Se non si interverrà al più presto per bonificare le discariche ancora non conformi delle 44 che al 2015 non erano ancora adeguate, si rischiano multe milionarie come quelle che sono state inflitte al nostro Paese nel 2014 per non aver dato esecuzione ad analoga sentenza del 2007.
LaCorte di giustizia europea, conSentenzadel 21 marzo 2019 ha condannato l’Italiapernon aver adeguato 44 discarichealle disposizioni previste dalla Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti entro la data di scadenza che era stata fissata dalla Commissione UE (19 ottobre del 2015).
L’Italia era già stata condannata nel 2014 ad unasomma forfettaria di 40 milioni di euro e ad una penalità di quasi 43 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie, per non avere dato esecuzione a unasentenza della Corte del 2007che aveva constatato l’inadempimento alle Direttive sui rifiuti.
Orasi rischiano ulteriori pesanti sanzioni pecuniariese non si interverrà al più presto con le bonifiche, a seguito di questa nuova Sentenza, intervenuta al termine di unaprocedura di infrazione aperta nel 2012, che aveva poi portato la Commissione UE a deferire l’Italia alla Corte perché il nostro Paese, nonostante i precedenti ammonimenti, aveva omesso di adottare misure per bonificare o chiudere 44 discariche non conformi, come prescritto dall’articolo 14 della Direttiva.
Come tutti gli Stati membri, l’Italia era tenuta a bonificare entro il 16 luglio 2009le discariche che avevano ottenuto un’autorizzazione o che erano già in funzione prima del 16 luglio 2001 (“discariche esistenti”), adeguandole allenorme di sicurezza stabilite in tale direttiva oppure a chiuderle.
La Commissione aveva accordato all’Italia un termine per avere adeguate risposte in meritofino al 19 ottobre 2015, precisando che la procedura in questione riguardava i cosiddettiobblighi di completamento, ossia gli obblighi di eseguire i provvedimenti che lo Stato membro avesse già adottato per una determinata discarica. Tali obblighi di completamento consistono, a seconda della discarica interessata, o nelporre in essere tutte le misure necessarie alla chiusura definitivaoppure, ove la discarica sia stata autorizzata a continuare a funzionare, nell’adozione delle misure necessarie a renderla conforme alla Direttiva.
Delle 44 discariche, osserva la Corte,31 non risultavano ancora in regola all’ottobre 2015,per 7 i lavori di adeguamento sono stati completati solo del 2017-2018e per altre6 non è stato possibile verificarne la conformitàalle disposizioni della Direttiva ovvero i lavori di adeguamento sono stati fatti dopo il 2015.
Le31 discariche non conformi nell’ottobre 2015erano quelle di: Avigliano (località Serre Le Brecce); Ferrandina (località Venita); Genzano di Lucania (località Matinella); Latronico (località Torre); Lauria (località Carpineto); Maratea (località Montescuro); Moliterno (località Tempa La Guarella); Potenza (località Montegrosso-Pallareta); Rapolla (località Albero in Piano); Sant’Angelo Le Fratte (località Farisi); Capistrello (località Trasolero); Francavilla (Valle Anzuca); L’Aquila (località Ponte delle Grotte); Canosa (CO.BE.MA); Torviscosa (società Caffaro); Corleto Perticara (località Tempa Masone); Marsico Nuovo (località Galaino); Matera (località La Martella); Rionero in Volture (località Ventaruolo); Salandra (località Piano del Governo); Senise (località Palombara); Tito (località Aia dei Monaci); Capestrano (località Tirassegno); Castellalto (località Colle Coccu); Castelvecchio Calvisio (località Termine); Corfinio (località Cannucce); Corfinio (località Case querceto); Mosciano S. Angelo (località Santa Assunta); S. Omero (località Ficcadenti); Montecorvino Pugliano (località Parapoti) e di Torviscosa (località La Valletta).
Le7 discariche in cui i lavori per renderle conformi alla Direttiva sono stati completati nel corso del 2017 e del 2018sono: Andria (D’Oria G. & C. Snc), Bisceglie (CO.GE.SER), Andria (F.lli Acquaviva), Trani (BAT-
