La Corte dei Conti europea ha pubblicato la relazione speciale sullo Stato di attuazione della Direttiva UE sulle Alluvioni in 8 Stati membri, tra cui l’Italia, riscontrando che ha avuto nel complesso effetti positivi, ma la pianificazione dell’attuazione ha risentito di debolezze nell’assegnazione dei finanziamenti e i piani di gestione del rischio non hanno tenuto conto dei cambiamenti climatici.
Ad appena un giorno dalla pubblicazione del briefing dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) sull’opportunità che il ripristino dello stato naturale delle pianure alluvionali europee possa costituire una valida alternativa economica di protezione da alluvioni strutturali, il 20 novembre 2018 laCorte dei Conti europea(ECA) – Sezione “Uso sostenibile delle risorse naturali” ha pubblicato a sua volta laRelazione speciale“Direttiva Alluvioni: progressi nella valutazione del rischio, ma occorre migliorare la pianificazione e l’attuazione”.
La Corte ha osservato che dal 1985 glieventi alluvionali sono divenuti più frequenti in Europa, con una tendenza negli ultimi anni di un raddoppio del numero di piene repentine di entità da media a elevata, rispetto a quello rilevato alla fine degli anni ottanta.
A causa dei cambiamenti climatici, l’UE è colpita da precipitazioni più intense, tempeste più violente e un innalzamento del livello del mare. In unRapportodel 2016 dell’AEA, lamaggior intensità e frequenza delle alluvioni a livello locale e regionaleaggraveranno, complessivamente, le conseguenze delle alluvioni fluviali, pluviali e costiere in Europa.
Anche il recenteRapporto specialedel Gruppo Intergovernativo dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (IPCC)ha confermato che ifenomeni di intense precipitazioni diventeranno più frequenti, mentre il livello del mare continuerà ad aumentare. Le ricerche mostrano che i danni causati dalle alluvioni potrebbero aumentare fino a raggiungere 20 miliardi di euro all’anno nel 2020, 46 miliardi di euro negli anni 2050 e 98 miliardi di euro negli anni 2080.
In questo contesto la Corte ha voluto verificare se la prevenzione, la protezione e la preparazione in materia di alluvioni attuate nel quadro della Direttiva 2007/60/CE relativa allavalutazione e alla gestione dei rischi di alluvionisi basassero su analisi valide e se l’approccio adottato avesse probabilità di essere efficace.
Al riguardo, gli auditor della Corte hanno controllato in loco i progetti nei bacini idrografici di8 Stati membri(Slovenia,Italia, Spagna, Portogallo, Romania, Bulgaria, Austria e Repubblica ceca e Paesi Bassi).
“Per il futuro, permane la necessità di fronteggiare sfide importanti, ad esempio di integrare maggiormente gli interventi relativi ai cambiamenti climatici, all’assicurazione contro le alluvioni e alla pianificazione territoriale nella gestione del rischio di alluvioni. Le alluvioni possono provocare feriti, vittime, ingenti costi economici, danni all’ambiente e al patrimonio culturale– ha dichiaratoPhil Wynn Owen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione –La Corte ha riscontrato che la Direttiva UE del 2007 sulle Alluvioni ha avuto nel complesso effetti positivi, ma la pianificazione dell’attuazione ha risentito di debolezze nell’assegnazione dei finanziamenti”.
Per la Corte, la Direttiva ha migliorato il coordinamento tra gli Stati membri e la Commissione, in particolare grazie al ruolo di supervisione e monitoraggio svolto da quest’ultima, nonché alla condivisione di conoscenze e migliori pratiche. La Corte osserva, inoltre, che tutti gli Stati membri visitati hanno iniziato ad attuare i piani di gestione del rischio di alluvioni, ma che sononecessari miglioramenti.
Le azioni per far fronte alle alluvioni presentanodebolezze per quanto riguarda l’assegnazione dei finanziamenti: le fonti di finanziamento sono state individuate e assicurate solo in parte nei piani di gestione del rischio di alluvioni degli Stati membri; i fondi per gli investimenti transfrontalieri sono stati limitati; le risorse non sono state in genere assegnate in base alle priorità.
