21 Settembre 2021
Acqua

Blue Book 2021: la monografia della Fondazione Utilitatis sul servizio idrico

Presentato in occasione del Festival dell’Acqua, il Blue Book 2021 realizzato dalla Fondazione Utilitatis conferma che gli investimenti nelle gestioni industriali sono cresciute nel 2019 a 46 euro pro capite (+17% sul 2017), mentre nelle gestioni comunali “in  economia”, sono crollati a 8 euro; il  consumo pro capite di acqua potabile si mantiene alto, a 220 litri per abitante al giorno, contro una media europea di 125 litri; sul fronte della depurazione ci sono stati miglioramenti, ma le procedure di infrazione (il 73% si concentrano nel Mezzogiorno) e interessano gli agglomerati urbani per 29,7 milioni di abitanti

In occasione del Festival dell’Acqua, in diretta streaming anche quest’anno per effetto delle limitazioni per contrastare la diffusione di Covid-19,il più importante evento di settore italiano la cui missione è quella di mobilitare l’azione sulle questioni idriche più critiche a tutti i livelli, compreso quello decisionale, coinvolgendo le persone nel dibattito, e che si svolge tradizionalmente in concomitanza della Giornata della Desertificazione e della Siccità è stato presentato il 16 giugno 2021, è stata presentata la nuova edizione del Blu Book, la monografia completa sul servizio idrico integrato della Fondazione Utilitatis.

I temi affrontati spaziano dal contesto normativo di riferimento, alla governance locale per la gestione del servizio, alla descrizione degli operatori del comparto con indicazione degli investimenti realizzati e pianificati e i risultati conseguiti sia in termini economici che sotto gli aspetti più tecnici della gestione. Oltre ad analizzare il lato industriale del settore, il Blue Book pone particolare attenzione alle tematiche di attualità legate ai cambiamenti climatici e alle tendenze in atto dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e dei nuovi strumenti regolatori.

Secondo l’OCSE, il 70% dell’acqua consumata a livello mondiale è destinata all’agricoltura, il 20% all’industria e il 10% consumo civile. Tali percentuali si riproporzionano in modo differente nei vari Paesi: nel caso dell’Italia, ad esempio, il 54% dell’uso idrico è destinato all’agricoltura, il 21% all’uso industriale, il 20% all’uso civile e il 5% all’uso energetico. Secondo l’OCSE, peraltro, la domanda globale d’acqua crescerà del 55% tra il 2000 e il 2050. In quest’ottica, i cambiamenti climatici rappresentano anche un problema economico e, tra i suoi impatti, vi è inevitabilmente la variazione della disponibilità della risorsa idrica. Se da un lato quindi deve essere garantito il diritto all’accesso all’acqua potabile, al contempo devono anche essere implementate condotte virtuose da parte di tutti gli utilizzatori della risorsa (civili, industriali, agricoli) ai fini della sua tutela, riducendo l’impronta idrica derivante dalle azioni umane.

Con il trasferimento delle competenze di regolazione e controllo all’ARERA, dopo anni di instabilità gli investimenti realizzati hanno registrato una crescita costante a partire dal 2012. Nel 2019 si sono attestati ad un valore pro capite di 46 euro, un dato in aumento del 17% rispetto al 2017 (38,7 euro).

La distribuzione del fabbisogno di investimenti presentata dai gestori evidenzia come l’obiettivo prioritario della programmazione sia rappresentato dal contenimento dei livelli di perdite idriche che assorbe circa un quarto degli investimenti programmati (25%); seguono, tra i principali interventi, gli investimenti per il miglioramento della qualità dell’acqua depurata (20%) e quelli per l’adeguamento del sistema fognario con il 15%.

Restano però ancora grandi differenze tra le macro-aree del Paese e tra le gestioni industriali e quelle “in economia”, dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico. Sono 9 milioni le persone residenti in comuni in cui almeno un servizio tra quelli di acquedotto, fognatura e depurazione, è gestito direttamente dall’ente locale; di questi 5 milioni (59%) sono gli abitanti di comuni in cui è l’intero servizio idrico a essere gestito direttamente dall’amministrazione locale: analizzando questa tipologia di gestione, gli investimenti medi annui si attestano a 8 euro/ab, ben al di sotto dei 46 €/ab rilevati per le gestioni industriali.

I fondi assegnati nel PNRR che riguardano le aziende del servizio idrico sono pari a 3,5 miliardi di euro.

Il PNRR rappresenta una grande occasione per il comparto idrico, ma le risorse stanziate devono essere accompagnate da alcune riforme – ha sottolineato la Presidente di Utilitalia, Michaela CastelliOccorre agire rapidamente sulla governance favorendo la presenza di operatori industriali al Sud: come dimostrano le positive esperienze del Centro-Nord, solo in questo modo è possibile ottenere un incremento degli investimenti e della qualità dei servizi offerti ai cittadiniNei territori in cui la riforma risalente a più di 25 anni fa non è stata ancora portata a compimento, se necessario, lo Stato può garantire la rapidità e l’efficacia del processo utilizzando i poteri sostitutivi già previsti dalla normativa”.

