25 Settembre 2021
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Rischi ambientali in UE: impattano di più su anziani, bambini e poveri

Il Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente sottolinea che bisogna superare le disparità tra le varie regioni dell’UE per garantire che tutti gli europei, indipendentemente dall’età, dal reddito o dall’istruzione, siano adeguatamente protetti dai rischi ambientali con cui ci dobbiamo confrontare.

Nell’UE è necessaria un’azione mirata per proteggere meglio i poveri, gli anziani e i bambini dai rischi ambientali come l’inquinamento atmosferico e acustico e le temperature estreme, specialmente nelle regioni dell’Europa meridionale e orientale.

È quanto emerge dal Rapporto “Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europe” (Esposizione ineguale e impatti non equamente distribuiti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa) dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) che celebra quest’anno il 25° Anniversario della sua fondazione.

Il Rapporto richiama l’attenzione sullo stretto legame tra i problemi sociali e ambientali in tutta Europa e il peso differente che queste minacce ambientali hanno sulla salute umana, rispecchiando le differenze di reddito, il livello di istruzione e lo stato lavorativo in tutta Europa.

Sebbene la politica e la legislazione dell’UE negli ultimi decenni abbiano condotto a miglioramenti significativi delle condizioni di vita, sia in termini economici che di qualità dell’ambiente, le disparità tra le varie aree persistono. L’Agenzia sottolinea che sono necessari un migliore allineamento delle politiche sociali e ambientali e un miglioramento delle azioni locali per affrontare con successo le questioni di giustizia ambientale.

La Commissione europea ha costantemente sottolineato che, per quanto riguarda le questioni ambientali, siamo un’Europa che protegge – ha dichiarato Karmenu Vella, Commissario europeo per l’Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca – Per mettere alla prova questo principio il modo migliore è di esaminare il modo con cui proteggere i vulnerabili, i deboli e gli indifesi. L’AEA è da lodare per questo rapporto che esamina come i poveri, i vecchi e i giovanissimi siano quelli maggiormente a rischio a causa della cattiva qualità dell’aria, dell’eccessivo rumore e delle temperature estreme. Inoltre, supporta i nostri sforzi per garantire che siamo un’Europa che protegge tutti”.

Di seguito sono riportati i principali risultati del Rapporto.

Inquinamento atmosferico e acustico
– Le Regioni dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono più bassi e i tassi di disoccupazione superiori alle medie europee, sono state più esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3).

– Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche. Tuttavia, all’interno di queste stesse regioni, sono sempre le comunità più povere che tendono ad essere esposte a livelli locali più elevati di NO2.

– L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano considerevolmente sulle brevi distanze. L’analisi condotta dall’AEA ha riscontrato un possibile collegamento tra livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi, suggerendo che le città con popolazioni più povere hanno livelli di rumore più elevati.

La mappa utilizza un gradiente di colore per mostrare il PIL pro capite per regione NUTS3, classificato in quantili rispetto alla massima esposizione all’inquinamento PM2.5 rappresentata con il tratteggio (il 20% superiore di PM2,5).

Temperature estreme
– Le regioni dell’Europa meridionale e sud-orientale sono più colpite dalle temperature più elevate. Molte regioni in Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna sono anche caratterizzate da redditi più bassi e istruzione, livelli più alti di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di assumere delle misure per affrontare o evitare il caldo, con correlati effetti negativi sulla salute.

– In alcune parti d’Europa un gran numero di persone non è in grado di mantenere le proprie case adeguatamente calde a causa della scarsa qualità degli edifici e dei costi dell’energia, tal che continuano a verificarsi malattie e decessi associati all’esposizione a basse temperature.

Cosa si sta facendo per affrontare il problema?
L’UE nel suo complesso ha compiuto notevoli progressi negli ultimi decenni nel ridurre l’inquinamento atmosferico e gli Stati membri hanno attuato le varie politiche dell’UE per migliorare l’adattamento ai cambiamenti climatici. La politica regionale dell’UE ha dimostrato la sua efficacia nell’aiutare a combattere le disuguaglianze sociali ed economiche. Un certo numero di autorità regionali e cittadine sono anche proattive nel ridurre l’impatto dei rischi ambientali sui membri più vulnerabili della società.

Tra le buone pratiche assunte, l’Agenzia segnala:
– una migliore pianificazione territoriale e gestione del traffico stradale, come l’introduzione di zone a bassa emissione nei centri urbani, stanno contribuendo a ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico e al rumore nelle zone in cui vivono gruppi socialmente vulnerabili;

– il divieto di utilizzo di alcuni combustibili per il riscaldamento domestico, come il carbone, porta anche ad una migliore qualità dell’aria nelle zone caratterizzate da basso reddito, anche se deve essere associato con sussidi per passare ad opzioni di riscaldamento più pulite per le famiglie a basso reddito;

– tra gli esempi di azioni volte a proteggere i bambini dal rumore degli aerei e della strada si può indicare le forniture di barriere antirumore e le strutture di protezione nelle aree di gioco all’aperto;
– molte autorità nazionali e locali hanno messo in atto piani d’azione per migliorare la risposta alle emergenze per aiutare gli anziani e gli altri gruppi vulnerabili durante le ondate di calore o le punte di freddo intenso, integrando tali misure con iniziative di settore o di volontariato;
– l’adattamento ai cambiamenti climatici aiuta a prepararsi ad affrontare le ondate di calore sempre più frequenti ed estreme, in particolare, prevedendo più spazi verdi che aiutano ad abbassare le temperature nei centri urbani, con conseguenti benefici per la salute e la qualità della vita dei residenti.

Nonostante il successo assai significativo delle politiche europee nel corso degli anni per migliorare la qualità della vita e proteggere l’ambiente – ha sottolineato HansBruyninckx, Direttore esecutivo dell’AEA – sappiamo che in tutta l’UE si può fare di più per garantire che tutti gli europei, indipendentemente dall’età, dal reddito o dall’istruzione, siano adeguatamente protetti dai rischi ambientali con cui ci confrontiamo”.

In copertina: foto di Elena Georgiou, My City/AEA

 

 

 

 

 

 

 

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