1 Dicembre 2022
Regioni Territorio e paesaggio

Ecosistema urbano 2022: capoluoghi fermi e restii a migliorarsi

Preoccupa il quadro generale messo a fuoco da Ecosistema Urbano 2022, l’annuale rapporto di Legambiente con la collaborazione scientifica di Ambiente Italia e editoriale Sole 24 Ore, sulle performance ambientali dei Capoluoghi di provincia  che  tiene conto di 18 indicatori, distribuiti in sei aree tematiche: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

Un 2021 difficile per molti capoluoghi di provincia italiani, che restano in forte affanno anche nella fase post pandemia. Pochi quelli che sono riusciti a fare la differenza puntando, davvero, sulla sostenibilità ambientale. A dare l’esempio è Bolzano la nuova regina green che dal sesto posto dello scorso anno conquista la vetta della classifica di Ecosistema Urbano 2022.

Nel  corso di un evento in diretta streaming sono stati presentati il 7 novembre  202 i dati di “Ecosistema urbano 2022”, l’annuale ricerca di Legambiente realizzata con la collaborazione scientifica dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e dell’editoriale de Il Sole 24 Ore sulle performance ambientali dei capoluoghi di provincia, con scopo è di “misurare la ‘febbre’ ambientale delle città capoluogo e l’efficacia delle prescrizioni messe in atto dalle amministrazioni pubbliche per rendere le città più sostenibili”.

Come ogni anno, il Rapporto prende in considerazioni oltre 125mila dati di 105 Capoluoghi di provincia che vengono sintetizzati in 18 indicatori riferibili a 3 macro-classi (indicatori di pressioneindicatori di statoindicatori di risposta) che coprono 6 principali aree tematiche (ariaacquarifiutimobilitàambiente urbanoenergia), che derivano tutti da dati originali raccolti da Legambiente, eccezion fatta per la capacità di depurazione e disponibilità di verde urbano (ISTAT), tasso di motorizzazione e incidenti stradali (dati ACI e ACI-ISTAT), uso efficiente del suolo (elaborato da Legambiente su dati ISPRA).

Per ciascuno di questi 18 indicatori ogni città ottiene un punteggio normalizzato variabile da 0 a 100. Il punteggio finale è successivamente assegnato definendo un peso per ciascun indicatore che oscilla tra 3 e 15 punti, per un totale di 100. La mobilità rappresenta il 25% complessivo dell’indice, seguita da aria e rifiuti (20%), acqua e ambiente urbano (15%) ed energia (5%).
È stata confermata la scelta di privilegiare gli indicatori di risposta che misurano le politiche intraprese dagli enti locali (infatti pesano per oltre la metà del totale, il 59%), mentre gli indicatori di stato valgono il 20% e gli indicatori di pressione il 21%.

Va ricordato che esclusivamente per quanto riguarda i due indicatori relativi al trasporto pubblico le città vengono suddivise in tre gruppi omogenei per dimensione demografica e che viene computata anche la mancata risposta: in quest’ultimo caso è infatti attribuito un punteggio negativo (malus) proporzionale ai punti teoricamente assegnabili per i quali non sono state fornite informazioni e che comporta una riduzione del punteggio finale compresa tra 0,8 a 7,2 punti percentuali.

La classifica finale che ne esce fuori, con dati relativi al 2021, ne rappresenta la sintesi.
Bolzano si lascia alle spalle Trento, che scende al 2° posto; Belluno risale la graduatoria passando dall’8° al 3° posto, seguita da Reggio Emilia e Cosenza, unica città del sud a entrare anche quest’anno nella top ten della graduatoria. In coda alla classifica ci sono Alessandria (103° posto), Palermo (104) e Catania (105°), che da tempo non riescono a invertire la tendenza e a risalire la classifica.

Nel complesso le metropoli confermano più o meno le performance della passata edizione con qualche oscillazione di classifica in positivo. Risalgono ad esempio Venezia (13° posto) e Torino (65°). Oscillano negativamente, viceversa, Genova che scende al 53° posto, Firenze che slitta al 43° e Milano che retrocede al 38° perdendo 8 posizioni. Roma (88° posto), non ha quasi risposto alle domande del questionario Legambiente.

