L’uso massiccio di fertilizzanti e la produzione e l’uso di letame in agricoltura negli ultimi 100 anni hanno portato a significative emissioni di azoto reattivo nell’aria e rilasci nell’acqua e nel terreno. Per il Gruppo di Lavoro sulla Modellazione e Mappatura delle fonti di inquinamento atmosferico (ICP M&M) della Convenzione sulla Qualità dell’Aria (CLRTAP) della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) che si è riunito a Praga (28-30 marzo 2023) per riassumere le recenti intuizioni basate sui dati, lo sviluppo del modello e le sfide rimanenti.
Un recenteStudiodi modellazione pubblicato suThe Lancete coordinato dallaMonash Universitydi Melbourne, mettendo assieme i dati provenienti dalle tradizionali stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, dai satelliti e dai rilevatori meteorologici, rielaborati grazie a innovativi sistemi di apprendimento automatico per fornire unquadro globale molto dettagliato, ha rilevato che nessun angolo della Terra è libero dall’inquinamento atmosferico: solo lo 0,001% della popolazione mondiale respira aria nella quale le concentrazioni di polveri sottili (PM2.5) si trovano entro i livelli sicuri delleLinee guidadall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nell’ambito dellaConvenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a lungo raggio(CLRTAP) dell’UNECE(Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite), si è riunito a Praga (28-30 marzo 2023) ilGruppo di Lavoro sullaModellazione e Mappatura delle fonti di inquinamento atmosferico(ICP M&M) che possono variare da Paese a Paese, ma le misure per ridurre alcuni tipi di inquinamento possono essere simili e si può trarre vantaggio dalla cooperazione, dalla condivisione di esperienze e dall’apprendimento reciproco.
Nel quadro della Convenzione sulla Qualità dell’Aria, come è meglio conosciuta la CLRTAP, i Paesi hanno riconosciuto oltre 40 anni fa che la cooperazione è fondamentale per ridurre le emissioni. I risultati di questo sforzo collettivo hanno già portato a unamigliore qualità dell’aria,a 600.000 morti premature evitate ogni annoe alrecupero dell’ecosistema dai danni causati dall’inquinamento atmosferico, ma ci sono ancora sfide all’interno e all’esterno della regione UNECE, poiché gli inquinanti atmosferici non si arrestano a confini nazionali, colpendo Paesi lontani dal loro punto di emissione.
Nel corso dei lavori di Praga sono stati presentati e discussi i risultati delRapportodel Centro di Coordinamento per gli Effetti (CCE) del Programma cooperativo internazionale sulla modellazione e mappatura (ICP M&M) suidepositi di azoto dall’atmosfera negli ecosistemi europeiche mostrano come in gran parte della regione venganosuperate le sogliee che la ripresa degli ecosistemi dall’eutrofizzazione è relativamente lenta e la quota di ecosistemi in Europa, dove questa soglia viene superata, era superiore nel 2020 al 60%.
La quota di ecosistemi, dove vengono superati i carichi critici (CL) per l’eutrofizzazione, diminuisce lentamente, partendo dal 74,0% nel 2000 e scendendo al 61,2% nel 2020, con una media europea di circa 434 eq ha-1 anno-1 e 235 eq ha-1 anno-1 rispettivamente nel 2000 e nel 2020. I superamenti più elevati di CL si riscontrano nellaPianura Padananelle aree di confine tra Olanda-Germani-Danimarca.

L’uso massiccio di fertilizzanti e la produzione e l’uso di letame in agricoltura negli ultimi 100 anni hanno portato a significative emissioni di azoto reattivo in atmosfera e a rilasci nell’acqua e nel terreno. I combustibili fossili impiegati nei trasporti, nelle centrali elettriche e nelle industrie sono stati un’altra fonte di emissioni di azoto reattivo.
L’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acquasono tra le terribiliconseguenze di queste emissioni di azoto, con danni a catena alla salute umana e alla biodiversità dei fiumi e delle foreste. Nei suoli e nei corpi idrici, troppo azoto può portare a sovraccarichi di nutrienti o eutrofizzazione. Gli scienziati del sistema terrestre affermano che i confini planetari del mondo per l’interferenza con il ciclo dell’azoto sono già stati superati, il che significa che esiste un alto rischio di cambiamenti non lineari degli ecosistemi e della biodiversità.
Leemissioni di ammoniaca(NH3) e diossidi di azoto(NOx) sono regolate dal Protocollo della Convenzione sull’aria per ridurre l’acidificazione, l’eutrofizzazione e l’ozono troposferico (Protocollo di Göteborg), mentre un nuovo slancio per un’azione ambiziosa per ridurre ulteriormente le emissioni di azoto, sottolinea l’UNECE, potrebbe venire dal nuovoQuadro Kunming-Montreal per la biodiversità globale che tra i 23 target da conseguire entro il 2030, il7°prevede di “ridurre i rischi di inquinamento e l’impatto negativo dell’inquinamento da tutte le fonti a livelli non dannosi per la biodiversità e per le funzioni e i servizi degli ecosistemi, considerando gli effetti cumulativi”.
Dati gli strumenti e le ultimeLinee guidasui carichi critici di azotosviluppati nell’ambito dell’ICP, gli esperti hanno discusso su come queste potrebbero essere utilizzate per sviluppare ulteriormente gli indicatori per ilGlobal Biodiversity Framework, rafforzando in questo senso la cooperazione con la Convenzione sulla Biodiversità (CBD) e coinvolgendo anche altri ICP.
Gli obiettivi dell’ICP Modelling and Mapping, composto dalla Task force del programma e da 2 Centri del programma (Centro di coordinamento per gli effettie ilCentro per la modellazione dinamica) sono di fornire informazioni su:livelli e carichi critici e rischio di superamento per determinati inquinanti ed effetti sugli endpoint appropriati dell’ambiente naturale;modellazione e mappatura dello stato attuale e delle tendenze degli impatti dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi terrestri e acquatici.
