La II edizione del Rapporto “Rinnovabili, energie per la pace” del WWF sottolinea che le guerre in atto dovrebbero ricordarci che la dipendenza da combustibili fossili, disponibili in quantità solo in alcune parti del mondo, è alla base di molti conflitti, e che la diffusione delle energie rinnovabili rappresenta una doppia arma di pace, per la loro maggior diffusione naturale, oltre a costituire la migliore soluzione alla crisi climatica, innescata dal consumo di fonti fossili.
Le crisi climatica e i conflitti che insanguinano il Pianeta sono strettamente collegate e le fonti energetiche fossili sono esse stesse causa o concausa in conflitti o vere e proprie guerre, fin dagli anni ’80 con la prima Guerra del Golfo. Le energie rinnovabili rappresentano invece una doppia arma di pace, per la loro natura intrinsecamente più diffusa, oltre a costituire concrete alternative in uno scenario di aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti come quello attuale. E sono l’antidoto alla crisi climatica, generata dai fossili.
È quanto emerge dalla II edizione delRapporto“Rinnovabili, energie per la pace” che ilWWFha diffuso in occasione dell’Earth Hour 2026, chesfata una serie di luoghi comuni, inclusi quelli sulle rinnovabili.
Non è vero che costino troppo, al contrario il loro costo è drasticamente calato negli ultimi 15 anni. Secondo l’ultima l’analisidell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA),icosti dell’elettricità dal solare fotovoltaico su scala industriale sono scesi tra il 2010 e il 2024 quasi di un fattore 10 passando da 0,417 a 0,043 dollari a kWh.
Ladipendenza energetica dell’Italiaèpari al 74 %, per cui itempi della transizione vanno accelerati, non ritardati.
il Rapporto d ricorda che l’UE ha fissato il target di riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e almeno il 90% entro il 2040. Inoltre, entro il 2050 l’Unione Europea dovrebbe arrivare alla neutralità climatica, vale a dire a un saldo zero tra le emissioni climalteranti e gli eventuali assorbimenti delle stesse. Per l’Italia questo implica accelerare l’uscita da tutti i combustibili fossili, gas incluso, e investire significativamente in energia rinnovabile, attuando non solo gli obiettivi previsti nel burden sharing, ma investendo in iniziative di efficienza energetica e progetti di sviluppo di impianti capaci di restituire valore ai territori.Siamo in un momento decisivo, dove però le significative incertezze e le tensioni istituzionali rallentano i procedimenti autorizzativi degli impianti FER, mentre i preoccupanti segnali contrastanti dati dai decisori politici, tra cui il rilancio dell’Italia come hub del gas e l’apertura a un presunto nucleare sostenibile, sostenuti anche nell’ultimoPNIEC(Piano Nazionale Integrato Energia e Clima),non contribuiscono alla creazione di una narrativa energetica univoca, chiara e rinnovabile per l’Italia.
Per il WWF, è necessario sganciarsi il prima possibile dai combustibili fossili, con:
–un piano progressivo di rapido abbandono di gas e petrolio;
–la conferma dell’abbandono del carbone;
–la rinuncia a nuovi rigassificatori e infrastrutture per i fossili;
–un reale sostegno alle energie rinnovabili e all’elettrificazione, usando appieno i fondi derivanti dall’ETS (Emission Trading Scheme) e dal reinvestimento nella decarbonizzazione;
–la spinta dell’acceleratore sul risparmio e l’efficienza energetica.
“Le guerre in atto dovrebbero ricordare che la dipendenza da combustibili fossili, disponibili in quantità solo in alcune parti del mondo, estratti con enormi costi sociali e ambientali e bruciati a spese del clima, è una strategia energetica alla corda che produce solo conflitti e rallenta l’innovazione– ha sottolineato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia – Anche la crisi climatica aumenta esponenzialmente la possibilità di conflitti, a partire da quelli dovuti alla scarsità d’acqua e di derrate alimentari, quindi i combustibili fossili sono doppiamente responsabili. Oggi dobbiamo rifondare una economia della pace e della cooperazione a partire da risorse energetiche che sono a disposizione di tutti, quali vento e sole. È nell’interesse comune, persino dei Paesi che hanno ingenti riserve di carbone, petrolio e gas: figuriamoci poi di coloro che per i combustibili fossili dipendono da altri”.
Che siaquesto il momento di agire, viene sottolineato anche a livello europeo. I Ministri dell’energia dell’UE si sono riuniti il 31 marzo 2026 in una videoconferenza informale per armonizzare un approccio comune in materia di energia, mentre il conflitto in Medio Oriente entra nel suo secondo mese dopo lo sblocco di oltre 400 milioni di barili di scorte di petrolio di emergenza, coordinate dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA).
“La sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Unione europea rimane garantita-ha dichiarato il Commissario europeo per l’Energia,Dan Jorgensen, nellaConferenza stampaal termine della riunione –Dobbiamo però essere pronti a una potenziale interruzione prolungata del commercio internazionale di energia. Per questo motivo dobbiamo agire subito.IlPacchetto energiache abbiamo presentato recentemente è pieno di attività che possono essere eseguite per ridurre i prezzi per i cittadini, le famiglie, le imprese.Per esempio ridurre le tasse sull’elettricità sarebbe una decisione tempestiva adesso. Insomma, fare tutto il possibile, questo è un mio incoraggiamento chiarissimo per gli Stati membri, per ottenere delle energie rinnovabili. Ci sono alcuni progetti che sono quasi finiti ma per l’assenza di stoccaggio, per problemi di rete eccetera non si sono ancora conclusi quindi incoraggiamo caldamente gli Stati membri ad accelerare queste procedure per ottenerne la conclusione”.
