L’audit della Corte dei conti europea (ECA) ha rilevato che nonostante ingenti risorse e investimenti l’inquinamento marino nelle acque dell’UE prosegue, segnalando carenze nel monitoraggio e nell’applicazione delle norme, tra cui carenti controlli, poche ispezioni, sanzioni poco dissuasive, rare azioni penali, e scarse segnalazioni di violazioni relative al recupero di reti di pesca abbandonate.
Sebbene la normativa sull’inquinamento marino dell’UE, mostri miglioramenti e sia a volte più rigorosa delle norme internazionali, la sua applicazione da parte dei 22 Stati membri costieri dell’UE è lungi dall’essere soddisfacente e le azioni volte a prevenire, affrontare, monitorare e sanzionare i vari tipi di inquinamento provocato dalle navi non sono all’altezza del compito.
L’avvertimento è della Corte dei Conti europea (ECA) che ha pubblicato il 4 marzo 2025 laRelazione speciale“Le azioni dell’UE volte a contrastare l’inquinamento marino causato dalle navi. Ancora in cattive acque”, che ha valutato le azioni dell’UE volte ad ovviare all’inquinamento delle acque marine causato dalle navi.
La normativa dell’UE incorpora le norme internazionali applicabili, a volte con requisiti ancora più rigorosi, in settori quali l’inquinamento da idrocarburi, i relitti delle navi e le emissioni di zolfo. Tuttavia, l’ECA segnala che vi sono anchelacune che l’UE deve ancora colmare, specie per quel che riguarda i rischi di inquinamento. Ad esempio, è ancora possibile per gli armatori eludere l’obbligo di riciclo dei materiali delle navi scegliendo una bandiera di uno Stato non-UE prima di procedere allo smantellamento.

I dati parlano da soli: nel 2022una nave su 7 nel mondo batteva bandiera di uno Stato dell’UE, ma tale cifra scendeva del 50 % per il parco navi a fine ciclo di vita. Analogamente, le norme UE sui container persi in mare sono tutt’altro che a tenuta stagna. In primo luogo,non vi è garanzia che tutte le perdite siano dichiarate; in secondo luogo, vengonorecuperati pochissimi container. L’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) hasviluppato strumenti utili, ma gli Stati membri non ne hanno sfruttato appieno il potenziale.
“L’inquinamento marino provocato dalle navi rimane un grave problema e, nonostante una serie di miglioramenti negli ultimi anni, l’azione dell’UE non è realmente in grado di tirarci fuori dalle cattive acque– ha affermatoNikolaos Milionis, il Membro della Corte responsabile dell’audit –In realtà, si stima che più di tre quarti dei mari europei abbiano un problema di inquinamento e, dunque, l’ambizioso obiettivo di raggiungere un inquinamento zero per proteggere la salute delle persone, la biodiversità e gli stock ittici non è ancora in vista”.
Nella relazione della Corte vengono valutate le azioni dell’UE volte a contrastarel’inquinamento provocato dalle navi nel periodo compreso tra gennaio 2014 e settembre 2024. Tra le attività di audit, vi sono state visite inFranciaeGermaniaper coprire due sottoregioni marine (il grande Mare del Nord ed il Mar Baltico) costituenti la seconda via di navigazione più trafficata al mondo.
La Corte osserva inoltre che i paesi dell’UE sottoutilizzano strumenti – quali ad esempio una rete dinavi pronte a intervenire in caso di sversamenti di idrocarburi oppure il rilevamento tramite droni– dei quali l’UE li ha dotati per aiutarli a combattere l’inquinamento provocato dalle navi. Un esempio lampante è ilsistema europeo di sorveglianza satellitare per il rilevamento di chiazze di idrocarburi(CleanSeaNet), che consente la sorveglianza e il rilevamento precoce di possibili casi di inquinamento. Nel periodo 2022-2023, tale sistema ha individuato in totale7.731 possibili sversamenti nei mari dell’UE, per lo più inSpagna(1462),Grecia(1367) eItalia(1188). La Corte ha però constatato chegli Stati membri si sono attivati per meno della metà di queste segnalazioni, confermandol’inquinamento solo nel 7 % dei casi, e con notevoli differenze tra gli Stati. Mentre Danimarca e Germania hanno confermato l’inquinamento per il 30 % o più delle segnalazioni,l’Italia ha confermato l’inquinamento rilevato da CleanSeaNet molto raramente, nonostante abbia effettuato il maggior numero di controlli in loco(1046). Secondo la versione finale della valutazione d’impatto del 2023 sulla modifica della Direttiva CE/ 2005/35/EC Ship-Source Pollution (SSP) elaborata dalla Commissione, le probabilità diconferma dell’inquinamento dipendono dall’intervallo tra l’acquisizione dell’immagine satellitare ed il controllo dell’inquinamento da parte di uno Stato membro.

La Corte ha inoltre rilevato che leautorità degli Stati membri non espletano sufficienti ispezioni preventive delle navi. In base allaDirettiva sugli impianti portuali di raccolta(IPR) gli Stati membri sono tenuti adispezionare almeno il 15 % del numero totale di singole navi che fanno scalo nei propri porti ogni anno(Art. 11), e devono tenere aggiornati i dati e comunicarli all’EMSA.
Dall’analisi dei dati dell’EMSA, effettuata dalla Corte, emerge che:6 Stati membri hanno rispettato l’obiettivodel 15 % nel 2023;2 Stati membri non hanno comunicato dati(Italiae Svezia);5 non hanno raggiunto la metà del valore-obiettivo.Inoltre, lesanzioni per gli inquinatori restano miti. Coloro che scaricano illegalmente in mare sostanze inquinantisono raramente soggetti a sanzioni efficaci o dissuasive e l’azione penale è rara. Analogamente,pochi Stati membri segnalano violazioni relative al recupero di attrezzatura da pesca abbandonata, persa o dismessa.
Nel complesso, la Corte conclude chené la Commissione né gli Stati membri monitorano appieno i fondi UE utilizzati per contrastare l’inquinamento delle acque marine. Non dispongono di una visione d’insieme dei risultati effettivamente ottenuti, né delle modalità con cui questi ultimi potrebbero essere replicati su scala più ampia. Al contempo, dall’audit è emerso chel’UE ha difficoltà a monitorare l’inquinamento provocato dalle navi. L’effettivo ammontare di sversamenti di idrocarburi, di sostanze contaminanti e di rifiuti marini provenienti dalle naviresta sconosciuto, così comenon si conosce l’identità di chi inquina.
La Corteraccomanda alla Commissione di:
–migliorare il monitoraggio e l’efficacia degli strumenti di allerta anti-inquinamento;
–potenziare il monitoraggio dei controlli che gli Stati membri sono tenuti ad effettuare;
–dar seguito alle problematiche relative all’estensione dei progetti dell’UE;
–migliorare la rendicontazione e il monitoraggio sullo stato ecologico delle acque marine.
Immagine di copertina (Fonte ECA)