Utilitalia ha avviato un’analisi per individuare i progetti del settore ritenuti dalle sue associate eleggibili a essere inclusi nel Piano, raccogliendo progetti per un valore di 13,86 miliardi di euro (pari a circa 4 volte l’ammontare stanziato nel PNRR). Tale programma di investimenti, secondo la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, avrebbe un potenziale impatto sull’economia di 11 miliardi di euro e uno occupazionale pari a 133 mila nuovi posti di lavoro, secondo elaborazioni Utilitalia, implementate attraverso moltiplicatori regionali sviluppati ad hoc da SVIMEZ.

Secondo gli ultimi dati ISTAT (2018), il prelievo di acqua potabile sul territorio nazionale ha subito una riduzione dal 2015 al 2018, passando rispettivamente da 9,4 mln mc a 9,2 mln mc: si tratta del primo calo negli ultimi 20 anni. Il consumo pro capite di acqua potabile si attesta intorno ai 215 l/ab/g, rispetto a 220 l/ab/g del 2015: nonostante i valori si siano ridotti, il consumo idrico nazionale è comunque elevato se si considera che la media dei Paesi europei ruota intorno ai 125 l/ab/g (dati Eurostat).

Sul lato del sistema di fognatura e depurazione, permangono ancora alcune criticità rispetto al livello di adeguatezza del sistema alla normativa settoriale: le procedure di infrazione per la mancata o inadeguata attuazione della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane interessano ancora 939 agglomerati urbani per 29,7 milioni di abitanti equivalenti. Il 73% delle procedure d’infrazione si concentra oltretutto nel Mezzogiorno, dove in larga parte il servizio è gestito direttamente dai comuni.

Nel pacchetto mensile di infrazioni adottato il 9 giugno 2021 dalla Commissione UE, l’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea per il superamento da molto tempoin alcune zone della provincia di Viterbo, nel Lazio, dei livelli di arsenico e fluoruro stabiliti dalla Direttiva, con potenziali pericoli per la salute, in particolare quella dei bambini.

Negli ultimi anni, grazie anche all’impulso positivo della regolazione, il comparto idrico si è messo in moto nella giusta direzione, segnando un deciso cambio di passo dopo decenni di investimenti insufficienti legati alle stagionalità politiche – ha commentato il Presidente di Utilitatis, Federico Testa – Ciò è stato possibile con la presenza di operatori industriali che si occupano dell’intero ciclo idrico integrato: è questa la strada obbligata da seguire per colmare il gap infrastrutturale del Paese e tra le diverse aree d’Italia, e per raggiungere i migliori standard europei sul fronte degli investimenti e dei servizi offerti ai cittadini”.

Tra i principali elementi che guideranno lo sviluppo delle attività regolatorie l’adeguamento alla legislazione europea – soprattutto nella rifusione della Direttiva sulla qualità dell’acqua potabile e Direttiva sul riuso delle acque – nonché la transizione attuata agli operatori idrici, basata specialmente su economia circolare, innovazione e stakeholder engagement.

Il ciclo di gestione dell’acqua rappresenta pienamente il paradigma dell’economia circolare. Il settore è in continua evoluzione per migliorare la salvaguardia della risorsa idrica e garantirne il riuso grazie anche al ricorso alle nuove tecnologie, che spaziano dall’implementazione di tecniche ingegneristiche più evolute per la gestione delle reti e degli impianti, all’utilizzo dell’information technology, fino alla robotica avanzata.

L’impegno verso la digitalizzazione e l’innovazione ha subìto un’improvvisa accelerazione a causa dell’emergenza coronavirus. Da un lato, la digitalizzazione e l’interconnessione delle diverse componenti del processo produttivo potrebbero favorire la sua ottimizzazione: in particolare, nelle infrastrutture di rete si potrebbero introdurre dispositivi per la razionalizzazione della manutenzione, la regolazione dei flussi, il risparmio del fabbisogno energetico e la riduzione dell’inquinamento. Dall’altro lato, nei servizi si potrebbero innalzare gli standard di prestazione, adeguandoli alle esigenze degli utenti grazie ad una capillare informazione e in virtù dell’accresciuta flessibilità del processo produttivo.

Secondo il Blue Book 2021, ”In Italia, nel 2020 la spesa media per un’utenza domestica residente di 3 componenti con un consumo di 150mc, comprensiva di IVA e delle componenti perequative, risulta pari a 323 euro /anno per l’intero campione, con grandi differenze tra le ripartizioni geografiche considerate: il Nord registra una spesa media annua di 278 euro /anno, ben al di sotto della media campionaria, mentre il Centro raggiunge un livello di spesa pari a 392 euro /anno, superiore del 41% rispetto alla spesa del Nord, il Sud, con 342 euro /anno si attesta leggermente al di sopra della media campionaria”.

Anche l’annuale Rapporto sul servizio idrico integrato, realizzato dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva e presentato qualche giorno prima ha messo in risalto le forti differenze della bolletta idrica tra le varie regioni in Italia e all’interno delle stesse regioni.

Eleonora Giovannini

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