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Fonti rinnovabili: l’Italia deve accelerare il passo

Nella prima giornata del Forum Qualenergia (Roma, 27-28 novembre 2024), Legambiente ha presentato il Rapporto “Regioni e aree idonee. Le fonti rinnovabili nelle Regioni italiane, la sfida verso il raggiungimento degli obiettivi al 2030 attraverso le aree idonee” che fa il punto sulle aree idonee e sulle performance delle Regioni in merito all’installazione di impianti a fonti rinnovabili, da cui emerge che negli ultimi 4 anni sono stati realizzati il 23,2% dell’obiettivo previsto al 2030.

L’Italia è in forte ritardo nel realizzare gli impianti a fonti a rinnovabili e nel centrare l’obiettivo al 2030 fissato dal Decreto aree idonee, ossia nuovi 80 GW. 

Nonostante la Penisola, ad oggi abbia raggiunto e superato l’obiettivo del Decreto Aree Idonee di 16.109 al 2024, realizzando ad oggi 17.880 MW, l’andamento delle installazioni è ancora troppo basso e di questo passo il Paese rischia di non raggiungere l’obiettivo 2030 di 80.000 MW. Negli ultimi quattro anni è stato, infatti, realizzato appena il 23,2% dell’obiettivo. Mancano ancora all’appello 61,4 GW da realizzare nei prossimi 6 anni, pari a 10,2 GW l’anno e serve accelerare: nel 2023, infatti, è stato installato in Italia circa 6 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili, mentre nel 2024 saranno tra i 7 e gli 8 GW. Sul dato relativo al 2025 e agli anni successivi rischiano di incidere negativamente il Decreto agricoltura, il Decreto Ambiente e lo stesso Decreto Aree idonee.

A fare il punto è ilRapporto“Regioni e aree idonee. Le fonti rinnovabili nelle Regioni italiane, la sfida verso il raggiungimento degli obiettivi al 2030 attraverso le aree idonee”, diLegambiente,presentato in occasione della prima giornata della XVII edizione delForum Qualenergia(Roma, 27-28 novembre 2024), realizzato dall’Associazione ambientalista,Kyoto Clube l’Editoriale La Nuova Ecologia, che mette in fila dati e numeri accompagnati da un pacchetto di 12 proposte per la valutazione delle aree idonee.

Dal Rapporto emerge che ilTrentino-Alto Adigeèlaregione che spicca più di tutte con il 60,8%dell’obiettivo raggiunto. Le altre regioni si mantengono al di sotto del 35% con Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Valle D’Aosta e Piemonte che registrano una percentuale tra il 34,4% e il 30,6%; nelle ultime posizioni ci sono, invece, il Molise, appena il 7,6%, la Sardegna con il 13,9% e la Calabria con il 14%.

A rallentare la realizzazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili in Italia è una strada tutta in salita, piena di ostacoli, di ostruzionismo e burocrazia, e ora con ilnuovo Decreto sulle aree idoneedello scorso luglio, con cui il Governo delega totalmente le Regioni ad approvare le linee guida su dove realizzare gli impianti, ilPaese rischia di arenarsi come sta dimostrando il caso Sardegna. Qui la giunta ha varato un disegno di legge che vieta l’installazione di impianti rinnovabili su almeno il 99% del territorio sardo. Anche il repowering degli impianti eolici, cioè la sostituzione di molti impianti piccoli con meno impianti ma più potenti e quindi di maggiori dimensioni, è stato sostanzialmente vietato. Un precedente che rischia di essere preso come modello da altre regioni.

“In Italia la strada per realizzare nuovi impianti a fonti rinnovabili è ancora in salita– ha dichiaratoStefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente –Con questo report vogliamo ricordare a Governo e Regioni che per raggiungere gli obiettivi al 2030 previsti dal decreto aree idonee, ma anche per contrastare la crisi climatica e per ridurre la pesante bolletta energetica, il nostro Paese deve accelerare il passo con leggi che facilitino la diffusione di impianti a fonti pulite, invece che penalizzarli o escluderli come sta facendo la Sardegna. E che rischiano di copiare anche altre Regioni. Il paesaggio non è qualcosa di immutabile, anzi nel corso della storia è continuamente cambiato. Gli impianti vanno fatti subito e bene, bisogna far in modo che sia ben integrati nei diversi territori o ambiti urbani, per questo è fondamentale anche il confronto con le comunità e i territori. Restiamo convinti che l’identificazione delle aree idonee, non può limitarsi alle sole aree prive di vincoli, ma deve estendersi anche a quelle dove è possibile e più facile trarre beneficio, locale, regionale e nazionale, dalla presenza degli impianti”.

