente all’Europa occidentale e alle altre parti del mondo.

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