L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione con cui viene adottata la Giornata internazionale della dieta mediterranea per il suo ruolo nella prevenzione delle malattie croniche, nella promozione del benessere e di sistemi alimentari sostenibili e nel contrasto agli alimenti trasformati, individuando nel 16 novembre la data celebrativa lo stesso giorno in cui la Dieta mediterranea è stata inserita nel 2010 nella Lista Unesco del Patrimonio Culturale Immateriale.
Con la Risoluzione del 15 dicembre 2025.l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA80) ha istituito la Giornata internazionale della dieta mediterranea (IMDD), su proposta guidata dall’Italia con il forte sostegno di Marocco, Spagna, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Libano, Portogallo, San Marino e Tunisia, collegandola a strumento essenziale per la salute e la sostenibilità globale, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (Agenda 2030).
Nella Risoluzione si pone l’accento sul ruolo della dieta mediterranea nella prevenzione delle malattie croniche, nella promozione del benessere e di sistemi alimentari sostenibili e nel contrasto agli alimenti trasformati.
“Riconoscendo il contributo della dieta mediterranea alla nutrizione e il suo potenziale apporto alla biodiversità, alla sostenibilità ambientale e ai sistemi alimentari resilienti […]; Sottolineando la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla dieta mediterranea come dieta equilibrata e sana, che include, tra le altre cose, il consumo di un’ampia varietà di alimenti come, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci e olio d’oliva, ed è associata alla prevenzione delle malattie non trasmissibili e al benessere generale; Considerando che la promozione di modelli alimentari tradizionali e diete sane come la dieta mediterranea può svolgere un ruolo importante nella prevenzione di condizioni e malattie come l’obesità, la malnutrizione e le malattie croniche; Riconoscendo l’importanza del coinvolgimento dei giovani e il ruolo storicamente svolto dalle donne nel preservare e trasmettere le conoscenze, le pratiche e le tradizioni associate alla dieta mediterranea nella regione del Mediterraneo; Riconoscendo l’importanza della dieta mediterranea per le comunità locali, le economie, le micro, piccole e medie imprese, i piccoli agricoltori e gli agricoltori familiari, e per l’agricoltura sostenibile, promuovendo al contempo la coesione sociale nella regione mediterranea; Riconoscendo il ruolo svolto dalla dieta mediterranea negli spazi culturali, nei festival e nelle celebrazioni, che coinvolgono persone di tutte le età, condizioni e gruppi sociali, compresa l’artigianato e la produzione di contenitori tradizionali per il trasporto, la conservazione e il consumo di cibo nella regione mediterranea; Confidando che la celebrazione di una giornata internazionale creerà una piattaforma per promuovere la consapevolezza e lo scambio culturale sulla dieta mediterranea come una delle diete più equilibrate e sane […]”
La data scelta per la Giornata internazionale della dieta mediterranea è il 16 Novembre, lo stesso giorno in cui la Dieta mediterranea è stata inserita nel 2010 nella Lista Unesco del Patrimonio Culturale Immateriale, perché “è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale – si legge nella motivazione dell’Unesco – È uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo. Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità”.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) viene designata a coordinare le attività di Celebrazione della Giornata.
Si tratta di un altro risultato storico per la Filiera alimentare italiana, che interviene ad appena una settimana dall’inserimento della Cucina italiana nell’elenco del Patrimonio Immateriale UNESCO.
Il primo studio scientifico divulgativo sulla validità della dieta mediterranea per stare in salute (“Eat well and stay well, the Mediterranean way”, pubblicato nel 1975 dal fisiologo statunitense Ancel Keys che, avendo osservato durante l’occupazione alleata seguita allo sbarco di Salerno (Settembre 1943) come gli abitanti della costiera cilentana fossero particolarmente longevi, si trasferì successivamente a Pollica per avvalorare la sua ipotesi che tale condizione fosse conseguenza del tipo di alimentazione, seguendo direttamente sul posto le abitudini alimentari locali, in particolare i valori e i princìpi alla base della loro dieta, definita “mediterranea” da Keys.
Più di recente, il Rapporto “Food in the Anthropocene”, pubblicato su TheLancet Medical Journal nel 2019, dopo due anni di studi da parte di una Commissione di 37 dei principali esperti mondiali di nutrizione e sostenibilità, guidati da Walter Willett, senza dubbio il più famoso nutrizionista del mondo, e Johan Rockström, Direttore dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (PIK), conosciuto soprattutto per la sua teoria del planetary boundaries, i nove sistemi biogeochimici del Pianeta con relative soglie di rischio da non superare, aveva definito la “Planetary Health Diet”, ovvero la dieta che fa bene alla salute umana e a quella del Pianeta, definendo le calorie giornaliere e la distribuzione tra i vari alimenti.
Tra i riferimenti proposti, gli scienziati citano la dieta mediterranea nella versione greca: “Sebbene la dieta di riferimento, si basi su considerazioni salutari e sia coerente con molti schemi alimentari tradizionali – si legge nel Rapporto – per alcuni individui o popolazioni tale dieta potrebbe sembrare drastica o non fattibile. Tuttavia, da una prospettiva globale le caratteristiche di questa dieta, che potrebbero includere rigide diete vegetariane e il consumo di modeste quantità di cibi di origine animale, hanno tradizioni consolidate in varie regioni. L’esempio più studiato è la dieta mediterranea, quale la dieta di Creta nella metà del XX secolo. Questa dieta era povera di carne rossa (l’assunzione media di carne rossa e pollame era 35gr/ giorno) e in gran parte a base vegetale, ma aveva elevate assunzioni di grassi totali (circa il 40% di apporto calorico) derivante principalmente da olio d’oliva. Allora i greci avevano una più lunga aspettativa di vita”.
Recentemente aggiornata perché “Il contesto globale è cambiato radicalmente”, la “Planetary Health Diet”, raccomanda al 1° posto tra le possibili soluzioni volte a promuovere i 3 obiettivi-chiave in materia di salute, ambiente e giustizia, “la protezione e la promozione delle diete sane tradizionali”.