Quasi tutte leRegioni stanno lavorando alle normative sulle aree idonee, 5 al momento quelle che hanno elaborato norme, proposte o linee di indirizzo. In merito a ciò, oggi Legambiente presenta le sue pagelle con l’elenco dei bocciati, rimandati, dei promossi e dei non classificati. Una laregione bocciata, la Sardegna per le diverse le criticità della Legge Regionale in tema di Aree Idonee. Obiettivo della norma, così come dichiarato dall’Assessora Mereu è, infatti, quello di spingersi fino a bloccare i cantieri già in essere, al fine di “difendere” il territorio sardo. Un approccio basato sull’idea irrealistica di paesaggio come entità immutabile da conservare identico a sé stesso, e che condanna la Sardegna non solo a cogliere l’occasione di uno sviluppo locale, ma anche al contributo che le rinnovabili possono dare in termini di qualità della vita, nella regione che produce ad oggi circa il 70% dell’elettricità da carbone. Rimandata la Puglia, troppe le restrizioni che si ravvisano all’interno della normativa (si veda il caso del solare galleggiante o dell’agrivoltaico).Promossa la Lombardia,visto che la legge regionale è impostata per ridurre la discrezionalità dei processi autorizzativi, nonostante la retroattività della norma che appare comunque un elemento di criticità importante. Non classificate Piemonte,in quanto l’Amministrazione si è espressa soltanto attraverso un documento sintetico, eCalabria che si espressa attraverso una sintesi nella proposta del piano regionale energia e clima e dove, ad oggi, è presente una proposta di Legge regionale presentata da alcuni consiglieri che risulta troppo restrittiva, soprattutto considerando le fasce di rispetto per l’eolico.

“Mentre i dati dell’evoluzione delle rinnovabili nel mondo fanno riscontrare valori estremamente interessanti, con il fotovoltaico che nel 2023 ha raggiunto 346 GW (+74% sul 2022), l’Italia pur essendosi rialzata negli ultimi due anni (con valori di 6-7 GW/a) dopo un decennio di crescita limitatissima, si trova ora ad affrontare un percorso ad ostacoli con il decreto agricoltura e con quello sulle aree idonee– ha commentatoGianni Silvetrini, Direttore scientifico Kyoto Club–Le potenzialità delle rinnovabili sono invece notevoli anche nel nostro paese purché vengano rimossi gli ostacoli politici che si frappongono al raggiungimento degli obiettivi al 2030”.

In occasione del XVII Forum Qualenergia, Legambiente ha presentato anche le sueproposte operative, chiedendo:
1) la definizione regionale dellearee idonee non sia esclusivamente relegata alle aree marginali o degradate;2) chenon venga utilizzato il criterio dell’invisibilitànel trattare il rapporto tra le nuove infrastrutture e il paesaggio fisico e antropico; 
3) learee definite idonee ai sensi del Decreto che ha attuato la RED II(aree idonee ex lege, art. 20 comma 8 d.lgs. 199/2021) in cui sono stati localizzati i progetti presentati dal 2021, ad oggisiano considerate aree idonee dalle Regioni;
4) che venganosalvaguardati e valutati i progettiper i quali, alla data di entrata in vigore della legge regionale, sia stataavviata almeno una delle procedure amministrative necessarie a ottenere l’autorizzazione a realizzare l’impianto;
 5) che sia applicato ilprincipio di limitazione al minimo necessario delle zone di esclusionein cui non può essere sviluppata l’energia rinnovabile (come previsto dalla recente Raccomandazione della Commissione UE n. 2024/1343), ovvero che  le zone non idonee devono essere puntualmente giustificate sulla base di dati tecnici e scientifici, non generici, eventualmente verificando la possibilità di ridurre gli impianti, piuttosto che vietare, tout court, le installazioni;
6) che lefasce di rispetto dai beni sottoposti a tutela– di qualunque tipo – debbano essereponderate e giustificatee non istituite con l’obiettivo finale di limitare al massimo la diffusione degli impianti;
7) che vengano previste dellecampagne di comunicazione e di ascolto su quanto emerso dallo studio delle aree;
8) per l’eolico a terraammettere sempre e comunque il revamping o repowering degli impianti eolici;9) per l’eolico a maredi non identificare l’individuazione delle aree idonee (tema legato alla Piano di Gestione delle Aree Marittime) ad una distanza eccessiva dalla costa: un impianto alto 300 metri a 12 km viene percepito all’occhio umano poco più di un cm e mezzo;
10) per l’agrivoltaico devono essere considerati idonei tutti i campi agricoli produttivi, sarà poi il progetto e lo studio agronomico ad indicare per quella data tipologia di agricoltura se l’agrivoltaico può portare beneficio, e con progetti corredati da specifica relazione agronomica, che mantengano al centro l’attività agricola;
11) vanno considerateidonee tutte le aree: marginali e/o degradate, le vie di comunicazione quali ferrovie, autostrade e le strade di grande comunicazione, le coperture, anche in aree non idonee, di parcheggi, centri commerciali, capannoni agricoli o industriali;
12) leCER, il cui ruolo, soprattutto dal punto di vista sociale, è sicuramente importante possano considerarsi un elementoaggiuntivo ai grandi impianti,ma assolutamente non sostitutivo.

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