Circular economy

CGR 2026: l’economia lineare spreca 1/3 del PIL globale

Il Circularity Gap Report 2026, confermando che solo il 6,9% dei 106 miliardi di tonnellate di materiali utilizzati annualmente dall’economia globale proviene da fonti riciclate, con un calo del 2,2% dal 2015, stima per la prima volta il Value Gap, ovvero la perdita di valore economico annuo evitabile, pari a 25,4 trilioni di euro, dovuta all’utilizzo lineare dei materiali, equivalente a quasi il 31% del PIL globale, fornendo una prospettiva concreta sull’entità delle inefficienze nell’odierna economia “prendi-produci-getta”.

Le economie di tutto il mondo dipendono fondamentalmente dai materiali, eppure una parte significativa del loro valore si perde in ogni fase della produzione, dell’utilizzo e dello smaltimento. Ogni anno, si stima che 25.400 miliardi di euro (± 4.700 miliardi di euro) di valore economico vadano persi a causa dell’inefficienza delle risorse, dello smaltimento prematuro dei prodotti e del sottoutilizzo delle risorse. Rispetto a un Prodotto Interno Lordo (PIL) di 82.600 miliardi di euro, questo dato evidenzia l’immensa portata delle perdite legate ai materiali.

Il dato emerge dalRapporto“The Circularity Gap Report 2026”(CGR) pubblicato da Circle Economy Foundation, organizzazione internazionale di oltre 60 esperti con competenze in dati, digitale, ecologia industriale, sociologia ed economia, che mira a guidare una transizione circolare che offra benefici ambientali, economici e sociali, in collaborazione conDeloitte Global, tra le più grandi realtà nei servizi professionali alle imprese.

L’ultima edizione del CGR globale ha riportato unindice di circolarità del 6,9%,il che significa che il93,1% dei materiali che entrano nell’economia proviene da fonti vergini. Mentre l’indice di circolarità quantifica la quota di materiali che entrano nell’economia come materiali secondari, evidenzia anche le implicazioni economiche della linearità.Una bassa circolarità non solo segnala un grande impatto ecologico, ma rappresenta anche enormi perdite economiche, sia perché la natura è fondamentale per l’economia e la sua distruzione comporta rischi economici sistemici, sia perché le pratiche lineari possono portare a sprechi e sovra-utilizzo.

Il Rapporto che fornisce una metrica annuale della circolarità globale, misurando lo stato dell’economia mondiale e identificando le leve chiave per la transizione verso la circolarità globale, quest’anno introduce per la prima volta ilValue Gapche quantifica ilvalore economico evitabile perso a causa di pratiche economiche lineari e fornisce una prospettiva concreta sull’entità delle inefficienze nell’odierna economia “prendi-produci-getta”, rivelando come e perché il valore scompare.

Ogni giorno,materiali per un valore di miliardi di euro scompaiono. Queste perdite spesso passano inosservate, ma le loroconseguenze sono significative. Il cibo si deteriora lungo le filiere di approvvigionamento, aumentando i costi per le famiglie. I dispositivi elettronici vengono scartati molto prima che il loro potenziale sia esaurito. Le case sono sottoutilizzate nonostante la diffusa carenza di alloggi. Gli abiti vengono spesso indossati per breve tempo e poi gettati via; le scorte si accumulano inutilizzate nei magazzini.Oltre all’immediato spreco economico, queste perdite comportano costi ambientali e sociali nascosti, come l’inquinamento, l’esaurimento delle risorsee ladisuguaglianza nell’accesso ai beni essenziali, che le misurazioni convenzionali del valore raramente colgono, minando al contempo la produttività e la resilienza delle risorse e dei sistemi coinvolti. Questi sono sintomi di una sfida strutturale più profonda:un modello economico lineare che sottovaluta le risorse naturali, sottoutilizza i beni prodotti e consente lo smaltimento prematuro.

