27 Novembre 2022
Circular economy Economia e finanza Sostenibilità

Imprese circolari: hanno minori rischi e rendono di più

Secondo un white paper di Università Bocconi, Fondazione Ellen MacArthur e Intesa Sanpaolo, le imprese circolari riducono il rischio di default a un anno e migliorano i rendimenti delle azioni a parità di rischio di mercato.

Le strategie legate all’economia circolare possono ridurre i rischi degli investimenti e generare rendimenti risk-adjusted superiori.

È la conclusione del white paper The circular economy as a de-risking strategy and driver of superior risk-adjusted returns”, realizzato da Università Bocconi, Ellen MacArthur Foundation (EMF) e Intesa Sanpaolo, che offre nuove evidenze relative alla relazione, per un’impresa, tra la “circolarità” e i fondamentali di rischio e rendimento, suggerendo come la transizione in atto offra un potenziale significativo per fronteggiare i rischi insiti nell’attuale modello lineare, rafforzando le motivazioni a favore delle società concretamente impegnate nella transizione.

Oltre ad essere una fonte di nuove forme di migliore crescita, l’economia circolare è una parte cruciale della soluzione per affrontare i cambiamenti  climatici e altre questioni ambientali, sociali e di governance (ESG).
La domanda non è più se i cambiamenti climatici e le altre sfide globali siano importanti per il settore dei servizi finanziari, ma come li affronterà.

Centinaia di imprese stanno passando all’economia circolare per ridurre i costi, generare nuove fonti di reddito e gestire i rischi. Sl contempo, i governi stanno riconoscendo il potenziale dell’economia circolare per aumentare la competitività, sviluppare catene di approvvigionamento più resilienti e raggiungere obiettivi sociali e ambientali.

In un Rapporto del 2019 EMF aveva rilevato che se l’economia circolare fosse adottata in soli 5 settori chiave (acciaio, alluminio, cemento, plastica e alimentare), le emissioni annuali di gas serra potrebbero diminuire di 9,3 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2050, equivalenti all’eliminazione di tutte le emissioni dei trasporti a livello globale.

Il Paper si articola in 3 sezioni:
–  la prima dedicata al fatto che l’economia circolare è fondamentale per contrastare i cambiamenti climatici e raggiungere obiettivi legati ad altre sfide globali, offrendo al tempo stesso nuove e migliori opportunità di crescita;

– la seconda sostiene l’idea che le aziende che adottano modelli di business circolari possano ridurre il proprio profilo di rischio;

– la terza racconta come Intesa Sanpaolo utilizzi concretamente i risultati della ricerca accademica per orientare la propria attività in ambito di sostenibilità e circolarità.

Man mano che l’attività di finanziamento dell’economia circolare continua a registrare una diffusione significativa, sia in termini di volumi emessi che scambiati,

le domande sui rischi e rendimenti diventano sempre più pertinenti. Tra dicembre 2019 e giugno 2021 il numero di obbligazioni societarie e sovrane in circolazione con un focus sull’economia circolare si è quintuplicato, e l’ammontare totale degli asset gestiti tramite fondi di public equity è aumentato di 26 volte dalla fine del 2019, passando da 0,3 miliardi di dollari a oltre 8 miliardi di dollari.

L’analisi  del GREEN (Centre for Research on Geography, Resources, Environment Energy & Networks) dell’Università Bocconi di Milano, su 222 società quotate in Europa, attive in 14 diversi settori, evidenzia infatti che l’adozione dei principi dell’economia circolare riduce sensibilmente il rischio di default di un’impresa e, a parità di rischio di mercato, garantisce rendimenti azionari migliori.

Attraverso il Circularity Score, sviluppato dai ricercatori del GREEN, basato su dati e informazioni reperibili nelle banche dati finanziarie, e attraverso la metodologia messa a punto viene assegnato un punteggio alla circolarità di ogni impresa. Inoltre, il Circularity Score è funzionale per indagare le relazioni con le principali variabili di performance finanziaria, quali quelle con il rischio di default a uno e cinque anni e con il rendimento azionario aggiustato per il suo rischio.
 
Per arrivare a una misura affidabile di circolarità delle imprese – ha spiegato Claudio Zara, Managing Committee GREEN – abbiamo analizzato 19 proposte metodologiche avanzate finora in letteratura, nessuna delle quali era in grado di assegnare un punteggio continuo a un’entità aziendale che fosse economico e materiale”.
 
L’effetto della circolarità risulta evidente comparando i risultati del 25% di imprese con il Circularity Score più alto (le più circolari) e il 25% con il Circularity Score più basso (le meno circolari). l rischio di default a un anno aumenta di più di 12 volte, passando dallo 0,04% per le imprese più circolari allo 0,5% per quelle con il Circularity Score più basso. Il rischio di default a 5 anni passa dallo 0,91% al 2,35%.

Il documento rivela come le strategie di economia circolare possono ridurre il rischio di investimento disaccoppiando la crescita economica dal consumo di risorse, diversificando i modelli di business e consentendo alle aziende di anticipare meglio una regolamentazione più severa e cambiare le preferenze dei clienti. L’integrazione dei principi dell’economia circolare riduce anche l’esposizione alle interruzioni della catena di approvvigionamento e alla volatilità dei prezzi delle risorse.

L’economia circolare è sempre più riconosciuta dal settore finanziario come un’opportunità di creazione di valore che realizza obiettivi legati al clima e ad altre sfide globali. Il paper presenta il caso studio di Intesa Sanpaolo, Partner strategico della EMF, che nel corso degli anni ha potenziato lo sviluppo di competenze interne e capacità distintive nel mercato tra cui l’adozione di politiche creditizie che favoriscono le aziende che investono in economia circolare.

Intesa Sanpaolo ha:
reso l’economia circolare un pilastro strategico chiave della banca;
supportato i clienti con una linea di credito dedicata all’economia circolare;
sostenuto attivamente lo sviluppo del mercato dell’economia circolare
esplorato l’integrazione dell’economia circolare nei modelli di rischio.

Un grande gruppo bancario come Intesa Sanpaolo è consapevole dell’impatto significativo che può esercitare sul contesto sociale e ambientale in cui opera – ha affermato Carlo Messina, CEO di Intesa Sanpaolo – È proprio per questo che Intesa Sanpaolo ha scelto di agire non solo all’insegna del profitto, ma anche con lo scopo di creare valore a lungo termine per la Banca stessa, i suoi azionisti, per i dipendenti e i clienti, per la comunità e l’ambiente in generale”.

Fabio Bastianelli

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