Uno studio globale che ha analizzato un decennio di dati sul turismo in 175 Paesi ha rivelato una crescita vertiginosa delle emissioni globali del turismo e le disuguaglianze “allarmanti” tra i Paesi, e se il settore non appronta cambiamenti politici significativi la riduzione del 10% delle emissioni annuali al 2050, secondo l’impegno assunto alla COP26 di Glasgow per essere in linea con l’Accordo di Parigi, sarà impossibile.
Le emissioni di gas serra del turismo sono cresciute più del doppio di quelle del resto dell’economia globale e rappresentano l’8,8% delle emissioni globali. Tre quarti delle emissioni totali del turismo globalesono prodotte da soli 20 Paesi, con Stati Uniti, Cina e India che dominano la classifica e che sono responsabili del 60% dell’aumento totale delle emissioni legate al turismo.
Lo rileva loStudio“Drivers of global tourism carbon emissions”, pubblicato su Nature Communications e coordinato dall’Università del Queensland(Australia) che appresenta l’analisi più rigorosa e completa delle emissioni del turismo finora condotta, riunendo più set di dati, tra cui quellipubblicati direttamente da 175 governiin 11 anni (2009-2020), utilizzando il framework di“misurazione del turismo sostenibile” approvato dalle Nazioni Unite e attingendo aidati sulla spesa turistica e sull’intensità delle emissioni dai conti nazionali.
Ne emerge chele emissioni totali di gas serra del turismo globale nel 2019(prima dello scoppio della pandemia di COVID-19)erano di oltre 5 GtCO2, un aumento di circa due terzi della velocità del consumo turistico in termini di prezzo nominale e il doppio di quella dell’economia globale. Tra il 2009 e il 2019 le emissioni del turismo sono cresciute del 3,5% all’anno, mentre quelle globali sono aumentate dell’1,5% annuo, passando da 50,9 Gt a 59,1 Gt. A trainare l’aumento delle emissioni del turismo sono stati i lenti incrementi in efficienza tecnologica combinati con un’elevata crescita della domanda turistica, a sua volta guidata anche dalla crescita della popolazione globale. Lamaggiore crescita delle emissioni nel settore del turismo deriva dall’aviazione, che i ricercatori descrivono come “il tallone d’Achille delle emissioni turistiche globali“, che ha rappresentato la metà delle emissioni turistiche dirette, ma anche iservizi per la fornitura di elettricità(16%) e leauto privatea benzina e gasolio (17%) hanno contribuito in modo significativo.

Il team di ricerca ha descritto la sfida che il settore turistico deve affrontare come“insormontabile” in assenza di cambiamenti politici significativi.
“Il settore è determinante per le traiettorie delle emissioni globali, ma l’industria del turismo ha fatto pochissimi progressi nella riduzione delle emissioni– ha dichiaratoYa-Yen Sun, Professoressa associata alla Business School dell’Università del Queensland e principale autore dello Studio –Se questo stesso tasso di crescita verrà mantenuto negli anni a venire, si prevede che le emissioni del turismo raddoppieranno ogni 20 anni, il che ovviamente non è sostenibile. Iguadagni di efficienza tecnologica e i miglioramenti infrastrutturali non offrono alcuna possibilità di raggiungere traguardi netti pari a zero. La crescita della domanda sta superando qualsiasi misura di riduzione delle emissioni attualmente in atto e la crescita netta delle emissioni è enorme“.
Stati Uniti,CinaeIndiadominano la classifica e sono responsabili del 60% dell’aumento totale delle emissioni legate al turismo nel periodo di studio.

Il team di ricerca ha individuato4 percorsi per stabilizzare e ridurre le emissioni globali del turismo:
1.Misurare le emissioni di carbonio del turismo per identificare gli hotspot(aviazione, fornitura di energia e utilizzo di veicoli) che devono mettersi su un percorso di riduzione delle emissioni del 10% all’anno entro il 2050.
2Evitare uno sviluppo turistico eccessivo e identificare soglie di crescita sostenibile. Le strategie nazionali di decarbonizzazione del turismo devono definire e implementare obiettivi di crescita sostenibile, con la massima urgenza nelle 20 destinazioni turistiche con le emissioni più elevate.
3.Spostare l’attenzione sui mercati nazionali e a corto raggio e scoraggiare i mercati a lungo raggio. Gestire attivamente la crescita della domanda di viaggi aerei è il primo passo più ovvio, che potrebbe comportare la regolamentazione della domanda di viaggi aerei a lungo raggio.
4.Affrontare la disuguaglianza tra i paesi tenendo conto dei costi sociali delle emissioni di carbonio. Il controllo degli attuali modelli di crescita inarrestabile nei viaggi aerei a lungo raggio si allinea con un approccio più socialmente equo al turismo, necessario per affrontare queste disuguaglianze.
Immagine di copertina: Foto di Dmitrii Sumar su Unsplash
