Legambiente ha presentato a KEY. The Energy Transition Expo (Fiera di Rimini, 5-7 marzo 2025), il Rapporto “Scacco matto alle rinnovabili 2025”, che fa il punto sugli ostacoli che ancora bloccano lo sviluppo delle rinnovabili in Italia e sulle proposte normative regionali in tema di aree idonee, da cui emerge che il nostro Paese è assai indietro rispetto all’obiettivo fissato di nuova potenza da installare entro il 2030, tanto che con gli attuali ritmi impiegherà addirittura otto anni in più. Contestualmente, è stato lanciato l’Osservatorio Aree Idonee e Regioni, una mappa interattiva che analizza per ogni regione gli impianti realizzati e il percorso da compiere per arrivare a quanto indicato dal Decreto nazionale Aree Idonee.
Italia bocciata rispetto al raggiungimento dell’obiettivo al 2030 sullo sviluppo delle rinnovabili fissato dal Decreto Aree Idonee. Nonostante i risultati parziali e positivi di questi ultimi anni (17.717 MW di rinnovabili installati dal 2021 al 2024 con una media annuale di 4.429 MW l’anno), l’Italia rischia di non rispettare l’obiettivo degli 80.001 MW di nuova potenza da installare entro il 2030 e di raggiugere questo obiettivo nel 2038, impiegando 8 anni in più. Ad oggi la Penisola con 17.717 MW, infatti, ha raggiunto appena il 22% dell’obiettivo 2030: mancano all’appello 62.284 MW da realizzare nei prossimi sei anni, pari a 10.380,6 MW all’anno. La strada da percorrere è tutta in salita, sia a livello nazionale sia a livello regionale e comunale, anche a causa di decreti e leggi sbagliate, ritardi, ostacoli burocratici e opposizioni locali.
A scattare questa fotografia èLegambiente che, in occasione diKEY – The Energy Transition Expo 2025(Fiera di Rimini, 5-7 marzo 2025), ha presentato il nuovoRapporto “Scacco matto alle rinnovabili 2025”, che fa il punto sugli ostacoli che ancora bloccano lo sviluppo delle rinnovabili in Italia e sulle proposte normative regionali in tema di aree idonee, con il lancio all’Osservatorio Aree Idonee e Regioniuna mappa interattiva che, oltre all’analisi qualitativa delle proposte normative, per ogni Regione è presente l’analisi quantitativa degli impianti realizzati nei territori e la strada da percorrere per arrivare a quanto indicato dalDecreto del MASE 21 giugno 2024“Disciplina per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili”.
L’obiettivo dichiarato è di inviare un chiaro appello al Governo e alle Regioni ribadendo che i ritardi che sta accumulando l’Italia sul fronte rinnovabili sono inaccettabili, se si considera l’accelerazione della crisi climatica nella Penisola(2.098 eventi meteo estremi dal 2015 a oggi, di cui 753 allagamenti e 522 danni da raffiche di vento e trombe d’aria, 1137 i comuni colpiti) e lemancate occasioni di sviluppo, anche in termini occupazionali, per i territori.
“L’Italia è in colpevole ritardo sugli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili da raggiungere al 2030– ha affermato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente –I principali ostacoli non tecnologici sono gli iter autorizzativi lenti, per l’ostracismo del Ministero della Cultura e l’inazione delle Regioni, i decreti ministeriali sbagliati e ideologici, come quelli su aree idonee e agricoltura, e le politiche miopi del Governo Meloni, che non fa altro che rendere la Penisola ancora più dipendente dagli speculatori del gas, puntando anche sul ritorno del nucleare, opzione energetica sconfitta dal libero mercato, a causa dei suoi costi esorbitanti, mentre altri ritardi potrebbero aggiungersi con le future leggi regionali sulle aree idonee. Per rendere indipendente l’Italia e per aiutare famiglie e imprese, facendo diminuire la bolletta, occorre accelerare la diffusione delle rinnovabili, lo sviluppo delle reti e la realizzazione degli accumuli anche in vista del passaggio dal Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità a quelli zonali, che porteranno maggiori vantaggi proprio alle Regioni con una maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili”.
