30 Novembre 2022
Acqua Risorse e consumi

“Acque d’Italia”: il 38,2% dell’acqua potabile non raggiunge gli utenti

acque Italia

Intervenendo alla Conferenza nazionale “Acque d’Italia“, organizzata dalla struttura di missione della Presidenza del Consiglio #italiasicura e svoltasi alla Camera dei Deputati il 22 marzo 2017 in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il Presidente del Consiglio ha annunciato che il Governo nella sua prossima riunione nominerà il Commissario per la gestione della depurazione delle acque reflue.

So che questa è con tutte le buone potenzialita’ che abbiamo una sfida aperta che non possiamo certo sottovalutare – ha dichiarato Paolo Gentiloni – Il nostro sistema che deve fare ancora enormi passi in avanti dal punto di vista della depurazione, del riuso, delle acque reflue“.

Dobbiamo chiudere la pagina che ha considerato la sostenibilita’ come un ostacolo da rimuovere, come un peso – ha osservato il Presidente del Consiglio – Abbiamo le qualità e gli strumenti per fare della sostenibilità un settore in cui primeggiare in Europa. La considero una delle nostre priorità”,

Come abbiamo diffusamente informato, il “riuso delle acque reflue” è stato il tema su cui si è imperniata la Giornata e per l’occasione l’ONU ha, per l’appunto, presentato il Rapporto 2017 del World Water Development indicando “Acque reflue: una risorsa inesplorata“.

La Conferenza, intervenuta a quasi cinquant’anni dalla prima (1971) ha presentato attraverso i dati Istat e Ispra (Annuario dati ambientali 2017) il bilancio idrologico nazionale con i dati sulla quantità e la qualità dell’ingente patrimonio idrico italiano di acque superficiali con laghi e corsi d’acqua e acque di falda, specificando il loro stato di conservazione e tutela, la quantità di piogge registrata, l’utilizzo della risorsa, anche al fine di avere un quadro chiaro sugli interventi da fare.

L’Istat ha fornito nell’occasione un quadro di sintesi da cui emerge che a livello nazionale, nel periodo 2001-2010 si è mediamente registrato un aumento di circa il 6% della quantità di risorse idriche rinnovabili rispetto ai trent’anni precedenti (1971-2000) ed anche la media delle precipitazioni nello stesso periodo è stata superiore dell’1,8%. L’Istituto nazionale di statistica fa osservare, tuttavia, come si tratti di un aumento correlato ai fenomeni meteorologici estremi, come le cosiddette “bombe d’acqua” a cui hanno fatto seguito periodi di prolungata siccità.
Anche il deflusso totale medio annuo complessivo a mare dei corsi d’acqua e delle acque sotterranee è aumentato (+6%).

Preoccupante è il graduale regresso a partire dagli anni ’80 dei ghiacciai alpini, culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro, quota che è ridiscesa nel 2014 all’88%. Dei circa 250 km3 di ghiaccio presenti sulle Alpi al culmine della Piccola età glaciale (1820-1850), ne restavano circa 150 km3 negli anni ’70 e soltanto 80 km3 nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi, osserva l’Istat, corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore.

I prelievi di acqua effettuati nel 2012 sono stati destinati per il 46,8% all’irrigazione delle coltivazioni, per il 27,8% a usi civili, per il 17,8% a usi industriali, per il 4,7% alla produzione di energia termoelettrica e per il restante 2,9% alla zootecnia.

Il volume di acqua erogata agli utenti delle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia è stato di 1,63 km3 nel 2015 (circa dieci volte la capacità massima dell’invaso del Vajont), che corrisponde a un consumo giornaliero di 245 litri per abitante (23 litri in meno rispetto al 2012).

Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia (dal 35,6% del 2012), non raggiungendo pertanto gli utenti finali.
La perdita giornaliera reale, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta a circa 50 m3 per ciascun chilometro delle reti di distribuzione: un volume che, stimando un consumo medio di 89 m3 annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche di un anno di 10,4 milioni persone.

Nel 2016, il 9,4% delle famiglie italiane lamenta un’erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni, una percentuale comunque in diminuzione rispetto al 2002 (14,7%), ma che assume ancora valori pari a 37,5% in Calabria, 29,3% in Sicilia e 17,9% in Abruzzo.

Come nell’anno precedente, anche nel 2016 tre famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi a bere acqua dal rubinetto. Tale sfiducia è ancora molto elevata nelle regioni del Mezzogiorno e raggiunge il 63% in Sardegna, il 57% in Sicilia, il 46,5% inCalabria e il 35,1% in Molise; unica eccezione la Basilicata, dove è al 16,2%. Al Centro, la percentuale più alta si registra in Toscana (38,9%); risulta trascurabile, invece, nelle province autonome di Bolzano (2,7%), Trento (3,7%) e in Valle d’Aosta (7,4%).

Nel 2015 risultano balneabili oltre due terzi delle coste italiane (67,2%). Il restante 32,8% si trova in zone destinate a specifiche attività che ne escludono la balneabilità, oppure presenta rischi per motivi igienico-sanitari o di sicurezza. Rispetto agli anni precedenti non si riscontrano variazioni significative. Il 91,9% delle acque di balneazione vanta una qualità eccellente nel 2015, in significativo miglioramento rispetto al 2013 (85,8%). La quota più elevata si registra in Puglia (99,4 da 85,4% del 2013), la più bassa in Abruzzo (59,6% da 53,2% del 2013).

Sono 2.253 nel 2014 le imprese coinvolte nelle attività di “raccolta, trattamento e fornitura di acqua” e nella “gestione delle reti fognarie”, (di cui rispettivamente il 37,4% nella prima attività e il 62,6% nella seconda). I due settori impiegano circa 39mila occupati, lo 0,35% del totale degli occupati delle imprese italiane.

In Copertina: L’intervento del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (Fonte: Governo.it; foto di Tiberio Barchielli)

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