Agroalimentare

Nuova PAC dell’UE: non convince l’ECA

La Corte dei conti europea (ECA) ha espresso il proprio parere di esperto indipendente, richiesto da Parlamento europeo e Consiglio, sui progetti di Regolamento della PAC che, una volta approvati, disciplineranno l’agricoltura e il settore agroalimentare dell’Unione dal 2028 al 2034, formulando sulla futura impostazione e attuazione al fine di garantire la sana gestione finanziaria, la rendicontabilità e il valore aggiunto dell’UE.

La proposta della Commissione UE sulla nuova politica agricola comune (PAC) per il periodo 2028-2034 conterrebbe diversi rischi derivanti dall’incertezza e dalla scarsa chiarezza, con la possibilità che i finanziamenti non siano tracciabili.

È quanto sostienela Corte dei conti europea(ECA) che ha illustrato nel corso di una Conferenza stampa il 9 febbraio 2026 ilparere, richiesto dal Parlamento europeo e dal Consiglio, sulle proposte della Commissione UE di nuovoRegolamentodella Commissione UE che stabilisce lecondizioni per l’attuazione del sostegno dell’Unione alla politica agricola comune per il periodo dal 2028 al 2034e di nuovoRegolamentodi organizzazione comune dei mercati agricoli (CMO)

Secondo la proposta della Commissione sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), laPAC farebbe parte del nuovo Fondo europeo, che istituirebbe un insieme unico di norme a sostegno della coesione, dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, della pesca e degli affari marittimi, della prosperità e della sicurezza. È la prima volta dalla creazione della PAC nel 1962 che laCommissione propone di non disporre di un fondo specifico per l’agricoltura.

La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quantoelimina il tradizionale sostegno a due pilastri della PAC:uno per gli agricoltori e il settore agroalimentaree l’altro per losviluppo rurale.

La Corte osserva chele complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della PAC più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l’obiettivo della semplificazione.

A seguito dell’accordo interistituzionale tra i Presidenti del Parlamento europeo e della Commissione e la presidenza del Consiglio del novembre 2025, che ha stabilito ditrasferire alcune disposizioni dal Fondo europeo al regolamento sulla PAC, la Corte ritiene che i legislatori dell’UE potrebberotrasferire altre disposizioni pertinenti al fine di rendere la politica più completa.

Tuttavia, si potrebbe generare una certa incertezza, poichél’importo complessivo dei finanziamenti della PAC sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendereimprevedibile, in fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi. Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la PAC nell’ambito dell’attuale QFP e la potenziale dotazione nell’ambito del prossimo QFP.

Ulteriore incertezza deriva dallascarsa chiarezza su quali interventi della PAC dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’UE. A tale riguardo, la Corte sottolinea chela rendicontabilità e la tracciabilità dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi e obiettivi. In particolare, latracciabilità dai conti ai beneficiari finali, quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei conti europea possa svolgere il proprio ruolo.

Data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’UE nella preparazione dei rispettivi Piani nazionali,è difficile formulare stime realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali. Inoltre, lamaggiore flessibilità consentita ai paesi dell’UE non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della PAC, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare: il nuovo assetto potrebbecreare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno. Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo.

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