26 Ottobre 2021
Economia e finanza Società

Tempi per appalti in UE: Italia davanti solo a Grecia

Il report di Confartigianato imprese, che ha messo a confronto i Paesi dell’UE sui tempi per appalti a carattere infrastrutturale, ha evidenziato le persistenti difficoltà dell’Italia a completare l’iter di un appalto, che potrebbero depotenziare gli interventi finanziati dai fondi europei di Next Generation EU.

Confartigianato imprese ha pubblicato il 18 gennaio 2021 il 10° Report Covid-19 che contiene, tra l’altro, un confronto tra i Paesi dell’UE sui Tempi per Appalti a carattere infrastrutturale, anticipato nel corso dell’ultima Assemblea di Anaepa-Confartigianato Edilizia (17 dicembre 2020).

L’analisi si basa sui dati contenuti in “Doing Business 2020”, un Rapporto di punta della Banca Mondiale (World Bank) che analizza la disciplina normativa e fiscale che viene applicata alle imprese durante il loro intero ciclo di vita, per stilare una “classifica” di 190 Paesi dove è più conveniente avviare un’attività imprenditoriale.

Il Rapporto consente, nell’ambito delle relazioni con la Pubblica Amministrazione, di analizzare le performance dei 27 Paesi dell’UE relative alla durata di un appalto a carattere infrastrutturale tipo, dato dalla riasfaltatura di 20 km di una strada a doppia corsia, non autostrada, con un costo di 2,5 milioni di dollari senza lavori accessori né successivi all’esecuzione.

Ne emerge che in Italia occorrono in media 815 giorni, circa 2 anni e 3 mesi, per completare l’iter (successivo alle fasi preparatorie da parte dell’ente di definizione del lavoro) di un appalto che va dalla pubblicità del bando di gara al termine dei lavori, comprensivo del pagamento dell’impresa appaltatrice:

Tale tempistica supera del 34,7% i 605 giorni rilevati in media nell’UE-27, e posiziona il nostro Paese al penultimo posto in UE davanti solo alla Grecia, dove il ciclo di vita dell’appalto in esame è pari a 1.120 giorni, quasi il doppio della media UE.

Nel dettaglio, in Italia sono necessari 320 giorni per la prima fase che va dalla pubblicità del bando di gara all’inizio dei lavori e 495 giorni per la seconda fase, che comprende l’esecuzione del lavoro e il pagamento dell’imprese appaltatrici; queste tempistiche risultano essere più lunghe rispettivamente del 25,0% rispetto ai 256 giorni dell’Ue e del 41,8% rispetto ai 349 giorni dell’UE.

Confartigianato imprese, ha rilevato che in Italia la prima fase copre il 39,3% del ciclo di vita dell’appalto e la seconda fase è la più lunga del processo, rappresentando il 60,7%, quota di tre punti superiore alla media UE del 57,7%.  Viene segnalato, inoltre, che nella seconda fase incidono negativamente le operazioni di certificazione del termine dei lavori proprio in Italia e Grecia dove occorrono rispettivamente 180 giorni e 235 giorni a fronte di una media europea di 68 giorni.

In Italia e Portogallo le imprese appaltatrici sono più penalizzate in termini di tempi di pagamento visto che devono attendere 90 giorni, il doppio rispetto ai 46 giorni della media UE, tre volte il limite massimo di 30 giorni imposto dalla Direttiva comunitaria, e superiore anche rispetto al limite massimo di 60 giorni accordato dalla stessa Direttiva ai soli enti sanitari.

Per queste inadempienze l’Italia lo scorso gennaio è stata condannata dalla Corte di giustizia europea, su deferimento della Commissione UE che aveva accertato come, nonostante le annose procedure di infrazione, le Amministrazioni Pubbliche italiane necessitavano ancora mediamente di 100 giorni per saldare le proprie fatture, con picchi che potevano essere nettamente superiori. A nulla sono valse le argomentazioni difensive dell’Italia che la situazione era in via di miglioramento.

L’analisi dei dati dell’ultimo Rapporto (2018) dell’Agenzia per la Coesione Territoriale (ACT), l’Agenzia pubblica vigilata direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, il cui obiettivo è di promuovere lo sviluppo economico e la coesione al fine di eliminare il divario territoriale all’interno del Paese e rafforzare la capacità amministrativa della PA, ha evidenziato che il 54,3% del tempo necessario per completare un’opera pubblica è determinato da tempi di attraversamento ovvero quelli che intercorrono tra la fine di una fase e l’avvio della successiva, che non sono utilizzati da realizzazione operativa dell’opera, ma sono impegnati da procedimenti burocratici ed autorizzativi.

I tempi lunghi di realizzazione degli investimenti pubblici ne penalizzano l’efficacia, sottolinea Confartigianato, e potrebbero depotenziare gli interventi finanziati dai fondi europei di Next Generation EU. Secondo uno Studio di Banca d’Italia, l’effetto moltiplicativo degli investimenti pubblici si riduce di circa un terzo nell’arco di cinque anni per effetto di elevati tempi di realizzazione delle opere pubbliche.

Ricordiamo al riguardo che lo scorso dicembre Forum Disuguaglianze Diversità (FDD), Forum P.A.(FPA) e Associazione Movimenta, hanno lanciato un Appello, accompagnato da proposte concrete per il rafforzamento e il rinnovamento della Pubblica Amministrazione, quale condizione indispensabile per contrastare l’emergenza e realizzare la ripresa, cogliendo la straordinaria opportunità dei fondi europei da utilizzare attraverso il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

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