1 Dicembre 2022
Società

Migranti: oltre 50.000 morti accertati dal 2014

Un Rapporto pubblicato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni dell’ONU indica che oltre 50.000 migranti sono morti dal 2014 ad oggi lungo le rotte migratorie, tra le quali quelle europee si segnalano fra le più mortali con oltre il 50% dei decessi, ma le cifre rappresentano solo i decessi accertati, senza contare i “naufragi invisibili”, e per il 60% dei morti non è stato possibile l’identificazione e quindi la provenienza, lasciando migliaia di famiglie nell’incertezza sulla sorte dei loro congiunti.

Più di 50.000 persone in tutto il mondo hanno perso la vita durante i loro viaggi migratori.  Nonostante la crescente perdita di vite umane, i governi dei paesi di origine, transito e destinazione hanno intrapreso poche azioni per affrontare l’attuale crisi globale dei migranti scomparsi

È quanto emerge dal Rapporto50,000 Lives Lost During Migration: Analysis of Missing Migrants Project Data 2014–2022” pubblicato il 23 novembre 2022 nell’ambito del Progetto Missing Migrants dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), l’Agenzia Intergovernativa dell’ONU che fornisce servizi e consulenza in materia di migrazione.

Tali cifre, sottolinea lo IOM, si riferiscono solo ai morti confermati da quando nel 2014 l’Agenzia ha iniziato a conteggiarli, e per oltre 30.000 di questi l’identificazione non è stata possibile, lasciando migliaia di famiglie in cerca di risposte.  

Sebbene migliaia di morti siano state documentate ogni anno lungo le rotte migratorie, è stato fatto ben poco per affrontare le conseguenze di queste tragedie, figuriamoci per prevenirle – ha affermato Julia Black, del Centro di analisi dei dati sulla migrazione globale (GMDAC) della IOM, co-autrice del Rapporto – Indipendentemente dai motivi che costringono o spingono le persone a trasferirsi, nessuno merita di morire alla ricerca di una vita migliore”. 

Dei migranti dispersi la cui nazionalità è stata identificata, più di 9.000 provenivano da nazioni africane, oltre 6.500 provenivano dall’Asia e altri 3.000 provenivano dalle Americhe. In particolare, i primi 3 paesi di origineAfghanistan, Siria e Myanmar – sono segnati dalla violenza, con molte persone che fuggono dalle loro case per cercare rifugio all’estero. 

Più della metà dei 50.000 decessi individuali documentati si sono verificati sulle rotte verso e all’interno dell’Europa, con le rotte del Mediterraneo che hanno causato almeno 25.104 vittime.

Dal 2021, è stato registrato un aumento del numero di morti sulle altre rotte europee rispetto agli anni precedenti, in particolare al confine terrestre tra la Turchia e la Grecia (126 morti documentate), sulla rotta dei Balcani occidentali (69), sulla Manica (53), ai confini tra Bielorussia e Unione europea (23). A questi si aggiunge il numero degli ucraini morti mentre erano in fuga dalla guerra (17). 

Le rotte europee costituiscono anche il maggior numero totale e percentuale di persone scomparse e presunte morte con almeno 16.032 dispersi registrati in mare i cui resti non sono mai stati recuperati

L’Africa è la seconda regione più mortale per le persone in movimento, con oltre 9.000 morti durante la migrazione documentate nel continente dal 2014. Le indagini condotte sulle famiglie delle aree regionali indicano che queste cifre sono quasi certamente una sottostima enorme. In particolare sulla rotta lunga e pericolosa rotta marittima Africa occidentale-Atlantico verso le isole Canarie spagnole, i dati molto probabilmente sono assai al di sotto della realtà, a causa dell’impegnativo processo di verifica dei troppo frequenti “naufragi invisibili” – casi in cui intere imbarcazioni vengono perse in mare senza che vengano effettuate ricerche e soccorsi.

Quasi 7.000 morti sono state documentate nelle Americhe, la maggior parte sulle rotte verso gli Stati Uniti (4.694). Il solo valico di frontiera terrestre tra Stati Uniti e Messico è stato teatro di oltre 4.000 morti dal 2014. 

Altri 6.200 decessi sono stati documentati in tutta l’Asia, dei quali l’11% erano di bambini la percentuale più alta di qualsiasi regione. Dei 717 decessi di bambini registrati durante le migrazioni nel Continente, più della metà (436) sono rifugiati Rohingya

In Asia occidentale, almeno 1.315 vite sono state perse sulle rotte migratorie, molte delle quali si verificano in paesi con conflitti in corso che rendono estremamente difficile la documentazione dei migranti scomparsi. Almeno 522 persone arrivate dal Corno d’Africa sono morte nello Yemen, spesso a causa della violenza, e sono state documentate le morti di 264 siriani durante i tentativi di attraversare il confine verso la Turchia

La IOM ribadisce che gli obblighi derivanti dal diritto internazionale che devono essere rispettati in ogni momento. Gli Stati devono sostenere il diritto alla vita per tutte le persone, prevenendo ulteriori morti..

Dobbiamo lavorare insieme per prevenire e ridurre ulteriori decessi dando priorità alle operazioni di ricerca e soccorso, migliorando ed espandendo percorsi migratori regolari e sicuri e assicurando che la governance della migrazione dia priorità alla protezione e alla sicurezza delle persone in movimento”. 

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