Secondo Legambiente, servono interventi strutturali che l’Associazione del Cigno Verde riassume in 10 propostea partire da3 caposaldi:
–snellimento degli iter autorizzativi per velocizzare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici già esistenti;
–rafforzamento del personale tecnico negli uffici regionali e comunali prepostialla valutazione e autorizzazione dei progetti e il completamento dell’organico della Commissione PNRR/PNIEC del MSAE;
– larevisione del Decreto Aree Idonee, dellaLegge 199/2021 – dando indicazioni univoche e meno ideologiche alle Regioni – e delDecreto Agricoltura, fornendo unamaggiore distinzione tra fotovoltaico e agrivoltaicoe prevedendo ad esempio la possibilità di realizzare il fotovoltaico a terra alle aree agricole all’interno dei siti di interesse nazionale e regionale da bonificare.
Senza dimenticare che nel Paese è necessario avviare una ‘rivoluzione culturale’ invitando a guardare questiimpianti come occasione di investimento e sviluppo occupazionale per i territori.

Top five dei ritardi regionali
A livello regionale Valle d’Aosta, Molise, Calabria, Sardegna e Umbria, sonole peggiori regioni in classifica, rischiando di registrare i maggiori ritardi – stimati tra i 45 e i 20 anni – rispetto all’obiettivo fissato al 2030 dal Decreto Aree Idonee, diverso per ogni regione in base al potenziale realizzabile. In particolare, la Valle d’Aosta impiegherà 45 anni per raggiungere l’obiettivo 2030 pari a 328 MW (ad oggi ha raggiunto solo il 7%), il Molise viaggerà sui 29 anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto solo il 10% dei 1.003 MW richiesti al 2030), la Calabria impiegherà 23anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto solo il 12% dei 3.173 MW al 2030), la Sardegna 21 anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto appena il 13% rispetto ai 6.264 MW al 2030), l’Umbria 20 anni di ritardo (ad oggi ha raggiunto il 13% dell’obiettivo di 1.756 MW al 2030). Tra le altre regioni, la Sicilia, ottava in classifica, raggiungerà i 10.485 MW al 2030 con oltre 13 anni di ritardo, ad oggi ne ha realizzati appena il 17%. Unica regioneche, stando alla media di quanto realizzato negli ultimi 4 anni, centrerebbel’obiettivo al 2030, pari a 4.757MW, è il Lazio, che nel 2024 ha raggiunto il 39,9% del suo obiettivo 2030. Quelle che impiegherannoquasi due anni di ritardo sono Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.
Blocchi alle rinnovabili
Salgono a92 le storie mappate e censite da Legambiente,dal 2022 ad oggi nella Penisola.Sono31 quelle censite nel 2024 e che hanno al centro impianti eolici, fotovoltaici e agrivoltaici, segnati da ostacoli che arrivano da Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sovrintendenze, Regioni, Comuni, comitati di cittadini e associazioni datoriali. Si va ad esempio dal Veneto, dove fa discutere il caso dell’impianto agrivoltaico a Mogliano Veneto (TV), un progetto fatto bene e già approvato dalla Regione, che ha ricevuto forti opposizioni da parte del Sindaco, alla Toscana dove a Capalbio e Badia Tedalda, tra il grossetano e l’aretino, la Giunta Regionale sembra aver cambiato la propria opinione da positiva a negativa sul progetto dopo il clamore generato da partiti e comitati. Dalla Calabria, dove ad Acri (CS) Regione e Comune si scontrano sulle aree disponibili alla costruzione di impianti eolici con pareri opposti, per arrivare al prolungamento di moratorie (bocciate dalla Corte per incostituzionalità) come nel caso della Regione Lazio che ha bloccato l’autorizzazione di impianti eolici e fotovoltaici.
Numero di progetti, a livello nazionale, in stallo.
Dal 2015 al 15 gennaio 2025 sono 2.109 i progetti avviati a valutazione. Di questi, secondo le elaborazioni di Legambiente sui dati disponibili sul portale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, 115 sono i progetti in attesa della determina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 85 quelli che hanno ricevuto il parere della Commissione Tecnica VIA PNRR-PNIEC ma che rimangono in attesa del parere del Ministero della Cultura (MIC). Sono 1.367, pari all’79% del totale, quelliin fase di istruttoria tecnica da parte del Comitato PNRR-PNIEC(con 44 progetti risalenti al 2021, 367 al 2022, 505 al 2023 e 451 al 2024).Tra i progetti che avrebbero già dovuto concludere l’iter autorizzativo ma che sono ancora in attesa di una decisione, il più datato è unpiano di reblading in Campaniache prevedela sostituzione delle pale dei 60 aerogeneratori del parco eolico situato nei comuni di Lacedonia (AV) e Monteverde (AV). Nell’agosto 2020 aveva ottenuto un parere favorevole preliminare sulla compatibilità ambientale da parte del MIC; ma che ad oggi, a quasi cinque anni di distanza, è ancora bloccato nella fase di istruttoria tecnica presso la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale (CTVIA).
