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Città intelligenti: la maggior parte non è pronta all’intelligenza artificiale

Secondo una ricerca condotta dalla Società di consulenza globale Oliver Wyman Forum le città intelligenti non sono adeguatamente preparate a cogliere le sfide e le opportunità correlate all’innovazione tecnologica dell’intelligenza artificiale, sottostimando anche i rischi di impreparazione. Su 105 città analizzate Milano si colloca al 66° posto e Roma al 72°.  

Secondo una vasta ricerca globale, condotta dalla società di consulenza gestionale globale Oliver Wyman Forum, su 105 città di tutto il mondo per capire se hanno i pre-requisiti per cogliere le opportunità correlate all’introduzione delle tecnologie trainate dall’evoluzione della Intelligenza Artificiale (AI), megalopoli e grandi città non sarebbero adeguatamente preparate.

Di certo alcune sono più pronte di altre – affermano gli autori di “Global Cities’ AI Readiness Index” – ma tutte le città dovranno continuare ad apportare miglioramenti sostanziali per prepararsi completamente agli impatti della tecnologia di prossima generazione“.

Il focus della ricerca è l’Intelligenza Artificiale, dal momento che la sua crescita trainata dal deep learning (l’apprendimento di dati che non sono forniti dall’uomo, ma sono appresi grazie all’utilizzo di algoritmi di calcolo statistico) e dall’ascesa dei Big Data (la massa di informazioni così estesa in termini di volumevelocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore o conoscenza)  “ha tutte le potenzialità per sconvolgere quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana”, si afferma nello studio. 

Veicoli a guida autonoma, catene di montaggio robotizzate, assistenti domestici sono solo alcuni degli innumerevoli esempi di nuove tecnologie rese possibili dall’AI.

La Ricerca sottolinea come in nessun luogo l’impatto della tecnologia è più evidente come nelle città, vuoi perché in esse si concentra la maggior parte dell’umanità (attualmente vive nella città il 55% della popolazione e l’ONU prevede che entro il 2050 questa percentuale salirà al 68%) e per il fatto che nelle città la tecnologia è più diffusa, avendo il maggior numero di imprese, talenti e risorse finanziare per investimenti. 

La ricerca, intesa a favorire l’avvio di discussioni su come prepararsi ai cambiamenti che le innovazioni tecnologiche comporteranno, si è basata su indagini e interviste con leader di imprese, governo, università e organizzazioni no profit, e ha esaminato circa 250 documenti di visione strategica e pianificatoria delle città prese in esame.

Le città sono state classificate in base alla dimensione demografica:
– oltre i 10 milioni di abitanti;
– da 5 a 10 milioni;
– da 3 a 5 milioni;
– sotto i 3 milioni.

I ricercatori si sono concentrati quindi su 4 parametri di riferimento o vettori:
Visione ovvero se ha chiari i rischi e le opportunità legati allo stravolgimento (disruption) dell’innovazione tecnologica e se hanno piani per affrontarlo;
Attivazione ovvero la capacità di una città di attuare piani a lungo termine, compresa la collaborazione tra le parti interessate, essenziale per la governance;
Beni disponibili (Asset Base) ovvero se le città sono in grado di supportare la realizzazione della loro visione, come il flusso di talenti, una solida istruzione formazione STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), testimonianza che sono disponibili ad innovare e attrarre aziende innovative, nonché di avere le necessarie infrastrutture;
Traiettoria e sviluppo ovvero se le città hanno compiuto progressi costanti negli ultimi anni, migliorando la propria capacità di eseguire piani, e se hanno dimostrato di avere le risorse necessarie per conseguire successi in futuro.

Dal Rapporto emerge nessuna città è classificata tra le prime 20 in tutti e 4 i parametri e nessuna appare tra le prime 10 in 3 parametri.
Londra, New York e Parigi hanno conseguito il punteggio più alto tra le megalopoli, mentre Singapore, Berlino e Chicago hanno ottenuto quello più alto per le grandi città. Quindi, San Francisco, Boston e Sydney hanno conquistato il podio tra le città di medie dimensioni e Stoccolma, Amsterdam e Monaco quello per le piccole città di sotto dei 3 milioni.

Se si guarda al punteggio conseguito da tutte le città prese in esame il podio è costituito da: Singapore (1° posto con un punteggio di 75,8 su 100), Londra (2° posto con 75,6) e New York (3° posto con 72,7). Seguono, San Francisco, Parigi, Stoccolma, Amsterdam, Boston, Berlino.

Sono due le città intelligenti italiane prese in esame: Milano e Roma, inserite nella Categoria tra 3 e 5 milioni di abitanti.  
Milano è al 15° posto di questo raggruppamento con il punteggio di 51,6.

Roma è 16° posto con il punteggio di 47,5.

In pratica sull’insieme delle 105 città prese in esame, Milano è 66ma e Roma 72ma.

I ricercatori hanno anche scoperto che “la maggior parte delle città non affronta i grandi cambiamenti della società determinati dall’intelligenza artificiale e da altre tecnologie“, mentre “i leader tendono a concentrarsi sugli sviluppi di città intelligenti e sulle opportunità, ma ignorano o sminuiscono il potenziale rischio”.

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