Dalla fotografia di Ecosistema Urbano 2022 non vediamo quel cambio di passo repentino che impone l’emergenza energetica, ambientale e sociale – ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – In tutte le città serve velocizzare gli interventi, diffondere gli impianti fotovoltaici sui tetti e le comunità energetiche rinnovabili, riqualificare gli edifici, promuovere l’elettrificazione del trasporto pubblico e privato,  completare fognature e depuratori, realizzare gli impianti dell’economia circolare, a partire da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per produrre biometano e compost di qualità, di riciclo chimico delle plastiche miste e quelli per recuperare le terre rare dai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Queste sono le sfide che attendono il nuovo governo. La transizione ecologica dei capoluoghi italiani dipende dalle scelte dei Comuni ma soprattutto da quelle che verranno fatte a livello nazionale dall’esecutivo. Da parte nostra ci auguriamo di non perdere tempo a discutere di progetti inutili come il Ponte sullo Stretto Messina, ma daremo il nostro contributo per dare concretezza alle opere pubbliche e agli impianti per la transizione ecologica che serve al Paese”.

Oltre alla classifica sulle performance ambientali, infatti, Ecosistema Urbano fa anche il punto generale sul trend che emerge. Nel 2021, in quello che doveva essere l’anno della lenta ripresa post COVID-19 e della messa in campo di interventi concreti, i Capoluoghi di provincia confermano la tendenza di stallo degli anni precedenti. Poco propensi a migliorare le proprie performance ambientali, sono paralizzati da alcune emergenze urbane ormai croniche. Più smog con i valori di picco che tornano lentamente a crescere nelle aree urbane storicamente afflitte da mal’aria. Un parco auto che resta tra i più alti d’Europa, pochi miglioramenti sul fronte del trasporto pubblico. Torna a salire la produzione dei rifiuti prodotti – il valore medio arriva a 526 kg pro capite, quasi ai livelli pre-pandemia (erano 514 kg pro capite nel 2020 e, appunto, 530 nel 2019) – nonostante la raccolta differenziata stia migliorando, scavalcando la soglia media del 60%.

Piccoli segni positivi arrivano, invece, dalla crescita della ciclabilità (km di piste e infrastrutturazione) e dalla diffusione del solare (termico o fotovoltaico) installato su edifici pubblici il cui valore medio, tocca i 5,41 kW/1.000 abitanti. Per quanto riguarda le perdite idriche, le città dove più del 30% dell’acqua viene dispersa rimangono costanti (passando da 53 del 2020 a 52 nel 2021), mentre il valore medio dell’acqua che viene dispersa si conferma al 36,0%. Sono 6 le città virtuose (erano 5 nel 2020) che riescono a contenere le perdite entro il 15% (Livorno, Macerata, Mantova, Milano, Pavia e Pordenone).

Le città devono essere protagoniste di una nuova ripartenza capace di ripensare l’organizzazione, la forma e le funzioni dei quartieri, il modo con cui le persone si muovono nei centri urbani, garantendo insediamenti multifunzionali e inclusivi – ha spiegato Mirko Laurenti, Responsabile di Ecosistema Urbano C’è urgenza e necessità di città ben pianificate, che combinino spazi residenziali, commerciali, spazi pubblici e alloggi a prezzi accessibili, per un maggior benessere delle comunità. Le aree urbane che riescono a garantire salute, alloggi e sicurezza ai gruppi più fragili, possono contribuire al new normal, affrontando la povertà e le disuguaglianze, ricostruendo un’economia urbana, rendendo più chiare legislazione urbana e governance”.

Buone pratiche
Quest’anno sono in tutto 16 le buone pratiche premiate da Ecosistema Urbano, per mobilità sostenibile, verde urbano e percorsi partecipati. 
Si va ad esempio dalla rete ciclabile strategica di Agrigento, finanziata dalla Regione Sicilia con oltre 3 milioni di euro, che permetterà a turisti e agrigentini di muoversi in modo sostenibile e sicuro nel centro urbano, alla pista ciclabile sostenibile di Genova che dal centro punta alle spiagge del levante, per arrivare alla rete interconnessa di Lecce ispirata alla bicipolitana di Pesaro. Da Prato dove si sta coltivando la prima “giungla urbana”, attraverso il progetto Prato Urban Jungle che riqualificherà aree marginali trasformandole in spazi ad alta densità di verde, agli esempi di riconversione sostenibile di spazi pubblici degradati o non fruibili in sicurezza dai cittadini: dal Parco delle Cave di Brescia, 900 ettari di area naturalistica riqualificata dal Comune attraverso percorsi partecipati, al recupero di alcune aree periferiche ex-industriali di Perugia.

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