4 Agosto 2021
Cambiamenti climatici Clima

Riscaldamento globale: l’azzeramento delle emissioni non basterebbe?

Per evitare nei prossimi secoli il riscaldamento globale ben oltre i 2°C e l’innalzamento del livello del mare fino a 3m, secondo un recente Studio pubblicato su Nature e basato su un modello climatico che dà ampio risalto ai “punti di non ritorno”, non sarebbe più sufficiente azzerare le emissioni.

Secondo un recente Studio che sta già suscitando polemiche, anche se l’umanità smettesse di emettere gas serra domani, la Terra continuerebbe a riscaldarsi per i secoli a venire e gli oceani si innalzerebbero di alcuni metri.

Lo Studio An earth system model shows self-sustained melting of permafrost even if all man-made GHG emissions stop in 2020, pubblicato il 12 novembre 2020 su Nature Scientific Reports, è stato condotto dalla BI Norwegian Business School, analizzando le attuali emissioni di CO2 a livello mondiale e tutti gli altri fattori che influiscono sui cambiamenti climatici e il surriscaldamento del Pianeta.

In base ai nostri modelli, l’umanità è ben oltre il punto di non ritorno quando si tratta di fermare lo scioglimento del permafrost, tagliando i gas serra come unico strumento – ha dichiarato a AFP, Jorgen Randers, professore emerito di Climatologia presso la BI Norwegian Business School e principale autore dello Studio – Se vogliamo fermare questo processo di fusione dobbiamo fare qualcosa di più, come per esempio, catturare la CO2 dall’atmosfera e immagazzinarla sottoterra o rendere più riflettente la superficie terrestre“.

Randers e il collega Ulrich Goluke hanno utilizzato un modello di sistema terrestre a complessità ridotta per studiare l’effetto delle diverse riduzioni delle emissioni di gas serra sul riscaldamento globale dal 1850 al 2500, creando proiezioni della temperatura globale e degli aumenti del livello del mare.

La modellizzazione suggerisce che in condizioni in cui le emissioni di gas serra di origine antropica raggiungessero il picco durante gli anni 2030 e diminuissero a zero entro il 2100, le temperature globali sarebbero più calde di 3 °C e il livello del mare più alto di 3 metri entro 2500 rispetto a quello del 1850. Qualora fossero azzerate entro l’anno, dopo un calo iniziale le temperature globali sarebbero ancora di circa 3 °C più calde e il livello del mare aumenterebbe di circa 2,5 metri entro 2500.

Che il livello del mare continuerà a salire è un fatto risaputo, ma lo scenario prospettato è decisamente catastrofico e molto lontano dal modello indicato dall’autorevole Rapporto speciale dello scorso anno dell’IPCC sull’oceano e la criosfera in un clima che cambia (SROCC) che indicava entro il 2100 un innalzamento tra 30-60 cm.se si riuscisse a mantenere la temperatura al di sotto dei 2 °C.

Gli autori dello Studio norvegese ritengono che il riscaldamento globale continuerebbe ad aumentare notevolmente anche dopo che le emissioni di gas serra di origine antropica fossero ridotte, per effetto dei “tipping points”, cioè dei punti di svolta superati i quali si entra in un circolo vizioso accelerato, e dei meccanismi di feedback positivo che aumentano gli impatti dei cambiamenti climatici.

Dalla fine del XX secolo, milioni di chilometri quadrati di neve e ghiaccio – che riflettono circa l’80% della forza radiativa del Sole nello spazio – sono stati sostituiti in estate dall’oceano aperto, che invece assorbe la stessa percentuale; mentre lo scongelamento del permafrost rilascerebbe carbonio e metano in atmosfera.

Per prevenire l’aumento della temperatura e del livello del mare, secondo gli autori tutte le emissioni di gas serra di origine antropica avrebbero dovuto essere ridotte a zero tra il 1960 e il 1970. Ora, oltre a ridurre le emissioni, dovrebbero essere rimosse dall’atmosfera almeno 33 Gigatonnellate di anidride carbonica ogni anno dal 2020 in poi, attraverso metodi di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS).

Come sopra accennato, lo Studio è stato criticato da altri climatologi, in particolare per il modello utilizzato: ESCIMO (Earth System Climate Interpretable Model) che sarebbe troppo ‘sensibile’ o mal calibrato in alcune sue parti, soprattutto quando deve fare delle proiezioni a partire dall’impatto dei meccanismi di feedback positivo.

Tra i più noti, Michael Mann, Direttore dell’Earth System Science Center presso la Pennsylvania State University, noto per aver elaborato nel 1998 il grafico chiamato “mazza da hockey” (hockey stick), che mostra l’andamento della temperatura, divenuto il simbolo della responsabilità antropogenica del riscaldamento globale. Fino al 1850 l’andamento è praticamente piatto per poi cominciare ad innalzarsi sempre più velocemente fino ai giorni nostri i9n coincidenza con l’uso sempre più diffuso dei combustibili fossili.

Il modello che hanno usato è davvero di bassa complessità – ha dichiarato a USA Today Mann – Non rappresenta realisticamente i modelli di circolazione atmosferica su larga scala. Per questo simili previsioni dovrebbero essere prese con grande scetticismo”.

Il suo giudizio è stato condiviso Katharine Hayhoe, Scienziata dell’Atmosfera e Direttrice del Climate Science Center alla Texas Tech University, che richiesta di questa sua posizione di stroncatura dello studio avrebbe dichiarato: “Se fumi un pacchetto di sigarette al giorno, sei tecnicamente oltre il punto di non ritorno in termini di zero danni ai polmoni. Ma non sei ancora morto, e agire in qualsiasi modo, anziché rimanere immobili produrrà comunque risultati molto benefici! Il doomerismo [rassegnazione] è quel che ci condannerà”.

In copertina: Il deflusso verso il mare dello scioglimento in Alaska del permafrost (Foto:NOAA)

 

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