Le economie di tutto il mondo dipendono fondamentalmente dai materiali, eppure una parte significativa del loro valore si perde in ogni fase della produzione, dell’utilizzo e dello smaltimento.Ogni anno, si stima che 25.400 miliardi di euro(± 4.700 miliardi di euro)di valore economico vadano persi a causa dell’inefficienza delle risorse, dello smaltimento prematuro dei prodotti e del sottoutilizzo delle risorse. Rispetto a un Prodotto Interno Lordo (PIL) di 82.600 miliardi di euro, questo dato evidenzial’immensa portata delle perdite legate ai materiali.

Panoramica dei percorsi di perdita di valore e dei meccanismi che li determinano lungo la catena del valore. Fonte: Circle Economy

L’impatto ambientale di questo modello è significativo. L’utilizzo delle risorse è triplicato dal 1970 e oltre la metà delle emissioni globali di gas serra, la maggior parte della perdita di biodiversità e lo stress idrico derivano dall’estrazione e dalla lavorazione dei materiali. I materiali creati dall’uomo superano ormai tutta la biomassa vivente, eppure questo aumento del consumo di materiali non sta più producendo un rendimento crescente.La produttività globale delle risorse– la produzione economica generata per unità di materiale utilizzato –si è di fatto arrestata nell’ultimo decennio. Le imprese e le economie consumano più input materiali senza reali guadagni di efficienza. In quest’ottica, l’economia circolare non è solo un approccio chiave per contribuire a ridurre le pressioni ecologiche, ma rappresenta anche una significativa opportunità economica. Il Circularity Gap Report (CGR®) 2026 sposta l’attenzione dagli indicatori ambientali a una prospettiva economica ponendo una domanda fondamentale: “Qual è l’entità del valore evitabile perso a causa di pratiche economiche lineari e inefficienti?”.

Rispondere a questa domanda richiede di confrontarsi con una premessa ingannevolmente semplice:cosa significa valore?
Il valore non è solo un prezzo. È un concetto multidimensionale che ha preoccupato economisti e filosofi per secoli, cogliendo le tensioni tra quanto qualcosa costa e quanto vale. In pratica, ilvalore è socialmente costruito, dipendente dal contesto e spesso contestato. I prezzi dovrebbero riflettere il valore in termini monetari, eppure raramente lo fanno. Imperfezioni del mercato, esternalità, informazioni incomplete e rapporti di potere ineguali distorcono i segnali di prezzo. Il capitale naturale critico come foreste, suoli e sistemi di acqua dolce sono alla base della vita e del funzionamento dell’economia, eppure il suo esaurimento non si riflette nelle valutazioni di mercato.  Allo stesso modo, un chilogrammo di materie prime critiche in un dispositivo medico incarna un valore sociale di gran lunga maggiore rispetto allo stesso chilogrammo utilizzato in dispositivi elettronici di breve durata, eppure questa differenza è solo parzialmente visibile nei prezzi di mercato.

Questa discrepanza deriva dailimiti del paradigma economico lineare. Le teorie economiche tradizionali si concentrano in genere sullo scambio di mercato e sul consumo, trascurando i limiti biofisici e il benessere a lungo termine. Spesso, inoltre, ignorano l’utilità dei materiali, il loro contributo al benessere e gli impatti generati lungo l’intero ciclo di vita.Un’economia circolare richiede una comprensione più ampia e pratica del valore, basata su come materiali e prodotti accumulano e perdono valore durante tutto il loro ciclo di vita.

Un modo utile per visualizzare questo concetto è l’idea di una “collina del valore”.Nelle prime fasi a monte della produzione, il valore viene creato con l’estrazione, la raffinazione e la lavorazione di una miriade di materie prime. Questi materiali – metalli, minerali, plastica, vetro – vengono trasformati in componenti specializzati attraverso processi ad alta intensità energetica e di competenze. Nella fase intermedia, questi componenti vengono assemblati in prodotti finali complessi.Quando un prodotto raggiunge l’utente finale, non racchiude solo materiali ed energia, ma anche design, lavoro, conoscenza e tecnologia.

