Green economy

Green jobs in Italia: più assunzioni, ma aumenta precarietà

Uno studio delle Università di Pisa e di Torino sui contratti attivati tra il 2010 e il 2019 mette in luce un paradosso italiano: sebbene i green jobs siano centrali per gli obiettivi di politica ambientale, tendono a essere più precari rispetto ad altre forme di occupazione. Ciò richiede politiche del mercato del lavoro mirate per garantire che la transizione verso la sostenibilità non vada a scapito della stabilità occupazionale.

La transizione verso un’economia verde ha reso l’identificazione e la misurazione dei Green Jobs sempre più rilevanti sia per i ricercatori che per i decisori politici. Tuttavia, le definizioni rimangono frammentate e le misure transnazionali sono spesso incoerenti e scarsamente adattate ai contesti nazionali.

NellaricercaMeasuring green jobs in Italy: A task-based approach”, pubblicata sulJournal of Cleaner Productione condotta da ricercatori italiani, sonoesaminate le principali metodologie utilizzate in letteratura per identificare e misurare i green jobs in modo trasparente, accurato e adatto ai contesti nazionali.

A tal fine, i ricercatori hanno sviluppato unamisura specifica per Paese e basata su attività specifiche, utilizzando un dataset italiano in stile O*NET (ICP) – la principale banca dati del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, che cataloga dettagliatamente le professioni – sviluppato dall’ISTAT e dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), ULAs Unità Lavorative Annue, e creatonuovi indicatori di greenness occupazionale.

Analizzando oltre 9.300 attività lavorativedescritte nella Rilevazione campionaria sulle professioni dell’Inapp, lo studio ha identificato 204 mansioni riconducibili a competenze green, presenti in 84 occupazioni del mercato del lavoro italiano, dati che sono stati incrociati con le comunicazioni obbligatorie sui contratti di lavoro attivati in Italia tra il 2010 e il 2019.

Distribuzione settoriale delle Unità Lavorative Annue (ULA) Fonte: Journal of Cleaner Production, 2026

Secondo la ricerca, nel periodo considerato (2000-2019), sonoaumentate le nuove assunzioni green, in particolare per i lavori a più alta intensità ambientale, dove si è passati dai circa 40 mila nuovi assunti nel 2010 ai circa 56 mila nel 2019. E pur restandoil Nord l’area con il maggior numero complessivo di assunzioni green, quelle apiù alta intensità ambientale hanno riguardato il Mezzogiorno e le Isole, con una diffusione nel settore manifatturiero e tra ilavoratori uomini con livelli di istruzione medio-bassi.

Questi risultati evidenziano unparadosso della transizione verde italiana: sebbene i green jobs siano centrali per gli obiettivi di politica ambientale, tendono a esserepiù precari rispetto ad altre forme di occupazione. Anche considerando fattori come età, settore di attività e area geografica, i lavoratori impiegati in occupazioni a più alta intensità green hanno una probabilità più bassa di accesso a un contratto stabile, con una differenza che può arrivare a circa 2–3 punti percentuali rispetto ai lavori non green.Ciò richiede politiche del mercato del lavoro mirate per garantire che la transizione verso la sostenibilità non vada a scapito della stabilità occupazionale.

Distribuzione geografica delle Unità Lavorative Annue (ULA) verdi attivate dalle regioni. Fonte: Journal of Cleaner Production, 2026

Questi modelli differiscono da quelli osservati in altri Paesi, evidenziando l‘importanza del contesto nazionale nella comprensione della transizione verde.

“I risultati mettono in luce un paradosso del mercato del lavoro nell’epoca della transizione ecologica– ha osservatoFrancesco Suppressa, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, autore principale della ricerca scritta in collaborazione con SilvanaDalmazzoneeRobertoLeombruni, Ricercatori presso il Dipartimento di Economia e Statistica dell’Università di Torino-Da un lato i lavori green crescono e diventano sempre più centrali nelle politiche ambientali; dall’altro, proprio questi lavori risultano più spesso associati a contratti temporanei e a una minore stabilità occupazionale. Un elemento chiave riguarda il profilo dei lavoratori coinvolti: molti green jobs in Italia si collocano in occupazioni a bassa specializzazione e con livelli di istruzione medio-bassi, mentre una quota più limitata riguarda lavoratori altamente istruiti. Ne emerge una sorta di biforcazione, in cui il lavoro verde si sviluppa soprattutto agli estremi del mercato del lavoro, senza rafforzare la fascia intermedia. In questo contesto, la sostenibilità ambientale rischia di innestarsi su segmenti occupazionali già fragili, se non accompagnata da politiche mirate sulla qualità del lavoro e sulla formazione”.

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