Ad esempio, nel distretto idrografico delleAlpi orientaliinItalia,che opera sui bacini idrografici nelle regioniFriuli Venezia Giulia, Venetoe marginalmente inLombardia,nelleProvince Autonome di Trento e di Bolzano,nonché su alcuni bacini transfrontalieri al confine conSvizzera,AustriaeSlovenia,la Corte ha stimato unoscartodi oltre 1,1 miliardi di euro,pari all’80%,tra la spesa pianificata e i finanziamenti disponibili.
La maggior parte degli Stati membri ha svolto analisi costi-benefici per ottenere, dai progetti in materia di alluvioni, i risultati migliori in rapporto ai costi, ma la Corte ha riscontrato alcune debolezze nell’utilizzo di tali analisi. I Piani di due terzi degli Stati membri visitati non si concentravano su progetti di “infrastrutture verdi”, che costituiscono un mezzo efficiente in termini di costi per ridurre i rischi di alluvioni. LaRomaniaha programmato di utilizzare infrastrutture grigie in calcestruzzo per rafforzare 6Km. di argini fluviali, senza prendere in considerazione soluzioni con infrastrutture verdi.
La Corte avverte che, per il futuro, restano da affrontare sfide impegnative riguardanti la necessità di integrare maggiormente nella gestione del rischio di alluvioni aspetti relativi aicambiamenti climatici,all’assicurazione contro le alluvioni e allapianificazione territoriale. Ad esempio, gli Stati membri visitati non hanno potuto considerare l’impatto dei cambiamenti climatici su entità, frequenza e localizzazione delle alluvioni. Inoltre, essi hanno utilizzato, di norma, dati storici, con il rischio di non tener conto delle condizioni meteorologiche future o dei cambiamenti potenziali in termini di frequenza e gravità delle alluvioni.

Sulla base dell’audit condotto la Corte, ha formulato una serie diraccomandazionirivolte alla Commissione UE:
– controllare che gli Stati membri assolvano meglio all’obbligo di rendere conto, stabilendoobiettivi quantificabili e temporalmente definiti per le azioni in materia di alluvioninei rispettivi piani per la gestione del rischio di alluvioni;
– valutare se gliStati membri individuino le risorse finanziarie per coprire il fabbisogno risultante dai piani di gestione del rischio di alluvioni, definendo la relativa tempistica, incluse le risorse per le misure transfrontaliere relative a bacini idrografici internazionali;
–cofinanziare solo le misure considerate prioritariein base a criteri oggettivi e pertinenti, quali un’analisi costi-benefici e, ove applicabile, una valutazione dell’impatto transfrontaliero;
– garantire laconformità alla Direttiva quadro sulle acque per le nuove infrastrutture per la protezione dalle alluvioniincluse nei piani di gestione del rischio di alluvione degli Stati membri;
– ogniqualvolta gli Stati membri richiedano finanziamenti dell’UE per nuove infrastrutture proposte in materia di alluvione, verificare se abbiano analizzato la fattibilità dell’attuazione dimisure verdi significative;
– controllare che i piani di gestione del rischio di alluvione degli Stati membri comprendanomisure per migliorare la conoscenza e gli strumenti necessari per capire l’impatto dei cambiamenti climatici, tra cui le piene repentine e l’innalzamento del livello del mare, e che integrino meglio gli effetti dei cambiamenti climatici nella gestione del rischio di alluvioni;
– verificare se gli Stati membri abbianopianificato interventi per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ai benefici di una copertura assicurativa contro i rischi di alluvioni e per aumentare la copertura;
– verificare che gli Stati membri abbiano utilizzatoi piani di gestione del rischio di alluvioni per valutare in che misura le norme sulla pianificazione territoriale siano state adeguatamente elaborate ed attuate in zone a rischio di alluvione.
