Il Dossier “La Cucina Italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale” è stato inserito nell’elenco del Patrimonio immateriale UNESCO, per effetto della Decisione assunta il 10 dicembre 2025 dal Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale nel corso della XX sessione in svolgimento in India. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza.
Dopo l’arte dei pizzaiuoli napoletani, i paesaggi vitati delle Langhe e del Prosecco, la coltivazione della vite ad alberello dello zibibbo di Pantelleria, la dieta mediterranea, la cava e cerca del tartufo, ora anche la cucina italiana è entrata nel Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
Lo ha deciso il Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO il 10 dicembre 2025 nel corso di una riunione andata in onda in streaming, in occasione della sua XX Sessione in svolgimento a Nuova Delhi in India (8 – 13 dicembre 2025)
La cucina italiana è stata riconosciuta Patrimonio Immateriale UNESCO perché non è solo cibo, ma “Un mix culturale e sociale di tradizioni culinarie, associato all’uso di materie prime e tecniche di preparazione artigianale. È un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi a tavola. La pratica affonda le sue radici in ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, competenze e ricordi attraverso le generazioni. È un mezzo per entrare in contatto con la famiglia e la comunità, sia a casa, a scuola o attraverso feste, cerimonie e incontri sociali”.
A differenza di altre cucine inserite nel Patrimonio UNESCO che si focalizzano su rituali specifici (es. il pasto gastronomico francese), la candidatura italiana mira a riconoscere l’intero sistema della cucina italiana come patrimonio complesso e diffuso.
– Pratica sociale e identitaria. La cucina italiana è un linguaggio emotivo, un atto d’amore e cura che rafforza i legami familiari e comunitari, tramandato di generazione in generazione (nonni ai nipoti).
– Convivialità e Condivisione. Il pasto è un momento di incontro, un’attività comunitaria che celebra la condivisione e il benessere, fungendo da canale per l’apprendimento e l’inclusione sociale.
– Rispetto per la natura. Valorizza la stagionalità, la biodiversità locale, la qualità degli ingredienti e il non sprecare, fondando un equilibrio tra uomo e ambiente.
– Mosaico di tradizioni. Non è unitaria, ma un insieme di saperi e pratiche diverse territorialmente, che raccontano la realtà di ogni regione, città e persino famiglia, preservando la diversità culturale.
– Valore transnazionale. Rappresenta un forte tratto identitario per milioni di italiani nel mondo, consolidando un legame culturale globale.
Il Dossier per la Candidatura “La Cucina Italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale”, è stato predisposto da un Comitato scientifico, presieduto dal prof. Massimo Montanari, Professore emerito all’Università di Bologna e uno dei massimi esperti internazionali di Storia dell’alimentazione. e promosso da La Cucina Italiana e dal suo Direttore Maddalena Fossati Dondero. con Fondazione Casa Artusi e Accademia Italiana della Cucina, e curato dall’Ufficio UNESCO del Ministero della Cultura che ha lanciato la candidatura nel 2023 assieme al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