Focus Aree Idonee
Ad oggi, sottolinea Legambiente, sono:
–9 le Regioni che hanno avviato pubblicamente o approvato l’iter per la definizione delle Aree Idonee. Analizzando gli iter normativi;
–4 (Sardegna, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo) quelle bocciateda Legambiente;
– 3(Piemonte,SiciliaeCalabria) quelle giudicatenon classificabiliin quanto la proposta sulle aree idonee non è ancora finalizzata o incompleta;
– una(Puglia)rimandata;
–una solaèstata promossa(Lombardia), seppur il suo iter non si sia ancora concluso.;
–11(Basilicata,Campania,Emilia-Romagna,Marche, Lazio,Liguria,Molise,Trentino e Alto-Adige,Umbria,Valle d’Aosta,Veneto) ad oggi nonhanno ancora avviato, almeno pubblicamente, l’iter di definizione delle Aree Idonee.
“Il ritardo dell’Italia rispetto agli 80.001 MW da raggiungere entro il 2030 è preoccupante, così come il muro che diverse regioni stanno innalzando sul tema aree idonee come nel caso in primis di Sardegna e Toscana che renderanno rispettivamente il 99% e il 70% del territorio regionale non idoneo alla realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili– ha commentato Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente –Due regioni che stanno purtroppo facendo scuola, stando alle dichiarazioni di rappresentanti di altre amministrazioni, nonostante il Governo abbia fatto ricorso alla Corte Costituzionale proprio per bloccare la legge sarda sulle aree idonee. Il nostro Osservatorio Aree Idonee e Regioni vuole fornire un’analisi dettagliata su quanto sta accadendo tra iter normativi regionali e ritardi, vigilando e stimolando le amministrazioni a un maggior coraggio, soprattutto considerando che le rinnovabili e l’efficienza sono le uniche risposte concrete ai problemi del Paese e che l’obiettivo 2030 rappresenta solo un primo passo verso gli obiettivi di decarbonizzazione da raggiungere entro il 2035 per la produzione elettrica ed entro il 2050 per tutto il resto del sistema energetico”.
Buone Notizie: tre buone pratiche, un Premio dedicato alle CER e il Green Energy Day.
Legambiente nel report segnala anchetre buone pratiche:
– inToscana, nel Mugello, sono iniziati i lavori per l’eolico al Giogo di Villore, in provincia di Firenze, dopo mesi di opposizioni sbloccate nel settembre 2022 grazie al Presidente del Consiglio dei Ministri di allora (Mario Draghi);
– inCampania, nel Comune di San Bartolomeo in Galdo (BV), verranno autorizzati 3 parchi eolici, dopo che per oltre 20 anni si è autodefinito “de-eolicizzato”;
– inBasilicata, con apposita delibera la Giunta regionale nel 28 ottobre 2024 ha approvato il processo di semplificazione per l’autorizzazione di progetti a fonti rinnovabili con valutazione d’impatto ambientale.
Parlare di rinnovabili, significa parlare anche di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). È in arrivo la seconda edizione del Premio nazionale CERS(Comunità Energetiche Rinnovabilie Solidali) 2025, promosso da Legambiente in collaborazione conGenerali, che è stato presentato sempre a Rimini Fiera, a seguire nel corso del racconto delle best practices del progetto BeComErealizzato insieme aKyoto Club eAzzeroCO2
Infine, per sensibilizzare i cittadini e far conoscere gli impianti a fonti pulite presenti sul territorio, il12 aprile 2025prenderà il via nella Penisola la seconda edizione delGreen Energy Day, la giornata nazionale dedicata alla transizione ecologica, promossa dalCoordinamento FREEe da un ampio cartello diassociazioni, con visite guidate e gratuite in diversi luoghi dove si pratica la transizione ecologica, puntando e investendo sulle rinnovabili.
