È stato lanciato il Bando Green Assist per il servizio di consulenza gratuita per le PMI lanciato da CINEA ed EEN per preparare progetti di investimento pronti per essere finanziati (scadenza 18 maggio 2026). Lo Studio della Libera Università di Bolzano che dimostra come gli investimenti ambientali autentici e il greenwashing possano essere complementari.
Il 23 febbraio 2026, l’Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l’ambiente (CINEA), istituita nel 2021 con l’obiettivo principale di sostenere il Green Deal europeo attraverso la gestione di programmi che favoriscano la decarbonizzazione e la crescita sostenibile, ha lanciato un nuovo Bando per progetti nell’ambito di Green Assist l’iniziativa consultiva dell’UE a sostegno dello sviluppo di progetti di investimento sostenibili in tutta Europa.
Con un budget di 3 milioni di euro a disposizione per fornire consulenza personalizzata alle PMI, il bando, attuato in stretto collegamento con l’Enterprise Europe Network (ENN), la più grande rete mondiale di supporto per le piccole e medie imprese (PMI) con ambizioni internazionali, mira a supportare le aziende nello sviluppo e nell’ampliamento dei loro progetti di investimento green.
Green Assist offre servizi di consulenza tecnica personalizzati, forniti da esperti specializzati e accuratamente selezionati, alle PMI selezionate per un supporto pratico per rafforzare le strategie aziendali, migliorare la struttura finanziaria, convalidare le prestazioni ambientali e affrontare le sfide normative o tecniche.
Migliorando la maturità dei progetti e riducendo il rischio di investimento, Green Assist contribuisce a mobilitare capitali privati per la transizione verde, colmando le lacune nella consulenza che spesso impediscono alle piccole e medie imprese di accedere ai finanziamenti, rafforzando la competitività verde, gli obiettivi di sostenibilità e la capacità di investimento dell’Europa.
Il bando è aperto alle PMI ammissibili con sede nei 27 paesi dell’UE e nei paesi associati al programma LIFE (Ucraina, Moldavia, Islanda, Macedonia del Nord e Montenegro). I progetti devono dimostrare un chiaro beneficio ambientale e soddisfare soglie minime di investimento. Le aziende interessate sono invitate a contattare il proprio consulente per la sostenibilità EEN per ricevere assistenza e una preselezione prima di inviare la domanda (scadenza 18 maggio 2026).
Il recente studio “Green and guilty: The interplay of environmental quality and greenwashing”, pubblicato sul numero di febbraio 2026 di Economics Letters e condotto da Docenti della Facoltà firmata da professori e ricercatori della Facoltà di Economia della Libera Università di Bolzano (UNIBZ), ha rilevato che le imprese possono migliorare davvero il loro impatto ambientale e, allo stesso tempo, fare greenwashing, comunicando un impegno “verde” più alto di quello reale.
Quando i consumatori diventano più attenti e informati, le imprese tendono a ridurre il greenwashing, ma riducono anche gli investimenti ambientali reali. Un effetto controintuitivo che mette in discussione l’idea secondo cui una maggiore consapevolezza porti automaticamente a un aumento della sostenibilità.
La ricerca mostra inoltre che la concorrenza non ha sempre un effetto positivo. In alcuni mercati, soprattutto quando i prodotti sono complementari, le imprese con maggiore potere di mercato possono investire di più nell’ambiente ma, allo stesso tempo, intensificare il greenwashing. In altri casi, la competizione riduce entrambe le pratiche.
Nel complesso, lo studio lancia un messaggio chiaro ai decisori pubblici: contrastare il greenwashing è necessario, ma non sufficiente. Politiche troppo rigide o interventi che puntano solo sulla consapevolezza dei consumatori possono avere effetti imprevisti, riducendo anche gli investimenti reali in sostenibilità.
«Il greenwashing non è semplicemente il contrario degli investimenti ambientali – ha spiegato Federico Boffa, Professore di Economia applicata all’UNIBZ e principale autore dello studio – Le imprese spesso fanno entrambe le cose, ed è proprio questa ambiguità che rende il problema complesso. Il nostro studio mostra che educare i consumatori è importante, ma non basta. Per migliorare davvero la qualità ambientale servono politiche che tengano conto degli incentivi economici delle imprese”.
