2 Luglio 2022
Acqua Biodiversità e conservazione Clima

Biodiversità-clima-acqua: obiettivi attraverso strategie integrate

Un nuovo studio condotto da ricercatori del Consorzio Nature Map mostra che la gestione di un 30% di territorio strategicamente posizionato per la conservazione potrebbe salvaguardare il 70% di tutte le specie animali di piante e vertebrati terrestri considerate, conservando contemporaneamente oltre il 62% del carbonio sopra e sotto il suolo e il 68% di tutta l’acqua pulita

Per fermare il declino della natura e raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi è necessario progettare e attuare strategie per una migliore gestione dell’uso del suolo per l’agricoltura, le infrastrutture, la conservazione della biodiversità, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la fornitura di acqua e altre esigenze. 

Ciò richiede una pianificazione territoriale per valutare dove la conservazione della biodiversità porterebbe maggiori benefici anche ad altri obiettivi politici, come peraltro sottolineato nella bozza del Global Biodiversity Framework post-2030 che dovrà essere discussa ed approvata dalla Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sulla Biodiversità (CBD-COP15) che è stata ulteriormente spostata alla prossima primavera (Kunming,25 aprile – 8 maggio 2022).,

Per supportare tali strategie integrate, un gruppo di 53 ricercatori del consorzio Nature Map, il progetto lanciato dall’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA), dall’International Institute for Sustainability (IIS), dall’UN Environment Programme World Conservation Monitoring Center (UNEP-WCMC) e dall’UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN), e molti altri partner scientifici che sostengono questa iniziativa a cui fornisce supporto finanziario il Ministero norvegese del clima e dell’ambiente, ha pubblicato il 23 agosto 2021 su Nature Ecology and Evolution, lo StudioAreas of global importance for conserving terrestrial biodiversity, carbon, and water”.

L’analisi presenta un approccio per la pianificazione territoriale, con la proposta di determinare quali siano le aree di importanza globale da gestire per la conservazione per proteggere contemporaneamente il maggior numero di specie dall’estinzione, conservare gli stock di carbonio terrestre vulnerabili e salvaguardare le risorse di acqua dolce. Questo sforzo è il primo del suo genere a integrare veramente la biodiversità, il carbonio e la conservazione dell’acqua all’interno di un approccio comune e di un’unica mappa delle priorità globali. Un’altra novità  che contraddistingue lo Studio è la considerazione di un insieme completo di dati sulla distribuzione delle piante (circa il 41% di tutte le specie vegetali) e la definizione di obiettivi di specie per salvaguardare quelle a rischio di estinzione.

Per attuare strategie sulla biodiversità post-2020 come il Global Biodiversity Framework, i responsabili politici e i governi hanno bisogno di chiarezza su dove le risorse e la gestione della conservazione potrebbero apportare i maggiori potenziali benefici alla biodiversità – ha spiegato Martin Jung, ricercatore del Gruppo Biodiversità, Ecologia e Conservazione (BEC) del Programma Biodiversità e Risorse naturali dello IIASA, e principale autore dello Studio – Al contempo, la biodiversità non dovrebbe essere considerata isolatamente. Altri aspetti come la conservazione degli stock di carbonio all’interno degli ecosistemi naturali dovrebbero essere considerati insieme alla biodiversità, in modo che sia le sinergie che i compromessi possano essere valutati quando si perseguono più obiettivi“.

Aree globali di importanza per la biodiversità terrestre, il carbonio e l’acqua e implicazioni per le priorità di protezione della biodiversità e dell’acqua rispetto al carbonio. 
Fonte: Adam Islam, Istituto internazionale per l’analisi dei sistemi applicati (IIASA)

Le nuove mappe delle priorità globali sviluppate nell’ambito dello studio mostrano che quando si tratta di identificare nuove aree da gestire per la conservazione, come aree protette o foreste gestite dalla comunità, la qualità (ubicazione ed efficacia della gestione) è più importante della quantità – ha aggiunto Piero Visconti che coordina il gruppo di ricerca BEC – Per puntare alla qualità della conservazione e raggiungere l’obiettivo di salvaguardare la biodiversità, le agenzie governative e non governative dovrebbero stabilire obiettivi e indicatori per ciò che vogliono: conservare le specie, ecosistemi sani e i loro servizi alle persone e identificare le aree da conservare di conseguenza. Il nostro studio fornisce indicazioni su come farlo“.

