1 Febbraio 2023
Inquinamenti e bonifiche Risorse e rifiuti

Rifiuti marini: affrontare le fonti terrestri

Secondo un web report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) che esamina in modo olistico la generazione dei rifiuti marini occorre affrontare le cause profonde alla fonte, dal momento che l’80% di questi rifiuti vengono prodotti sulla terraferma per poi dirigersi attraverso i fiumi verso i mari.

Di fronte all’aumento dei rifiuti di plastica, occorre fare di più in tutta Europa per affrontare le cause profonde dei rifiuti marini alla fonte, evitando che i rifiuti inquinino i fiumi interni e si dirigano verso le coste e i mari.

È la sollecitazione che l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) lancia nel web reportFrom source to sea – The untold story of marine litter”, pubblicato il 19 gennaio 2023, il primo studio europeo di questo genere che esamina in modo olistico come questi rifiuti vengono creati e finiscono nei mari europei attraverso i fiumi.

Le fonti terrestri, sottolinea l’AEA, rappresentano ben l’80% dei rifiuti marini in Europa, e circa l’85% di questi è costituito da plastica, con imballaggi e piccoli oggetti in plastica che costituiscono quasi l’80% di questi rifiuti. 

La produzione di rifiuti di plastica in Europa sta crescendo a un ritmo ancora più veloce della crescita economica, pertanto non in linea con l’obiettivo dell’UE di prevenire in modo significativo i rifiuti e di ridurre in particolare i rifiuti di plastica. 

Tra il 2011 e il 2020, i rifiuti di plastica prodotti pro capite nei 27 Stati membri dell’UE sono aumentati del 22%, così come la quantità di rifiuti di plastica mal gestiti. La maggior parte degli articoli in plastica usati e scartati viene riciclata, incenerita o immagazzinata in strutture per i rifiuti, ma a causa dei limiti nella capacità di gestione, una parte di rifiuti si fa ancora strada verso i mari e oceano, tanto da costituire la principale fonte di rifiuti marini. 

Il risultato è che il 75% delle aree marine valutate è inquinato. Questo è un problema enorme a causa dell’impatto della plastica sulla vita marina e sulla salute umana attraverso la catena alimentare. In alcuni casi, la natura persistente della plastica significa che può durare fino a 500 anni nell’ambiente.

Il Piano d’azione dell’UE per l’inquinamento zero, il Piano d’azione per l’economia circolare (compresa la Strategia per la plastica), la Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino e la Direttiva sulla plastica monouso, mirano tutti a frenare il problema. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi ecologici dell’Europa, in particolare gli obiettivi di prevenzione, riduzione e gestione dei rifiuti, è necessaria una piena comprensione dei rifiuti marini, dalla fonte al mare. È necessario, inoltre, separare la produzione di rifiuti dalla crescita economica

Gli sforzi in Europa per migliorare la raccolta e la gestione dei rifiuti hanno fatto progressi nella riduzione della quota di rifiuti di piccoli articoli in plastica non da imballaggio (PPSI) mal gestiti. Per trovare soluzioni, la legislazione dell’UE si sta muovendo verso un approccio più integrato basato sul monitoraggio che potrebbe essere supportato da una migliore raccolta e analisi dei dati su terreni e fiumi. La maggior parte dei rifiuti marini viene generata sulla terraferma e l’affidabilità dei dati sulla gestione dei rifiuti è limitata e i rifiuti di plastica trasportati attraverso i fiumi rimangono poco studiati.

Le 10 principali raccomandazioni individuate dall’AEA per i responsabili politici e le altre parti interessate per affrontare il problema dei rifiuti marini

Le raccomandazioni si concentrano su un migliore utilizzo delle fonti di dati esistenti ed emergenti per monitorare meglio le aree problematiche, che possono aiutare a sviluppare misure mirate. Anche le pulizie volontarie di vecchio stile e il monitoraggio fisico da parte di citizen scientist hanno un grande valore, ma la tecnologia gioca un ruolo sempre più importante. Il telerilevamento tramite satelliti, aerei, droni e intelligenza artificiale può aiutare a dare un senso ai “big data” raccolti.

I modelli di stima delle perdite di rifiuti e dei rifiuti fluviali sono tanto importanti quanto le attività di raccolta e monitoraggio di dati a fine granularità. L’uso di questi strumenti è necessario per guidare il processo decisionale politico nei Paesi e nelle comunità che affrontano i maggiori problemi di cattiva gestione dei rifiuti.

Foto di copertina: Tobias Tullius su Unsplash

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