Un nuovo Rapporto speciale IPES-Food, think tank globale indipendente che riunisce scienziati ambientali, economisti dello sviluppo, nutrizionisti, agronomi e sociologi provenienti da diversi contesti geografici evidenzia la necessità di ridurre la dipendenza dai mercati globali volatili e di rafforzare i sistemi alimentari locali per stabilizzare i prezzi, superiori del 35% rispetto ai livelli del 2019, poiché i ripetuti shock derivanti da guerre, crisi energetiche e interruzioni commerciali provocano impennate e mettono a nudo la fragilità del sistema.
In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, volatilità dei prezzi e fame, i paesi che dipendono dalle importazioni alimentari e da catene di approvvigionamento lunghe e complesse sono sempre più esposti a shock al di fuori del loro controllo. Tuttavia, gli strumenti per stabilizzare i prezzi e proteggere l’accesso al cibo – tra cui le riserve alimentari, la gestione dell’offerta e sistemi alimentari locali più solidi – non vengono utilizzati su larga scala.
Sono le conclusioni delRapporto speciale“The New Geopolitics of Food. Navigating policies for resilient self-reliance” dell’IPES-Food(International Panel of Experts on Sustainable Food Systems), think tank globale indipendente che riunisce scienziati ambientali, economisti dello sviluppo, nutrizionisti, agronomi e sociologi provenienti da diversi contesti geografici, il cui principaleobiettivo è di guidare e promuovere la transizione verso sistemi alimentari sostenibili, che esamina laprofonda vulnerabilità dei sistemi alimentari di molti paesi, la loro dipendenza da mercati lontani, da catene di approvvigionamento fragili e da una manciata di potenti esportatori e multinazionali, in particolare per quanto riguarda i consumatori di cibo a basso reddito e i paesi dipendenti dalle importazioni.
Vulnerabilità critica nella sicurezza alimentare
I prezzi globali dei prodotti alimentari rimangono superiori di oltre il 35% rispetto ai livelli pre-pandemia, poichéguerre, tensioni commerciali, tagli agli aiuti e shock energetici continuano a interrompere le catene di approvvigionamento alimentare e a far aumentare i prezzi.
Questi shock stanno mettendo in luce una vulnerabilità critica della sicurezza alimentare globale:la forte dipendenza da mercati globali instabili, dal cibo importato e da lunghe catene di approvvigionamento controllate da una manciata di paesi e aziende.

Nel 2025, la spesa globale per le importazioni alimentari ha raggiunto la cifra record di 2.200 miliardi di dollari, con l’aumento più consistente che ha colpito i paesi a basso reddito, i meno in grado di sostenerla. Senza un cambio di rotta,i prezzi dei prodotti alimentari, la fame e la concentrazione aziendale sono destinati a peggiorare.
“Stiamo entrando in una nuova geopolitica alimentare, in cui i prezzi dei prodotti alimentari sono determinati da conflitti, interruzioni commerciali e giochi di potere– ha affermatoJennifer Clapp, Professoressa e titolare della Cattedra di ricerca in Sicurezza alimentare globale e sostenibilità presso l’Università di Waterloo, membro del gruppo di esperti IPES-Food –Una crisi dopo l’altra mette in luce i rischi derivanti dall’esternalizzazione della sicurezza alimentare a mercati lontani e a catene di approvvigionamento fragili, controllate da una manciata di paesi e aziende. La strada da percorrere è quella dell’autosufficienza resiliente: sistemi alimentari locali supportati dal commercio equo e solidale. Gli strumenti per stabilizzare i prezzi esistono già, dalle riserve alimentari alla gestione dell’offerta, ma i governi non li stanno utilizzando su larga scala”.
Costruire la resilienza
I Governi non sono privi di alternative. Il rapporto rileva che i Paesi possono ridurre la loro esposizione agli shock globali costruendo una solida autosufficienza, basata su equità, sostenibilità e partecipazione democratica. Ciò significarafforzare le filiere e i mercati locali, sostenere gli agricoltori, ridurre la dipendenza dalle instabili filiere globali e mantenere un commercio equo, cooperativo e diversificato.
Gli strumenti ci sono
Sono già in uso strumenti pratici. Le riserve alimentari pubbliche, la gestione dell’offerta e gli interventi sul mercato hanno aiutato paesi come l’India, l’Africa occidentale, il Canada e la Norvegia a stabilizzare i prezzi e a sostenere la produzione locale.
In un mondo sempre più instabile,questi approcci privilegiano l’accesso al cibo e la produzione locale rispetto alla mera efficienza economica, e saranno fondamentali per mantenere i prezzi del cibo accessibili.
Secondo il Rapporto,i Governi si trovano di fronte a una scelta: continuare con un sistema fragile o costruirne uno in grado di resistere agli shock futuri.

“Per le comunità del Sud del mondo, si tratta di potersi permettere di mangiare –Shalmali Guttal, analista senior (ed ex direttrice esecutiva) pressoFocus on the Global South, un think tank attivista in Asia, e membro del gruppo di esperti IPES-Food –Quando i Paesi sono costretti a dipendere da cibo e input agricoli importati, ogni crisi si ripercuote più duramente a livello locale: agricoltori, lavoratori e famiglie a basso reddito sono coloro che ne pagano il prezzo. Questo sistema non è solo fragile, è ingiusto. Dobbiamo ricostruire i sistemi alimentari dalle fondamenta, più vicino a casa, con la sovranità alimentare: una produzione locale più forte, mercati più equi, sistemi di distribuzione mirati e sussidi alimentari, e gli strumenti per proteggere le persone quando si verificano crisi”.