I ricercatori sottolineano che la conservazione di un 30% di territorio strategicamente posizionato potrebbe produrre importanti vantaggi per la conservazione, il clima e l’approvvigionamento idrico. In particolare, salvaguarderebbe oltre il 62% del carbonio vulnerabile sopra e sotto terra e il 68% di tutta l’acqua dolce, garantendo al contempo che oltre il 70% di tutte le specie di vertebrati e vegetali terrestri non siano minacciate di estinzione.

Tuttavia, come dimostra lo Studio, il raggiungimento di questi obiettivi richiederà il posizionamento strategico degli interventi di conservazione, utilizzando strumenti di pianificazione territoriale come Nature Map e, soprattutto, richiederà la possibilità per i loro amministratori di gestire efficacemente queste aree.

Questo tipo di approccio può supportare i decisori nel dare priorità ai luoghi per gli sforzi di conservazione e mostra quanto potrebbero giovarsene sia le persone che la natura – ha affermato Lera Miles, Principal Technical Specialist – Planning for Places, World Conservation Monitoring Center del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP-WCMC) – Per avere successo a lungo termine, queste aree devono essere gestite in modo efficiente ed equo. Ciò include il rispetto dei diritti e l’empowerment delle popolazioni indigene e delle comunità locali“.

Le mappe per la pianificazione territoriale integrata, come richiesto nella bozza del Global Biodiversity Framework, sono necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici e di biodiversità – ha sottolineato a sua volta Guido Schmidt- Traub, dell’UN Sustainable Development Solutions Network, e co-autore dello Studio – Sono anche fondamentali per finanziare soluzioni climatiche naturali, migliorare i mercati del carbonio e rendere più verdi le catene di approvvigionamento”.

Sullo stesso di Nature Ecology and Evolution, Schmidt- Traub ha scritto un commento correlato, in cui lamenta che, nonostante le informazioni spaziali globali sulla biodiversità, sullo stoccaggio del carbonio e sull’uso dei suoli abbondino, le mappe sono vistosamente assenti nelle strategie nazionali per il clima e la biodiversità, ostacolando gli approcci integrati al raggiungimento degli obiettivi economici, sociali e ambientali, come ha potuto rilevare quale co-autore in occasione della revisione per SDSN: “Use of Spatial Information in National Climate Strategies. An Analysis of Nationally Determined Contributions (NDCs)”..

Lo Studio di Nature Map dimostra che l’ottimizzazione congiunta di biodiversità, carbonio e acqua massimizza le sinergie che possono essere ottenute dalla conservazione rispetto al porre l’accento su ogni singolo aspetto. Attraverso un’azione strategica in località selezionate, è possibile ottenere vantaggi significativi in ​​tutte e tre le dimensioni. Gli sforzi per la conservazione, tuttavia, devono essere notevolmente intensificati da tutti gli attori della società per raggiungere gli obiettivi globali in materia di biodiversità e clima.

L’analisi identifica il valore superiore potenziale di una determinata area da gestire per la conservazione su scala globale – ha aggiunto Jung – Il team non suggerisce in alcun modo o non indica che tutte le aree di alto valore debbano essere poste sotto stretta tutela, riconoscendo che queste scelte gestionali sono decise dagli stakeholder nazionali e locali”.

Le analisi dei ricercatori confermano anche quantitativamente molte aree precedentemente descritte come hotspot di biodiversità, pur essendo basate solo sull’opinione di esperti. Includendo dati selezionati dell’albero della vita globale che sono stati finora ignorati nelle priorità globali, come rettili e piante, il team ha identificato nuove aree da considerare importanti per la biodiversità su scala globale, tra cui, ad esempio, gli Stati Uniti sudorientali e i Balcani. La ricerca è stata utile anche per aggiornare e migliorare le informazioni su tutte le aree di importanza globale per la conservazione della biodiversità.

I nostri metodi, dati e mappe delle priorità globali sono pensati per essere utilizzati come strumento di supporto decisionale per le principali iniziative di conservazione – ha concluso Jung – Inoltre, lo studio pone le basi per una nuova generazione di priorità integrate ed attività di pianificazione che tutti gli attori possono utilizzare per informare le scelte di conservazione a livello regionale, nazionale e subnazionale“.

Le mappe delle priorità globali possono essere esplorate in modo interattivo nel laboratorio delle Nazioni Unite sulla biodiversità  (UN Biodiversity lab.) per supportare i decisori, fornendo informazioni su benefici e impatti per la conservazione e lo sviluppo sostenibile.

Immagine di copertina: Pixabay/CC0 Public Domain

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