Rappresentazione visiva della “collina del valore”, che mostra come il valore viene categorizzato lungo il ciclo di vita del prodotto: fasi di pre-utilizzo (a monte), di utilizzo e di post-utilizzo (a valle) dei materiali.Fonte: Circle Economy

Attraverso queste fasi – estrazione, lavorazione, produzione, utilizzo e fine vita – il valore viene sia creato che distrutto.Le inefficienze nelle catene di approvvigionamento possono portare a perdite di materiale;lo smaltimento prematuro riduce la vita utile di prodotti ancora funzionanti; e i costi ambientali e sociali dell’estrazione, dell’inquinamento e delle condizioni di lavoro non sicure rimangono in gran parte non considerati nei prezzi di mercato. Queste perdite e costi occulti si accumulano lungo la catena del valore, lasciando alla società il compito di sopportarne le conseguenze. Gliapprocci circolari mirano a contribuire a rimodellare questa traiettoria estendendo la vita utile dei prodotti, migliorando il riutilizzo e la riparazione e recuperando il valore dei materiali a fine vita, minimizzando così la perdita di valore e non sprecando quello creato.

In definitiva, ripensare il valore è fondamentale per ripensare l’economia stessa. Nella sua essenza,il valore segnala 3 aspetti:
– in primo luogo,riflette l’utilità: quanto un materiale o un prodotto contribuisce a qualcosa di cui le persone hanno bisogno;
– in secondo luogo,la scarsità: quanto è limitato o difficile sostituire una risorsa o un prodotto;
– in terzo luogo,la complessità: l’abilità, la tecnologia, le risorse e l’energia incorporate nella sua produzione. 

Ma il valore segnala anche lo scopo:quanto bene i sistemi essenziali come l’alimentazione, l’alloggio e la mobilità forniscono benessere in modo equo, efficiente e sostenibile. Vista in quest’ottica, il valore collega risorse, economie e società. Un’economia circolare richiede modelli di valore che riconoscano il contributo delle risorse al benessere umano, tengano conto dei limiti ecologici e aiutino ad affrontare gli impatti più ampi della gestione delle risorse.Solo con una comprensione più ricca e olistica del valore si può sbloccare il potenziale economico e sociale della circolarità e colmare il divario globale di valore.

Le perdite di valore sono raggruppate in5 percorsi interconnessi che comprendono sia le inefficienze a breve termine sia l’erosione del patrimonio a lungo termine: perdite di lavorazione, perdite di energia, perdite e sprechi alimentari, rifiuti a fine vita e consumo di capitale fisso (deterioramento di edifici, infrastrutture e macchinari). Insieme, questi percorsi rivelano comel’attuale sistema economico non solo crei valore, ma lo eroda anche, evidenziando la portata delle opportunità per le strategie circolari di preservare il valore.

Il Value Gap rappresenta il valore totale evitabile perso a causa di un uso inefficiente dei materiali (inclusi energia e cibo), dell’obsolescenza prematura e del deterioramento dei beni, nonché di esternalità parzialmente non prezzate. Si tratta di un valore assoluto che può essere espresso anche in relazione al PIL (ovvero, in euro di valore evitabile perso per ogni euro di valore creato), indicando quanto valore viene perso per ogni unità di produzione economica generata.Considerare il Value Gap insieme al PIL fornirebbe una misura più realistica della creazione di valore netto, rivelando quanto valore economico viene strutturalmente perso a causa della linearità e mettendo in evidenza le opportunità per le strategie circolari di conservare e recuperare tale valore.

Raggiungere la circolarità su larga scala richiedeun’azione coordinata da parte di imprese, finanzieri e responsabili politiciper contribuire a guidare un cambiamento sistemico. Il Value Gap evidenzia dove si perde valore nell’economia globale, rivelando i rischi insiti nelle attuali pratiche lineari.

Colmare questo divario richiederà un’azione collettiva per affrontare le sfide a livello di sistema, smantellare i vincoli lineari, e sbloccare un cambiamento trasformativo. Fare ciò è fondamentale non solo per minimizzare la perdita di valore, ma anche per contribuire a ridurre i rischi economici, rafforzare la resilienza, e costruire un’economia circolare che operi entro i limiti planetari.

I recentiRapportidell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) che hanno indagato sugliostacoli e i fattori abilitanti per la diffusione dei modelli di business circolari, sottolineano la necessità dirafforzare la coesione sociale, la resilienza economica e la fiducia del pubblico per un’implementazione efficace di un’economia circolare.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.